LA RECENSIONE

La prima manifestazione del progetto ghostofthegardencity è preparatoria, con riferimento ancora relativamente saldo al post rock più rarefatto. D'altronde, è l'opera introversa di un emo kid del deserto del Nevada. I setup sono malcelati, o addirittura esibiti; non come Aphex Twin che ha fatto l'elenco delle macchine usate per Syro e l'ha messo in copertina (sciocchino), ma insomma; e comunque quest'ambient è tanto più suggestivo, quanto più alienate sono le fonti del suono.

Per essere una falsa partenza, Something's Bound To Happen tratta bene l'ascoltatore, coccolandolo con manate pesanti di white noise. Unknown Ceilings e Huntress Hound sono sostenute da rintocchi pianistici d'accatto, tipo da tastiera midi con un sacco di effettistica fasulla sopra: venticinque minuti così, tediati da input digitali ingenuotti culminanti in quelle note da xilofono che vorrebero giocare il ruolo degli armonici naturali nell'emo, ma suonano orridi. The Tin Man's Axe invece prende le mosse da un algido chitarrismo post rock, poi sprofonda in un drone e si lascia preferire.

La tonalità, la frequenza e il rumore - non ce n'è neanche tanto, qui - salvano tutto e stiracchiano sufficienze. Per feticisti non particolarmente esigenti.

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Riassunto del Bot

Il debutto di ghostofthegardencity, 'Something's Bound To Happen', mostra ancora un legame saldo con il post rock rarefatto ed è caratterizzato da una forte introversione. L'album alterna momenti suggestivi con pesanti dosi di white noise e suoni digitali ingenuotti che risultano poco riusciti. Solo pochi brani come 'The Tin Man's Axe' risaltano per una migliore resa sonora. Un lavoro più adatto ai feticisti del genere che non cercano perfezione.

ghostofthegardencity

Progetto musicale descritto nelle recensioni come vicino al post‑rock, ambient e noise; utilizza field recordings, droni e stratificazioni di rumore bianco.
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