Glen Hansard
This Wild Willing

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Forse una delle caratteristiche che contrassegnano quegli album che fanno parte quel grosso calderone definito come "indie" è la generale uniformità delle proposte: la definizione ha perso di senso con il passare degli anni e si può oggi accostare a quel significato che si attribuisce alla parola "moda". La conseguenza è una generale mancanza di contenuti o comunque una piattezza data dalla simiglianza che a volte diventa difficoltà nel riconoscere e distinguere un artista da un altro. La stessa evoluzione della figura dell'artista segue questi trend e questo spiega magari perché l'affezione per un artista o un gruppo possa sparire di colpo dopo la pubblicazione di un solo disco.

Il cammino di Glen Hansard è la controprova: cioè la dimostrazione che l'assunto di cui sopra, è la classica regola che prevede delle giuste eccezioni e il cantautore irlandese e il suo processo e la sua evoluzione artistica sono un valido esempio in tal senso.

"This Wild Willing" (ANTI-) è un altro tassello nella produzione discografica di un artista che ogni volta dimostra in qualche modo di avere superato se stesso in un percorso di crescita artistica che vada di pari passo con l'incrementare delle proprie esperienze di vita. Il disco del resto stesso ha una genesi che potremmo definire persino "letteraria": l'artista arriva a Parigi alla fine di un estenuante tour dopo la pubblicazione dell'album "Between Two Shores" (ANTI-, 2018). Deve mettere assieme le idee che ha raccolto per la registrazione del nuovo disco, ma non sa dove cominciare, va in giro per le strade di Parigi, legge Hemingway, incontra nuovi e vecchi amici e alla fine stravolge completamente l'idea iniziale (fare un album solo per voce e chitarra acustica) e dà vita a un album ricco di arrangiamenti strumentali e che hanno per di più sfumature particolari, data la provenienza diversa dei componenti del "roster". Tra questi i fratelli Khoshravesh, conosciuti durante il soggiorno parigino, tre talentuosi musicisti, ma non i soli ad arricchire gli arrangimenti di strumenti particolari come il liuto, il kamancha o il ney. C'è lo storico collaboratore Joseph Doyle al basso. C'è Javier Mas, chitarrista spagnolo al lavoro anche con Leonard Cohen.

È un disco coraggioso, perché in fondo avrebbe potuto registrarlo semplicemente con voce e chitarra così come nelle intenzioni iniziali, invece il suo cantautorato nobile e la sua voce soffusa, appena sussurrata, che restano centrali, sono qui letteralmente messi nel cuore di un contesto pulsante di vita e dove i suoni sembrano muoversi secondo il copione di un film. Lo stile è molto personale, sinceramente non ricercherei nessun riferimento specifico particolare nel mondo del cantautorato contemporaneo: questo qui è Glen Hansard. Solo che il busker di Dublino ha viaggiato molto negli anni e ha imparato che la vita come l'arte, significano aprirsi al mondo. Lo fa in una maniera convincente, anche osando, ma senza scommettere, è una sfida consapevole.

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Commenti (Sei)

astoria
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astoria
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sfascia carrozze: Chiaramente le mie speranze, come sempre, sono riposte tutte sulla (imminente) Versione3
Falloppio: Io infatti non la leggo. Aspetto la versione 3 che spaccherà...
sfascia carrozze
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Di Glen Hansard avevo apprezzato eoni fa il (mica tanto) filmucolo "Once" corredato di agreste colonnasonora.
Di qvesto DeDisco non saprei gnente-di-nulla.
In ogni caso: ottima DePagina!
Brav_!
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ALFAMA
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sinceramente non ho colto il significato dell'introduzione, la riflessione sulla musica indie, Di Glenn Hansard ho solo questo lavoro e non ricordo un motivo per farmelo riascoltare
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proggen_ait94
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rece nice, il disco per ora non mi interessa
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hellraiser
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Un bell' artista, molto bravo. Non lo conoscevo, a giugno ho avuto il piacere di ascoltarlo con Eddie Vedder dalle mie parti, lui ha fatto un'oretta solista e poi ha accompagnato il leader dei PJ in qualche brano. Non conosco il disco, ci butterò un ascolto volentieri
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