1974. Kinshasa, Zaire.

The Rumble in the Jungle: Alì e Foreman si affrontano in quello che sarà ricordato come il più grande incontro della storia del pugilato.

Questo “White Sun, Black Sun”, a suo modo, potrebbe esserne la colonna sonora, vuoi forse per una semplice suggestione data dal nome scelto da questi 4 musicisti italici (tra cui - senza nulla togliere a Claudio Rocchetti,Alessandro De Zan e Riccardo Biondetti - spicca il nome di Stefano Pilia, chitarrista dei Massimo Volume), vuoi per le sonorità martellanti che andrebbero a scandire i momenti più concitati del match.

Osservando l’evocativa copertina e leggendo nella tracklist esclusivamente titoli di derivazione astronomica si sarebbe portati a considerarlo aprioristicamente un disco dalle sonorità cosmiche ed astrali. Al contrario “White Sun, Black Sun” ha un suono decisamente “terreno”, che affonda le sue radici nella ritmicità tribale del continente africano, di cui proprio lo Zaire (attuale Congo) rappresenta il cuore geografico.

Partendo da queste premesse gli In Zaire creano una psychedelia granitica arricchita da elementi blues, richiami alla reiterazione kraut dei Neu!, noise, funk, trance e hard-rock. Un sound strutturato su una vigorosa sezione ritmica, attorno alla quale si muovono l’esoterica chitarra di Pilia e le pulsanti manipolazioni elettro-noise di Rocchetti.

Il gruppo è uno degli esponenti maggiori della scena psychedelica italiana, la cosiddetta Italian Occult Psychedelia, che comprende (tra gli altri) nomi come Father Murphy, La Piramide di Sangue, Cannibal Movie, Heroin In Tahiti, Squadra Omega fino ad arrivare a Jennifer Gentle, Mamuthones, Slumberwood. Visioni molto diverse della psychedelia, di cui gli In Zaire rappresentano il lato più percussivo e dedito al groove.

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