Gryphon
Raindance

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Voto:

Con "Red Queen To The Gryphon Three" del 1974 per i Gryphon il sucesso è avviato, tanto che Steve Howe, il chitarrista degli Yes, li vuole da spalla nel tour 1975 della sua rinomata band Prog! Nel frattempo Philp Nestor se ne va e viene sostituito da Malcolm Bennett che oltre a suonare il Basso da un aiuto ad Harvey con un secondo Flauto.

Con queste piccole novità, nell'Estate del 1975 viene pubblicato "Raindance", che a parere di molti non è il degno seguito del "mattone d'oro" dell'anno precedente. Io personalmente invece mi limito a dire che è il capitolo piu' debole ed estraneo della piccola ma, artisticamente robusta discografia dei Grifoni. Inoltre in questo quarto album tornano i pezzi cantati.

Di certo non mancano momenti degni di nota come l'opening "Down The Dog" un pezzo divertente e ben suonato, dove nell'introduzione non manca l'abbaiare di un cane ricreato probabilmente da un sintetizzatore. Un pezzo dalle forti tinte Funky. Non è neanche da sottovalutare la title-track, un buon pezzo di elettronica con un delicato flauto che traccia una velata melodia, sempre in crescere durante il suo scorrere come un fiume. Appena poco avanti troviamo un tributo ai Beatles del "White Album" con "Mother Nature's Son", di cui l'arrangiamento è fedelissimo all'originale di Lennon-McCartney. Sono da non tralasciare senz'altro: "Fontinental Version" sulla falsariga di "The Uniquiet Grave" dell'esordio, il movimentato strumentale "Wallbanger" scritto da Harvey, il breve ma coinciso "Don't Say Go" di Taylor e infine la "cupa" e "tenebrosa" suite di 16 minuti "(Ein Klein) Heldenleben" registrata nell'Ottobre del 1974. In definitiva le arie Medievali e Rinascimentali rimangono sempre, ma questa volta piu' come trainante sfondo sonoro; verrano però quasi del tutto abbandonate a favore di un pop molto sofisticato ed articolato nel seguente album, nonche epitaffio del gruppo; di cui nella prossima recensione vi parlerò.

"Red Queen To Gryphon Three" e "Raindance" hanno avuto una ristampa in CD da parte di varie etichette, ma sempre la "Castle Essential" li riunisce in un unico cofanetto come già accaduto con i primi due album.
In termini di vendite ma non di stile con "Raindance" i Gryphon perdono molto. Forse non per questo ultimo evento o forse si, esce di scena il chitarrista Graeme Taylor che c'era stato fin dalla genesi di questa interessante ed evocativa band, lo segue anche il bassista da poco arrivato Malcolm Bennett.

A questo punto i Gryphon per due anni, dal 1975 al 1977 entrano in silenzio discografico. Credo che ormai, da questo mio scritto, si è constatato che "Raindance" non è ai livelli dei precedenti capitoli discografici dei Gryphon, ma con questo non si puo' dire che sia proprio il loro calo, anzi, secondo me andrebbe rivalutato appieno in ogni sua sfaccettatura e sfumatura.

Dopotutto oggi come oggi non potremmo sentirne neanche la metà di un disco suonato così!

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Commenti (Sei)

TheJargonKing
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Abbondantemente sotto agli altri lavori. Recensione precisa e ben fatta.
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47
47
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buona recensione, ma l'ultima frase mi sembra una sparata colossale..
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shooting star
shooting star Divèrs
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bella! passa dalla mia beat
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Roby86
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Buona recensione Beat! Ripasserò quando l'avrò sentito, anche se da come parli non sembra il massimo... comincerò da altri dischi di questo gruppo!
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Cimbarello132
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mah, scarso...
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Giona
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In ritardissimo ma in questi giorni non c'ero..Comunque disco che segna la parabola discendente della band..però non mi sento di dargli meno di 3..
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