Copertina di George Michael Patience
Darius

• Voto:

Per appassionati di pop anni 80-2000, fan di george michael, ascoltatori di musica sofisticata e chi cerca album meno noti ma di qualità.
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LA RECENSIONE

Negli ultimi anni il nome di George Michael è sempre più spesso associato a scandaletti di vario tipo, consumo di stupefacenti, tentativi di rehab falliti e ritentati, ma soprattutto alla quasi inattività musicale. Figura di spicco degli Ottanta, capeggiatore maximo sui poster adolescenziali nel tanto decantato periodo delle frivolezze glitterate e funky-rockeggianti, grande colonna portante del pop mainstream con lo scarno mucchietto di lavori dei Wham! e con le più consistenti perfomance soliste, Michael è riuscito a ritagliarsi un dignitoso posticino nell'olimpo degli evergreen ancora esistenti, seppur trovandosi in uno spiacevole stallo creativo.

Liscia come l'olio sino al completamento del successo di Faith (1987), l'epopea georgemichaeliana si fece più "pepatina" con i Novanta, prima con un blando tentativo di forgiare un'identità creativo-artistica indipendente dalle strategie di marketing delle case discografiche con l'incompleto Listen Without Prejudice Vol.1 e poi con il forzato coming out, a seguito della denuncia di un poliziotto che lo stesso artista avrebbe voluto trascinare con sé in una latrina pubblica. L'immagine del "bravo ragazzo" pulito e vergineo declinò inesorabilmente, ma non assieme alle produzioni musicali di contorno che, al contrario, esacerbarono una ricchezza pop elegante e raffinata con alcuni indimenticabili brani di Older (Fastlove, The Strangest Thing e soprattutto la meravigliosa nenia-epitaffio che fu Jesus To A Child). Non contento dell'essere venuto fuori un po' vigliaccamente, Michael inaugurò la sua raggiunta appagatezza sessuale in pubblico ridicolizzando l'ossessione mediatica delle vicende personali che lo vedevano coinvolto in videoclip come Outside e Shoot The Dog, quest'ultimo celebre per la demistificazione e la denuncia tramite cartoon dell'idillio conservatore e ipocrita fra George Bush e Tony Blair.

Nonostante i riflettori puntati, i pettegolezzi dilaganti e i tabloid accondiscendenti, il curriculum discografico del buon George è (attualmente) terminato nel 2004 con Patience. Anticipato mesi prima da Freeek! e Shoot The Dog, una sorta di "appetizers" nel mentre dell'uscita ufficiale, l'album si presenta all'ascoltatore come il miglior erede di Older e delle innovazioni che il predecessore aveva portato in casa Michael. Patience è dunque una raccolta di valide composizioni pop-funky accompagnate da larghe improvvisazioni disco-lounge e caramellate con decisi accenni soul-R&B, ricetta che peraltro termina con spolverate elettronico-synth già intraviste negli ultimi Novanta. L'eredità che quest'ultima brezza nel ciclone Michael doveva raccogliere, completare e sviluppare da papà Older supera peraltro ogni aspettativa e regala alla giostra mainstream, ancora assetata dell'allegria eighties, un'ottima produzione la quale, purtroppo, difficilmente conoscerà a sua volta una dinastia futura.

Patience si apre con l'omonima title-track, un breve tuttavia interessante brano acapella struggente e malinconico. Da qui la lista si dipana in un ricco florilegio di idee e spunti: dalla frizzantissima e catchy Flawless (Go To The City), inno disco-funky, è breve il balzo all'allegrotto dance-rock di Amazing e al bizzarro (e lunghissimo) mix house-chill out di Precious Box, richiamante peraltro la traccia più interessante di Older, ovvero The Strangest Thing. Ancora, non vanno scordati le originali vibrazioni ambient-R&B della ballata My Mother Had A Brother e di Round Here, i sapori lounge-retrò in John And Elvis Are Dead, l'elettropop robotico di Freeek!, il funky "più di così si muore" della controversa Shoot The Dog e di Cars And Trains ed infine il latin-reggae di Please Send Me Someone (Anselmo's Song).

Un disco quasi dimenticato fra il vastissimo catalogo dello scorso decennio, una piccola perla fra tante inflazionature e ributtanti tormentoni da due soldi, il capitolo conclusivo di un romanzo pop annoverabile fra i best seller del settore. Lontano da mode, trend, pre-confezionature e plastificazioni. Purtroppo, rimasto irreplicato e scordato fra gli ultimi guizzi di un'artista meritevole e tuttavia disperso in una vita semi dissennata, tristemente analoga a molte altre disperse ed addirittura cancellate dalla faccia della Terra.

George Michael, Patience

Patience - Amazing - John And Elvis Are Dead - Cars And Trains - Round Here - Shoot The Dog - My Mother Had A Brother - Flawless (Go To The City) - American Angel - Precious Box - Please Send Me Someone (Anselmo's Song) - Freek! '04 - Through - Patience Part II

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Riassunto del Bot

La recensione di Patience, ultimo album di George Michael, descrive una raccolta di brani pop-funky e soul raffinati, eredi dell'eleganza di Older. Nonostante i problemi personali dell'artista, l'album emerge come una piccola perla tra le produzioni mainstream degli anni 2000, ricco di sperimentazioni musicali e lontano dalle mode. Un lavoro sottovalutato, che testimonia la sua ricchezza creativa.

Tracce testi video

03   John and Elvis Are Dead (04:23)

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05   Round Here (05:54)

06   My Mother Had a Brother (06:17)

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07   Flawless (Go to the City) (06:51)

08   American Angel (04:07)

10   Please Send Me Someone (Anselmo's Song) (05:26)

11   Freeek! '04 (04:28)

12   Through (04:55)

George Michael

George Michael (Georgios Kyriacos Panayiotou) è stato un cantautore e produttore britannico. Emerso con il duo Wham!, ha avuto una carriera solista di grande successo con album come Faith, Listen Without Prejudice Vol. 1, Older e Patience. Nato a Londra nel 1963 e scomparso il 25 dicembre 2016, è noto per la sua voce distintiva e per brani di forte impatto pop e soul.
11 Recensioni

Altre recensioni

Di  Il Poletti

 George Michael non crede in quello che canta, e se lo crede non è un attivista politico sfrenato, è solo un tipo sonacchioso e instabile.

 "Patience è forse il miglior album di George Michael da molti anni in qua. Ascoltare per credere."