Irresistibilmente maleducati, inaffondabili, piccoli grandi musicisti; in una parola: Guttermouth. Di certo non li troverete mai in un enciclopedia dei migliori anni del punk, non troverete mai i loro album negli scaffali della ricordi o delle messagierie musicali, e probabilmente nessuno di voi ascolterà una qualsivoglia versione coverizzata di What' s the Big Deal o She' s got the Look da parte di Green Day o Good Charlotte; ma cerchiamo, anche se solo per pochi minuti, di riportare a galla il miglior disco della band, cioè , uno dei dischi più immediati, veloci ed efficaci che il punk non vedeva dai tempi dei Ramones e Dead Kennedys, e non è assolutamente una frase azzardata.
Rigoglioso, creativo e spensierato, (ma da non confondere con le squallide melodie alla emo e alla Blink 182), da parte di questo quintetto di pagliacci dell'underground, che usano i loro strumenti per divertire i loro fan (e in questo caso anche la critica). Arrivati al settimo capitolo della loro immensa discografia, i nostri decidono di dedicarsi ad un duro e grezzo sound punk rock, ma che si adattasse all'età del loro pubblico (giovani e pigri punkers privi di una vera e propria cultura). Eliminano cosi i canoni hardcore new school e post hardcore (distacco dovuto anche ad un irrobustimento della batteria), che avevano adottato in Musical Monkey (4 anni di distanza ), ma non rinunciando alle accellerazioni, che rendono inconfondibile il loro suono. Anche i brani diventano più complessi, subendo degli allungamenti di tempo, e riescono a mettere in piedi una mini-orchestra composta da banjo, violino, pianoforte, che vengono esposti in primo piano. Naturalmente sono presenti gli effetti sonori; un esempio sono le parlantine che fanno da introduzione a più d'un brano, e le liriche umoristiche e dissacranti. Il riff di That''s Life è qualcosa mai sentito prima, la canzone più furiosa del disco, e dopo un altrettanto incisiva Secure Horizons, arriva la galvanizzante She' s got the Look (canzone derivante da miraggi pop punk non molto lontani, e echi power alla Weezer suonati con velocità e maestria; da sottolineare il lavoro al basso sopra le righe di James Nunn). In I'm destroying the World entra in scena " l'orchestra " di cui si è parlato prima: banjo e violino s'impadroniscono quasi completamente della canzone, che nella sua breve durata, scorre via come l'acqua dal rubinetto; è anche l' unico pezzo che si distingue dal resto dell' album perchè pienamente suonato in chiave hardcore punk. Si prosegue con Chug-A-Lug night, di vago sapore Beatlesiano, e What You Like About Me, che non sfigurerebbe se fosse una canzone dei Velvet Revolver. L' album si chiude con la sperimentale non molto riuscita Cram it up Your Ass, con un testo infantile e volgare cantato per pochi secondi, perchè quasi completamente strumentale nel quale prevale il pianoforte.
Ogni buon amante del punk (a mio avviso) dovrebbe ascoltarlo. Un gruppo che è riuscito a precludersi le attenzioni e l' amicizia di Fat Mike (Nofx), ma che avrebbe meritato molto, molto di più.