Copertina di George Clooney Suburbicon
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Per amanti del cinema satirico e noir, fan dei fratelli coen, spettatori interessati a temi sociali e a film originali poco noti.
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LA RECENSIONE

Qualche tempo fa Donald Trump (che notoriamente non ne imbrocca mezza nemmeno per sbaglio) ebbe l'ardire di definire George Clooney "un pessimo attore" dedito a "film orribili". Adesso, non sarà Cary Grant pero' insomma, andiamoci piano. Ovviamente la critica (feroce e come nel più classico stile trumpiano sguaiata) nacque dal fatto che Clooney, di area liberal, ha sempre considerato Trump il peggior Presidente degli Stati Uniti (difficile dargli torto, fra l'altro). E, tra alti e bassi, i suoi film non sono affarro orribili, al massimo qualcuno meno riuscito. Questo "Suburbicon", uscito nel 2017, pur non essendo un capolavoro, è una bella sorpresa, sicuramente un film da vedere.

Non è una commedia, ma si ride; non è un giallo propriamente detto, ma c'è un caso da risolvere. Un vecchio soggetto mai sviluppato dei Coen viene rispolverato da Clooney e portato sullo schermo con una certa abilità registica (soprattutto nell'ottima direzione degli attori) aiutato da un cast di tutto rispetto: Matt Damon, Julianne Moore, Oscar Isaac, Jack Conley, Tony Espinosa. Siamo nel 1959 a Suburbicon, tranquilla cittadina di provincia (la più classica delle cittadine provinciali americane) in cui non è mai successo nulla di ragguardevole. I Mayers, famiglia di colore, arriva nel tranquillo paesello sconvolgendo la popolazione, senza peraltro che facciano nulla di strano: sono neri, e questo già basta per mettere in subbuglio il perbenismo bianco che pervade Suburbicon. Le proteste nei loro confronti cominciano ad aumentare mentre i Lodge, i vicini di casa, subiscono un furto (in cui vengono oltretutto tenuti in ostaggio) ma il malvivente (anzi, i malviventi) fuggono senza lasciare traccia. I Lodge, che sono composti da Papà Gardner; Moglie Rose (in carrozzella); Figlio Nicky e sorella gemella di lei Margaret, vedono morire, causa overdose di cloroformio, la povera Rose ma nessuno vuole denunciare i responsabili del furto (addirittura, alla stazione di polizia preferiscono non identificare nessun sospettato). Perchè? Che c'è sotto?

E' il sesto film di Clooney regista ed é evidente come i temi a lui cari, tra cui quello del razzismo strisciante tra una popolazione bianca che si crede pulita ma ha più scheletri nell'armadio di quel che si pensi, vengono "mescolati" con un umorismo nero tipicamente "coeniano" (il soggetto risale addirittura al 1986, dopo la realizzazione di "Blood Simple" ed il mood, diciamo così, è più o meno quello) che certo da una parte sa un po' di risaputo (problema evidente fin dalle prime battute) ma che dall'altra parte mostra un Clooney perfettamente a suo agio in un film tanto impegnato quanto divertente (nonostante in sede di montaggio siano state tagliate tutte le scene con protagonista Josh Brolin che, a detta di Clooney, oltre a spezzare il ritmo del film ne avrebbero rimarcato ancora di più l'aspetto grottesco). Finale da cartoon, ritmo altissimo e molte strade intraprese che poi diventano altro: il razzismo nei confronti dei Mayers, inizialmente concepito come una buffonata di paese si trasforma in tragedia e nessuna situazione si sistema grazie al gesto di uno qualsiasi dei protagonisti del film ma solo grazie all'intervento del caso (Clooney in versione molto fatalista).

Qua e là qualcosa un po' stona (il finale in cui si affida il futuro nelle mani dei bambini: troppo banale) e forse, a volte, il cinismo di fondo non è tenuto a bada come si dovrebbe ma sono dettagli, è un film che andrebbe riscoperto dato anche lo scarso (per non dire inesistente) successo di pubblico che ebbe l'opera al momento dell'uscita nonostante la presentazione, con gran "strombazzamento" degli addetti stampa, al Festival di Venezia.

Ottima Julianne Moore in un doppio, sorprendente, ruolo. Ricostruzione d'ambiente coi fiocchi.

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Riassunto del Bot

La recensione di ‘Suburbicon’ valuta l’opera di Clooney come una sorprendente commistione tra noir grottesco e satira sociale, sorretta da un cast stellare. Pur senza essere un capolavoro, il film spicca per umorismo nero e critica al razzismo, anche se non manca qualche stonatura nel finale e un successo pubblico mancato. Da riscoprire.

George Clooney

Attore, regista, sceneggiatore e produttore statunitense. Debutta alla regia con Confessions of a Dangerous Mind (2002) e firma, tra gli altri, Good Night And Good Luck (2005), Le Idi Di Marzo (2011) e Suburbicon (2017).
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  joe strummer

 Una godibile via di mezzo tra cinismo grottesco ed una visione più edificante del domani.

 La colpa non è solo dei razzisti, ma anche dei cittadini normali che ignorano le gravi questioni sotto i loro occhi.