Copertina di Idles Joy as an Act of Resistance
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Per appassionati di musica punk, fan del rock alternativo, ascoltatori attenti ai testi e alle tematiche sociali, collezionisti di vinili.
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LA RECENSIONE

If you’re happy
Listen to Joy
If you’re sad
Listen to Joy
If you’re Angry
Listen to Joy

Se il primo album degli Idles assestava colpi brutali al nostro lobo temporale, la parte del cervello con le orecchie, Joy deve essere ascoltato con attenzione come una di quella barzellette a doppio senso che il tuo amico ti racconta in metro sussurrando e poi alzando la voce durante gli stridii delle curve.
Colossus, il primo singolo, l’ho dovuto ascoltare e riascoltare per dire “ma che album è questo?” . Quello scritto da un working class hero inglese che si racconta e descrive la società che gli è intorno: razzista, pompata, alcoolizzata, brutale ma ancora piena di disarmante voglia di relazioni significative (Cry to me) perché “la solitudine è solo una perdita di tempo”! Sul palco troviamo uno Ian Curtis epilettico che canta testi di Tom Waits accompagnato dai Sex Pistols e poi dagli Swans (June): this is Fucking GREAT!
Dopo i toni intimisti ed il racconto di una eredità paterna che aderisce completamente al tuo essere senza più scollarsi di dosso (“I’m my father’s son / his shadow weight a ton-) Talbot, Idles’ frontman, ci mostra i nuovi barbari cocainomani, pompati e con la permanente. Essere odiati da queste “ghiandole ambulanti” è una nota di merito: “He hates me/ and I like that” sentiamo in “Never fight a man with a perm”. Il ritratto di questi uomini è grottesco, impietoso ma anche graffiante ed ironico: se doveste girarvi in metro o in palestra ve ne trovereste uno accanto per certo e lo riconoscereste per una borsa “Charlie Sheen” piena di coca (cola).

E se il primo EP oscillava tra echi degli Interpol (26/27), chitarre a là Editors ed intrecci vocali pescati dagli At the Drive-in (Two Tone), questo lavoro risulta viceversa prepotentemente personale pur non essendo propriamente originale: ma quale gruppo potrebbe dichiararsi tale, oggi?
Qui Sono i testi, la modalità narrativa ed i contenuti a fare la differenza grazie anche alla forza di un uragano di intrecci sonori più complessi e stratificati di quelli ascoltati nel primo, Arrapantissimo LP: BRUTALISM!
Fossi stato in voi, a quest’ora avrei già smesso di leggere per lanciarmi in un negozio di dischi, si: no mp3, qui lo dovete ascoltare a palla ed in vinile, in versione rosa, arancione (2000 copie) o gialla limitata a 300 copie!

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Riassunto del Bot

Joy as an Act of Resistance degli Idles è un album potente e personale che unisce testi graffianti a un sound stratificato e intenso. Il disco affronta temi sociali con ironia e brutalità sonora, distinguendosi per l'autenticità e l'energia. Il frontman Talbot dipinge un ritratto vivido della società inglese contemporanea e delle sue contraddizioni, invitando l'ascoltatore a immergersi nell'ascolto su vinile per cogliere ogni sfumatura. Una prova d'artista eccellente che supera il debutto del gruppo e conquista con forza e umanità.

Tracce video

01   Colossus (05:39)

02   N.F.A.M.W.A.P. (03:49)

03   I'm Scum (03:10)

04   Danny Nedelko (03:25)

05   Love Song (03:05)

06   June (03:35)

07   Samaritans (03:30)

08   Television (03:13)

09   Great (02:44)

10   Gram Rock (02:28)

11   Cry To Me (02:24)

12   Rottweiler (05:26)

Idles

Gli Idles sono un gruppo rock inglese formato a Bristol nel 2009. La formazione stabile comprende Joe Talbot (voce), Mark Bowen (chitarra), Lee Kiernan (chitarra), Adam Devonshire (basso) e Jon Beavis (batteria). Sono noti per un post-punk abrasivo, testi politici e show dal vivo estremamente fisici.
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