Copertina di Genesis We Can't Dance
Andrea12

• Voto:

Per appassionati di rock classico, fan dei genesis, cultori del progressive e amanti di musica con contenuti sociali
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LA RECENSIONE

Passano cinque lunghi anni tra Invisible Touch e il disco successivo, è un tempo notevole per i Genesis che devono riscattare la loro credibilità artistica dopo gli '80 che li hanno visti alfieri di grande successo, con tutti i dischi al numero 1, ma di scarsa vena musicale.

We Can't Dance viene pubblicato il 21 Novembre 1991 su doppio vinile, il risultato degli anni di meditazione si ascolta subito fin dalle prime note di No Son Of Mine, il famoso "barrito" di Banks apre infatti una splendida canzone caratterizzata da una ritmica crescente fatta di colpi secchi di batteria in cui il canto di Collins domina con energia mentre racconta la triste storia del bambino protagonista, un ottimo avvio.
La traccia succesiva, Jesus he knows me, può sembrare banale nella sua struttura musicale, quasi un ritorno al triste passato, invece tutto è diverso più curato e in equilibrio nella sua ritmica sbarazzina. Il testo è una condanna dei santoni tv made in USA, strepitoso il video con Collins nella parte del predicatore e gli altri dei suoi collaboratori.
Driving The Last Spike è il pezzo più bello del disco, 10 minuti in cui i Genesis raccontano la storia degli operai che costruirono le ferrovie inglesi, anche se dura molto non ha niente a che fare con il vecchio Prog, è una divagazione sonora moderna e affascinante, una grande prova che evidenzia la ritrovata vena stilistica della band.
Canzoni abbastanza nella norma sono I can't dance, con lo straordinario effetto al synth di Tony, Never a Time e Living forever.
Notevoli le prove di Dreaming While You Sleep e Fading Lights, tipicamente collinsiana invece la detestabile Hold On MY Heart.
Da ricordare anche la splendida Tell Me Why, canzone pacifista e il suo video che mostra le atrocità di un secolo.

Alla fine il giudizio complessivo è ottimo, un bell'album il più bello dai tempi di Duke, un passo avanti di qualità notevole che ricorda quello tra From Genesis... e Trespass.

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Riassunto del Bot

Dopo cinque anni di attesa, 'We Can't Dance' rappresenta un importante ritorno per i Genesis, con brani ricchi di energia e testi profondi. L'album evidenzia una qualità musicale ritrovata, unendo tematiche sociali e sonorità moderne. Brani come 'No Son Of Mine' e 'Driving The Last Spike' sono tra i punti più alti. Nel complesso, un disco che riporta la band ai fasti degli anni '70 e '80.

Tracce testi video

02   Jesus He Knows Me (04:18)

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03   Driving the Last Spike (10:10)

05   Never a Time (03:52)

06   Dreaming While You Sleep (07:17)

09   Hold On My Heart (04:39)

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10   Way of the World (05:40)

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11   Since I Lost You (04:11)

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12   Fading Lights (10:15)

Genesis

I Genesis sono uno dei gruppi fondamentali del progressive rock britannico, fondati alla fine degli anni '60. Dopo una prima era dominata da atmosfere sperimentali e visionarie con Peter Gabriel, il gruppo evolve verso un pop più accessibile sotto la guida di Phil Collins, vendendo milioni di dischi ma facendo discutere ogni fan su quale sia la 'vera' essenza del gruppo.
116 Recensioni

Altre recensioni

Di  Hetzer

 'We Can’t Dance è tra gli album di gran pregio della svolta pop dei Genesis degli anni '90.'

 'Fading Lights, a mio avviso il brano migliore dell’album, condensa un po’ tutta l’arte recente dei Genesis.'


Di  paolo1968

 Il suono è meno sintetico e artificioso, si riaffaccia il gusto per composizioni più articolate.

 Coniugare efficacemente qualità e successo non è impresa da poco.


Di  GenesisForEver

 Phil da una straordinaria prova alla voce.

 "We can't dance" è un pezzo ironico nei confronti dei modelli e della pubblicità.