Copertina di God Is an Astronaut Far From Refuge
Hellring

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Per appassionati di post rock, amanti della musica strumentale e atmosfere rilassanti, ascoltatori in cerca di musica emozionale e sognante
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LA RECENSIONE

E' probabilmente il più controverso lavoro degli irlandesi. Il loro post rock avvolgente, strumentale, dolce, dopo le evoluzioni soffuse di "All is violent, all is bright" era giunto ad un punto di svolta: o riproporre ciò che era già stato fatto o sperimentare nuove soluzioni musicali. Il trio non ha voluto strafare e si è "limitato" a riproporre ciò che in parte aveva già fatto ascoltare con i primi due dischi. Ma c'è una grande forza in quest'album, nella loro musica. Nonostante possano sembrare ripetitivi (e a volte lo sono davvero), le loro composizioni riescono comunque ad evolversi su loro stesse, generando un senso di placida calma che in un disco strumentale è uno degli elementi fondamentali. Non si tratta di noia, ma è la capacità di mettere a proprio agio gli ascoltatori, cullati da una musica mai troppo impegnativa e mai troppo smielata.

Le nove tracce sono un crescendo di sentimenti riproposti in musica, attraverso uno stile in parte derivativo, in parte assolutamente personale. "Radau" è un'opener alienante, dai suoni criptici e a tratti fantascentifici. Forse un tantino inusuale per la band, ma piazzata proprio lì in apertura ci mostra il lato maggiormente sperimentativo della band. Al contrario la titletrack è ciò che più caratterizza il gruppo: inizio sommesso, chitarre lente e delicate, ben supportate da una sezione ritmica mai invadente. Un sogno trasportato in musica...

God is an astronaut vuol dire anche trasporto, emozione. Il loro modo di fare musica è strettamente legato a questo. "Sunrise in aries" lo ribadisce con dolcezza e prepotenza, così come "New years end", una delle loro canzoni più estasianti, che attraverso una leggera chitarra delinea scenari di assoluta bellezza. Per questo motivo molti li criticano per il fatto di essere troppo smielati, poco incisivi, ma il bello sta proprio in questo, nel riuscire a far sognare con pochi tocchi di chitarra che generano song per nulla impegnative.

Io continuo a lasciarmi trasportare da questo gruppo. Probabilmente la loro proposta non è quanto di più originale si possa avere, poco movimentata, a volte un pelino noiosa, ma è tremendamente rilassante, sognante, luminosa...

1. "Radau" (5:51)
2. "Far From Refuge" (6:52)
3. "Sunrise In Aries" (4:21)
4. "Grace Descending" (5:30)
5. "New Years End" (4:16)
6. "Darkfall" (3:41)
7. "Tempus Horizon" (5:07)
8. "Lateral Noise" (1:52)
9. "Beyond The Dying Light" (5:34)

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Riassunto del Bot

Far From Refuge di God Is an Astronaut è un album che ripropone il post rock strumentale avvolgente tipico del gruppo, con composizioni capaci di generare una calma placida. Sebbene non completamente originale, l'album conquista per la sua dolcezza e capacità di trasportare l'ascoltatore in atmosfere sognanti e luminose. Le tracce spaziano dalla sperimentazione di 'Radau' alla delicatezza della titletrack, offrendo un ascolto rilassante e piacevole.

Tracce video

01   Radau (05:52)

02   Far From Refuge (06:54)

03   Sunrise in Aries (04:24)

04   Grace Descending (05:32)

05   New Years End (04:19)

06   Darkfall (03:43)

07   Tempus Horizon (05:09)

08   Lateral Noise (01:53)

09   Beyond the Dying Light (05:40)

God Is an Astronaut

God Is an Astronaut è un gruppo post-rock irlandese fondato nel 2002 a County Wicklow dai fratelli Niels e Torsten Kinsella con il batterista Lloyd Hanney. Suonano brani strumentali con innesti elettronici e visual dal vivo. Tra i dischi più noti: The End of the Beginning, All Is Violent, All Is Bright, Helios/Erebus, Epitaph e Ghost Tapes #10.
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