Copertina di Gang of Four Songs of the Free
alia76

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Per appassionati di post punk, new wave e musica rock anni 80, fan dei gang of four e della musica politicizzata
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LA RECENSIONE

La deriva imposta ai Gang of Four post Solid Gold non è stata la stessa, fortunata, che ha portato negli anni 80 gruppi quali i Talk Talk o, sempre in ambito mainstream, i Tears for fears, a reinventarsi con successo (si pensi al coltissimo pop Jazz di Spirit of Eden ed al brit-soul di The Seeds of Love). 

Con la fuoriuscita di uno degli elementi cardine di quel geniale post punk di fine 70, ovvero il bassista Dave Allen, qualcosa si spezza. I Gang of four dell'82, pur contando su tre altrettanto forti personalità: John King alle parole, Andy Gill alla chitarra e Hugo Burnham alla batteria, non riescono più a ripetere i fasti di Enterteinment e di Solid Gold. Non che Sara Lee, che subentra al basso per questo Songs of the Free, fosse l'ultima arrivata

Il terzo capitolo della band-più-politicamente-impegnata di Leeds è uno strano esperimento che, se da una parte cerca di mantenere le atmosfere ruvide e polemiche dei suoi predecessori, dall'altra concede sorprendenti rotondità e leggerezza soprattutto per quanto riguarda i suoni e gli arrangiamenti vocali.

Già nell'opener "Call me up" ci si trova di fronte ad una idea di canzone più seduta e prevedibile che non ha nulla a che fare con le schegge impazzite dell'esordio: basso regolare, backingvocals panoramici, chitarra dilatatissima. Insomma, in confronto al dittico c'è meno tiro.

Al secondo pezzo sai già che i fedelissimi dei primi due album sono già passati ad altro e che forse i GOF se la possono giocare con un pubblico nuovo. In effetti I Love a man in Uniform è un pezzo strepitoso: uptempo, ballabile, cantabile. Un pezzo disco che non ti aspetteresti da coloro che hanno scritto capolavori post punk come "To hell with poverty" e "Damaged Goods".

Se per un attimo ti viene da pensare che I GOF abbiano voluto buttare tutto in vacca, allo stesso modo speri, se non altro, che tutto si mantenga ai livelli di Man in uniform. E per fortuna, Songs Of The Free contiene altri buoni pezzi. Come I Will be a good Boy, ad esempio, con melodica e voce di Gill in primo piano, la più tirata "We live as we dream alone" e gli echi à la Frankie goes to hollywood dell'ultima "Of the instant". Siamo, comunque già in ambito new-wave.

In conclusione: non un disco epocale come i primi due ma, un bell'anticipo sulla new wave a venire (e che verrà confermata dal successivo "Hard"). La riprova di avere a che fare con delle belle testoline c'è ancora. Semplicemente, come ho già detto, qualcosa si è rotto. E cercare di riparare non elimina completamente le crepe. 

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Riassunto del Bot

Songs of the Free rappresenta un cambiamento per i Gang of Four dopo l'uscita del bassista Dave Allen. Il disco si avvicina alla new wave e al pop più melodico, perdendo parte della forza post punk dei primi album. Nonostante ciò, brani come I Love a Man in Uniform emergono come notevoli. Un lavoro interessante ma meno epocale rispetto ai precedenti, con una band ancora capace di innovare pur mostrando alcune crepe.

Tracce testi video

02   I Love a Man in a Uniform (04:11)

03   We Live as We Dream, Alone (03:42)

04   It Is Not Enough (03:32)

05   Life! It's a Shame (04:09)

06   I Will Be a Good Boy (03:58)

07   The History of the World (04:44)

08   Muscle for Brains (03:20)

Gang of Four

I Gang of Four sono un gruppo post‑punk inglese formatosi a Leeds nel 1976 da Jon King, Andy Gill, Dave Allen e Hugo Burnham. Celebri per l’intreccio tra funk nervoso, chitarre abrasive e liriche politiche, hanno influenzato generazioni di band; fra i lavori chiave spiccano Entertainment! (1979) e Solid Gold (1981).
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