Alla fine degli anni '70 (il decennio che mandò in soffitta il singolo, molto Sixtiees, a favore dell'album, con l'ideazione dei concept-album) il mercato discografico già scricchiolava, ed agli addetti ai lavori venne l'idea dell mini-LP cioè un disco breve (7 tracce massimo) di una durata non superiore ai 25' (mezz'ora massimo). Una cuccagna per gli artisti: poca resa, molta spesa. Già, perchè per qualche anno (pochi, a dire il vero) il mini dominò le classifiche mondiali, ed anche in Italia gli esempi (quasi tutti d'autore) non mancarono.
A fine 1983, in Italia, esce forse il mini più famoso (sicuramente il più venduto), "La donna cannone": ovviamente il successo commerciale lo si deve totalmente al brano omonimo, per molti motivi passato alla storia. In realtà, le musiche furono composte da De Gregori per un film (si trattava della sua prima esperienza cinematografica), "Flirt" (1983), diretto da Roberto Russo, con protagonisti, tra gli altri, Monica Vitti, Jean-Luc Bideau ed Alessandro Haber (in breve si tratta delle vicende di una coppia di mezza età annoiata movimentata dalle fantasie muliebri sottoforma di un fantasmatico amante). Il film, bruttino, incassa il giusto, viene dimenticato presto, ma la colonna sonora rimane. Il mini contiene 5 canzoni, di cui 2 strumentali, titolati semplicemente "Flirt#1" e "Flirt#2", quest'ultimo in versione armonica molto (guarda caso) dylaniana. Il regista, Russo (compagno di una vita di Monica Vitti), incarica De Gregori dopo il successo dell'album "Titanic", (1982), che ne aveva definitivamente modellato le coordinate musicali.
Le 3 canzoni non strumentali, oltre alla già citata title-track, sono "La ragazza e la miniera" e "Canta canta". Ora, "La donna cannone" la conoscono tutti e l'hanno cantata tutti (tra cui: Ornella Vanoni; Anna Oxa; Mango; Fiorella Mannoia; Ivana Spagna; Gianna Nannini, devo continuare?), ha un inizio di pianoforte che è conosciuto da tutti (tanto semplice quanto efficace) e nasce da una storia che De Gregori lesse casualmente a proposito di un circo scalcagnato che agli inizi del '900 perse la propria attrazione principale, appunto la donna cannone. Un fatto di cronaca così riportato dalla stampa dell'epoca:
«Siamo agli inizi del Novecento, in uno di quei capannoni destinati ai circensi. In uno di quegli attimi morti, mentre la gente va via dal circo, mentre gli artisti riposano le stanche membra, due occhi si incrociano.. due anime sentono di doversi amare.. Ma la regola lo vieta. Non avrebbero potuto esaudire il loro puro desiderio di condividere le proprie emozioni con l'altro perché "le regole del circo" non consentivano. Così la donna cannone, quell'enorme mistero, volò.»
Negli anni si disse che fosse dedicato a Mia Martini (come "Mimì sarà", 1987), ma lo stesso De Gregori smentì. E' un brano meraviglioso, delicato, onesto. Se non fosse De Gregori (uno cioè che di belle, bellissime, canzoni ne ha sfornate a chili, si potrebbe dire, con una buona dose di retorica, è il brano che vale una carriera).
Nota di merito va a "La ragazza e la miniera" che, parlando di emigrazione, ci porta in un mondo fatto di lavoro, per l'appunto, in miniera, ragazze che cantano per scacciare la fatica e la tristezza, amori appena abbozzati e scelte di vita che, forse, non si rifarebbero. L'emigrazione, come in "Pablo", è sempre stato uno dei perni centrali dell'opera del Principe, e questa canzone, così bella ma così sottovalutata, ne è uno dei massimi esempi (e, secondo alcuni, è addirittura superiore alla title-track). Iperbole a parte, si tratta di un pezzo di bravura di Luciano Torani al pianoforte e di De Gregori nella stesura del testo (in un album in cui suonano, tra gli altri, Renato Serio e l'immancabile Mimmo Locasciulli).
Un po' meno efficace (anche se fu, misteriosamente, scelta come lato B) "Canta canta" (traduzione di Sing Sing, il famoso carcere) anche se l'immagine dell'uomo appena uscito di prigione che chiede un caffè corretto e tossisce discretamente mettendosi una mano davanti alla bocca nell'indifferenza generale non è male (la musica, secondo le testimonianze di Torani, sarebbe una vecchia melodia che De Gregori accantonò negli anni '70 e che riprese in mano per l'occasione).
Ovviamente, essendo un mini-LP sarebbe scorretto assegnarli un voto altissimo, non avendo le complessità e le sfaccettature di un album vero e proprio, senza contare che i 2 strumentali (per quanto suonati benissimo) non sono, per così dire, passati alla storia. Ma, mia opinione, di De Gregori non si butta via niente.
"La donna cannone è una ballata indimenticabile e uno dei momenti più emozionanti dei concerti del Principe."
"Un classico senza tempo che non ha bisogno di ulteriori commenti."
Non c’è e non ci dev’essere nessuna vergogna nelle lacrime, io ho pianto e piango quando ascolto questa canzone.
Il pianoforte in chiusura, quelle poche note finali mi toccano il cuore, mi straziano e mi toccano il cuore come nient’altro.