Copertina di Godflesh Slavestate
sfascia carrozze

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Per appassionati di musica industrial, metal estremo, fan di justin broadrick e cultori di sonorità elettroniche alternative.
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LA RECENSIONE

Divinae Carnis annus domini 1991, in epocale Birmingham-trittica formazione. Fuggevole, intenso quanto audio-scardinante sklaven-titolato indigesto lavoro, venne abilmente strutturato su solidissime audio-reminescenze siderurgico/industriali: considerati i tre lustri intercorsi dalla sua pubblicazione, pressoché una eternità in tema di extreme music, risulta ancor’oggi lavoro assai sferzante et potenzialmente audio-intrigante.
Poco più di venti iracondi, lucidamente rovinosi quanto suono-demolitori primi, suddivisi in quattro catartici frammenti vinilici (solo in seguito le traccie vennero remix-estese e duplicate su supporto digitale); la già assodata padronanza sound-confrontazionale emessa nei primi due really impattanti lavori, venne rappresentata in questo contesto in maniera ancora più risoluta ed avvincente: Lang-iano sound-espressionismo spettacolarmente alienante quanto terapeutico.

“Slavestate”, dinamicissima quanto spietata omonima traccia, disarticola le meningi in virtù di impressionanti quanto meccanicistiche e pesantemente squadrate radenti-suolo drum-machines, incrollabili und reiterate emanazioni siderurgico/chitarristiche, indi rabbiose vocalità tanto ferocemente gutturali quanto saldamente distinguibili. Sound-densità incompromissoria quanto ultra sconsiderata, plasma la presunta electro reiterazione/contaminazione contenuta nella scardinante e spettacolare “Someone Somewhere Scorned”: una rigorosa suono-ferocia sempre et comunque agevolmente addomesticata, dicesi altresì dotata di significativa e rabbrividente suono-intellighenzia. Obviously la leggiadra pantalassa di cui sopra venne ulteriormente intrisa e pervasa da plumbee quanto acuminate atmosfere di chiara sostanziazione dub/electronica; scansioni sature, marziali, possenti: electro-efferatezza come ben poco spesso siamo riusciti compiutamente ad apprezzare in ‘ sì tale efficace maniera. Conferendo uno sguardo d’insieme alla folta (sei lavori, senza considerare raccolte, mini e compilazioni assortite) e complessivamente positiva parabola artistica promulgata dall’oramai accantonato Mr.Broadrick-progetto in questione, pur nella sua (o grazie alla -Fate Vobis-) time-brevitàde, il presente impattante coacervo di suoni permane, ad insindacabile giudizio del farnetico de-recensore, il lavoro dotato di maggiore integerrima lucidità nell’ intero excursus dell’ Albionico e multiprogettuale Messere Justin.

Emanazione notevole, quanto decisamente suono-ostica nonché agnostica: nel caso si conceda una qualche, a posteriori, auricolar-attenzione, handle with care & as usual buon origliamento.

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Riassunto del Bot

Slavestate dei Godflesh, pubblicato nel 1991, è un lavoro fondamentale e ancora oggi potente nell’ambito dell’industrial metal. L’album combina drum machine meccaniche, chitarre siderurgiche e influenze dub/elettroniche per creare un suono alienante ma coinvolgente. Nonostante la sua brevità, il disco rappresenta uno dei momenti più lucidi e incisivi della carriera di Justin Broadrick, noto musicista inglese. Un'opera audio-intensa e da maneggiare con cura.

Tracce testi video

02   Perfect Skin (07:37)

03   Someone Somewhere Scorned (04:47)

05   Slavestate (radio Slave) (05:00)

06   Slavestate Total State Mix (08:29)

07   Perfect Skin Dub (12:15)

09   Wound '91 (04:24)

Godflesh

Godflesh è un gruppo inglese di industrial metal fondato da Justin Broadrick e G. C. Green, noto per l’uso di drum-machine, riff ripetitivi e un suono monolitico e claustrofobico. Dopo lo scioglimento nei primi anni 2000, il progetto si è riformato e ha pubblicato nuova musica nel decennio successivo.
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