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Gianmaria Testa
Live @ Il Teatrino S. Giovanni, Trieste - 14.10.09

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Il 12 mi lascia al capolinea. Chiedo all'autista, che mi guarda come se fossi un'aliena, ma sì, è quello il posto giusto. Mi lascio accarezzare dal primo freddo triestino mentre mi guardo attorno decisamente spaesata. Il Comprensorio è fatto di edifici di ogni foggia e funzione. Giro attorno a un paio di costruzioni basse, silenziose, buie. "E ora a chi chiedo?", domando a me stessa, procedendo in una direzione a caso: una strada in discesa, completamente deserta. Finalmente un ristorante, gente che fuma al freddo di una sera limpida di ottobre. Chiedo e finalmente riesco a capire dov'è il Teatrino. Scendo ancora a grandi passi, con aria quasi baldanzosa, quindi mi fermo fuori ad un altro edificio, uno di quelli che una volta facevano parte del manicomio cittadino. Aspetto fuori e fingo di trafficare un po' col cellulare, ancora non c'è nessuno. Finalmente mi decido a entrare: sono in anticipo di oltre un'ora e la sala è completamente vuota. Scopro con piacere che il concerto è gratuito e recupero timidamente la prima fila, un posto centrale. Sul palco, circondato da tende nere, ci sono una sedia di legno, tre chitarre, un libro, dei fogli sparsi e un calice di vino bianco. Il teatro intanto inizia a riempirsi, i vicini di posto cianciano del più e del meno, mentre accanto a me resta un posto libero, poi occupato da un signore avvinazzato e con tanta voglia di parlare. Alle 21 la sala è piena, tanto piena che una decina di persone vengono fatte sedere sul piccolo palcoscenico "per motivi di sicurezza". Invidia.

Si spengono le luci e fa il suo ingresso un signore distinto, con capelli e baffi grigi, occhiali, vestito con giacca e pantaloni grigio scuro. Fa un piccolo inchino, si siede e imbraccia una delle chitarre. Bando alle ciance: s'inizia subito con "Dentro la tasca di un qualunque mattino". Il pubblico ammutolisce e io sorrido tra me e me, come non posso fare a meno di fare. Subito, fin dall'inizio, quella delicata tenerezza che contraddistingue i lavori di Testa immerge il piccolo teatro in un'atmosfera sospesa. L'applauso dopo la prima canzone, decisamente troppo forte, sembra del tutto fuori luogo, così come i successivi.
Quel signore garbato sul palco - tra una sorsata di vino e l'altra, tra una canzone e l'altra, tra un applauso e l'altro - racconta, legge poesie (nella fattispecie, "Valore" di Erri De Luca e diversi componimenti dell'amico Pier Mario Giovannone). Parla a bassa voce, quasi un sussurro centuplicato dal microfono. Racconta di stazioni, di donne, di lune e di radio. Il pubblico ride più volte (a fine concerto sentirò qualcuno dire che sembrava di essere a uno spettacolo di cabaret). Ovviamente non tralascia la musica: "Un aeroplano a vela", "Veduta aerea", "Sei la conchiglia", "La tua voce". Un repertorio che mi sorprende piacevolmente, me ne aspettavo uno più simile a quello del recente "Solo dal vivo". Cerco nella borsa una penna per segnare la scaletta, ma non la trovo. Siate clementi, mi sto affidando alla memoria.

Il pubblico ride quando Gianmaria Testa si alza in piedi e imbraccia una chitarra elettrica: "Ho comprato questa chitarra elettrica perché penso di aver scritto una canzone rock-blues. E, se non mi credete, ho comprato anche un paio di occhiali da sole". Inforca le lenti scure e suona "Via da quest'avventura" in quella mise un po' stravagante: sembra un quadro surrealista, ma l'esecuzione è comunque più che piacevole.

E ancora: "Polvere di gesso", "Biancaluna", "Comete". E poi la sorpresa: "Molti quest'anno hanno eseguito suoi pezzi a sproposito. Questa sera lo faccio anche io". Intuisco e fremo: De André. E infatti ci regala una splendida versione di "Hotel Supramonte", fatta di chitarra, voce, cuore. Come tutto il concerto, del resto. Canto assieme a lui, trascinata dalla semplicità e dal rispetto con cui canta quella canzone.

E' finalmente la volta di brani tratti da "Da questa parte del mare". Inizia con "Seminatori di grano", poi è la volta di "Rrock", che però s'interrompe alla prima strofa. "Scusate, l'emozione mi strappa via le parole". Ricomincia da capo, quindi prosegue con "Forse qualcuno domani", "Il passo e l'incanto", "3/4". Non fa "Ritals" e resto un po' con l'amaro in bocca, ma "Al mercato di Porta Palazzo", con il suo andamento da filastrocca, mi restituisce il buon umore. Testa chiede al pubblico di collaborare con lui, cantando la parte che nel disco è riservata agli strumenti.

Alla fine esce, ma, come prevedibile, il pubblico lo reclama a forza di applausi. Lui non si fa desiderare troppo, esce e ci regala l'ultima perla della serata, "Miniera", un canto di emigranti degli anni Venti che parla di miniere, di nostalgia, di tristezza.
Quella stessa tristezza che ci provoca la fine di uno splendido concerto. Un senso di amarezza accompagnato dalla soddisfazione per aver gustato a piccoli sorsi così tante perle in una serata sola, così come il cantautore ha gustato il suo bicchiere di vino bianco.

Attraverso la sala, cercando di urtare il meno possibile la folla, ed esco. Poi soltanto il freddo della sera.

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Commenti (VentUno)

sfascia carrozze
sfascia carrozze Divèrs
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Complimenti. Bella pagina. Questo Signore ho cercato (tempo addietro) di origliarlo [sù disco] però ammetto francamente che non m'ha appassionato più del dovuto/necessario. Non tedierei oltre. Orre Vuar.


clako
clako
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Che voce, che poesia, che atmosfera, tutto molto bello davvero


cappio al pollo
cappio al pollo
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Grande. Davvero un ottimo (e inaspettato) esordio. Complimenti davvero, dovresti degnarci più spesso di pagine come questa. Solo una cosa non mi è chiara: perché (o in che senso) gl'applausi erano "del tutto fuori luogo"? Circa Testa, prima o poi avrò modo di approfondire. Saluti e bacioni.


macaco
macaco
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Appestato mantrico
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Oh, che bello.


desade
desade
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Brava, brava e ancora brava


Flo
Flo
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Carissimi, grazie per aver commentato questa umile dePagina e per i generossissimi (e immeritati voti) che mi avete concesso.

Esimio Dott. Sfascia Carrozze, mi inchino alla sua rispettabile persona e comprendo che il Sig. Testa non possa scatenare entusiasmi da adolescente, ma trovo abbia un suo perché.

Caro Pacco Ammollo, gli applausi erano (o forse sarebbe il caso di dire "sembravano") fuori luogo perché si era creata un'atmosfera particolare per la chitarra e la voce. Lo scrosciare degli applausi era troppo forte rispetto alla parte musicale. Ok, temo di non essermi spiegata.




GustavoTanz
GustavoTanz
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Recensione bellissima. Testa lo stimo molto, e i brani riproposti sono una prova delle sue altissime capacità. Mi dispiace che non abbia fatto "Rrock", ma probabilmente (come per "Tela Di Ragno"), se avesse avuto la voglia di farla, non gli sarebbe bastata la sola chitarra...


sfascia carrozze
sfascia carrozze Divèrs
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Magari fossi adolesc(i)ente, Cara Madamoiselle DeFlo. Magari. E comunque, in merito al "senso" dell'intensità degli applausi, secondo mè, s'è spiegata eccome. Non tedierei oltre(Part.2). Au revoir.


Flo
Flo
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@Gustavotanz: "Rrock" l'ha fatta, solo che ha dovuto ricominciare due volte, non si ricordava le parole. "Tela di ragno" è stato un altro pezzo mancato, purtroppo (almeno così mi pare di ricordare). In ogni caso la sola chitarra gli è bastata eccome. Mi è dispiaciuto solo non abbia fatto "Ritals", che è proprio il primo pezzo di Testa che ho ascoltato.

@Sfascia Carrozze: Guardi il lato positivo, (forse) le tempeste ormonali la lasciano in pace. Ah, si è capito, meno male. Grazie per il suo deCommento, ripassi pure quando vuole.



GustavoTanz
GustavoTanz
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Azz, Flo, proprio ora ho riletto la recensione ed in effetti hai ragione! Si vede che non l'ho letta proprio fino in fondo quando ti ho scritto il commento... XD


GustavoTanz
GustavoTanz
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(anche perché sono reduce da un pomeriggio da dimenticare...e solo ora mi sto riprendendo)


carlo cimmino
carlo cimmino Divèrs
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"Ho comprato questa chitarra elettrica perché penso di aver scritto una canzone rock-blues. E, se non mi credete, ho comprato anche un paio di occhiali da sole". Quanto lo invidio. Quanto avrei voluto dirla io questa frase quando, negli anni cinquanta, suonavo con la mia band in giro per l'Arkansas, il Mississipi e un po' di Missouri, e la Nuova Caledonia. Lui comunque ad oggi non mi ha mai particolarmente impressionato. Rimandati. Io e lui. - Ti eri ben spiegata circa la faccenda degli applausi. Porta pazienza con il nostro Canto del Condor. E' solo un provocatore.


MaTaCà
MaTaCà
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Bella descrizione concertistica. Lui non lo conozco musicalmente.


cappio al pollo
cappio al pollo
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Eh sì, mera provocazione. Chiedere delucidazioni su un applauso, partendo dai presupposti che questo non sia altro che un modo per esprimere il proprio gradimento e che quello in questione ha avuto luogo in seguito all'esecuzione del brano. Eheh. Ti sentirai più figo ora, Campo Sterminio.


blechtrommel
blechtrommel Divèrs
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Eheh, finalmente ti sei convinta! Te l'ho detto che sei brava a scrivere, quindi continua e sii prolifica! :)


Flo
Flo
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Se avete lamentele da fare, prendetevela con Blech. Se questa pagina è online è solo colpa sua.


UhuhPanicoUhuh
UhuhPanicoUhuh
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Mi dispiace rovinare il fascinoso clima poetico che si respira in questa pagina, ma devo dirlo. Blech solitamente sei davvero un cazzone, ma hai fatto bene a convincerla. ;)


Giovanni_14
Giovanni_14
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Flo, la tua recensione mi ha commosso, adoro Gianmaria Testa e leggendo la tua recensione sembrava che ascoltassi la sua musica.
Complimenti.


Flo: Grazie! :)
carlo  focaccia
carlo focaccia
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Lo vidi nello stesso periodo in un altra localita' quell' anno e semplicemente elogiandolo ora , passati moltissimi anni , avrebbe soltanto una leggerezza interiore superficiale che non indirizzerebbe a nessuna moralita' nel contesto di ieri e di come fu vissuta quella giornata speciale . serenamente dico senza enfasi o veduta che non ne potei piu' fare a meno , incondizionatamente . grazie Flo per questa pagina meravigliosa che mi ha lasciato una lacrima sul viso cadere fino in fondo


Stanlio
Stanlio
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Di lui devo assolutamente ascoltare qualcosa bene anche se qualcosa avevo ascoltato tempo fa ma per caso...


Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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