Copertina di Giant Sand Valley of Rain
Rowland

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Per appassionati di rock alternativo, garage punk, country rock e musica indipendente, amanti delle atmosfere desertiche e delle sonorità vintage.
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LA RECENSIONE

Un cielo nuvoloso in bianco e nero. Un paesaggio arido, punteggiato di cactus e cespugli di creosoto. Questo è ciò che ci mostra Howe Gelb (nativo della Pennsylvania) sulla copertina rigorosamente bordata di nero, del primo album dei Giant Sand (di Tucson, Arizona, come i Green On Red ed i Naked Prey).

registrato in pochi giorni e con un budget di appena quattrocento dollari, Valley of Rain è un crogiolo brillante e spigoloso di post punk, garage rock, country e blues.

Valley of Rain è più diretto e più duro rispetto al suono polveroso e sconclusionato che diverrà il marchio di fabbrica dei Giant Sand ed è imparentato alla lontana con il Paisley Underground californiano e con il suono desertico - che ustiona la pelle e brucia l’anima - di Green On Red, Thin White Rope e Naked Prey. Band - queste ultime - che come i Giant Sand sono, almeno in parte, figlie di Neil Young, della sua voce stridula e della sua tecnica chitarristica travolgente e sgangherata.

"Down On Town/Love's No Answer", "Black Venetian Blind", "Curse Of A Thousand Flames", “Man Of Want” sono cavalcate elettriche meravigliosamente abrasive; sono il garage rock ed il post punk avvinghiati l’uno all’altro in un coacervo vibrante, adrenalinico e bislacco; sono Gun Club e Dream Syndicate che ballano la giga a braccetto.

La splendida "Artists" e "Valley of Rain" sono, invece, ballate country-folk-rock, allo stesso tempo elegiache e vigorose. "Tumble And Tear" torna al suono esplosivo da rullo compressore punk-blues, mentre "October Anywhere", nevrastenica e dolente, danza sul superbo alternarsi di ritmi sincopati dettati da basso e chitarra, fino a scivolare nella trascinante sarabanda di “Barrio”, quartiere ispanico dove “I don't have nothing at all” e “The girls usually becomе whores”, inizialmente presente nella sola versione su cassetta e che io avevo su un Flexi disc (se sapete di cosa parlo) uscito in allegato a chisiricordapiù quale rivista specializzata. "Death, Dying and Channel 5", insieme alle due precedenti, forma un trittico di emozionanti storie di urban-western-rock raccontate con passione ed in cui risuona il giovane Lou Reed.

Valley of Rain, a cui contribuiscono il bassista Scott Garber e i batteristi Tom Larkins e Winston A. Watson Jr., ha resistito bene alla prova del tempo. La melodia rugginosa e la voce di Gelb, più gutturale e meno stridula rispetto agli album successivi, contribuiscono a far suonare quest’album in modo decisamente giovane ed ispirato.

Valley of Rain è il primo album di una discografia cospicua e quasi sempre di ottimo livello ma resta - per entusiasmo, urgenza e freschezza compositiva - l’insuperato capolavoro dei Giant Sand in cui Howe Gelb racconta di una valle della pioggia dove, sotto il cielo nuvoloso e tra i cactus giganteschi, si aggirano ombre pericolose e coyote solitari.

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Riassunto del Bot

Valley of Rain è il debutto diretto e abrasivo dei Giant Sand, tra garage rock, post punk e country desertico. Howe Gelb crea un'atmosfera unica, tra paesaggi aridi e liriche intense. L'album brilla per freschezza ed energia, rappresentando un capolavoro insuperato nella discografia della band. Le tracce spaziano dal punk blues alle ballate folk, con influenze che ricordano Neil Young e Lou Reed.

Tracce video

01   Down on Town (Love's No Answer) (04:34)

02   Black Venetian Blind (03:25)

03   Curse of a Thousand Flames (04:09)

04   Artists (04:43)

05   Man of Want (05:00)

06   Valley of Rain (04:14)

07   Tumble and Tear (03:18)

08   October Anywhere (05:00)

09   Barrio (04:44)

10   Death, Dying and Channel 5 (04:16)

11   Torture of Love (03:42)

Giant Sand

Giant Sand è una band statunitense guidata da Howe Gelb, nata a Tucson (Arizona) a metà anni ’80. Mescola desert rock, Americana e sperimentazione; nel corso degli anni ha visto passare Joey Burns e John Convertino, futuri Calexico.
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