Il periodo di crisi è iniziato nel 1990 con l'uscita di membri dal gruppo e con la pubblicazione di album sempre più deludenti, come "Un jour dans notre vie"(1993) e "Wax"(1996), che segnala però voglia di sperimentare, cosa che continuerà anche con "Dancetaria". Inoltre in sala di registrazione muore un membro del Duo Sirkis, il chitarrista Stephane, fratello del leader, obbligando a far slittare la data d’uscita del disco di quasi un anno, per evitare una mercificazione del lutto. Nicolas, ormai rimasto solo, vuole segnare la svolta, assumendo come produttore Gareth Jones e con nuovi quattro musicisti, che entrano a far parte della band per il tour sold out del 2000.
L'album si apre con la title track, un carillon accompagnato da archi, interrotta poi da una base elettronica formata da sintetizzatori e batteria. Le tonalità cambiano notevolmente in "Juste toi et moi", un pezzo pop-rock molto orecchiabile con un ritornello che ti entra subito in testa. "Manifesto (la division de la joie)" ricalca ancora la voglia di sperimentare del gruppo, ritornando alle sonorità elettroniche che caratterizzano il primo pezzo.
"Justine" è una canzone acustica, ma non capace di farti regalare emozioni forti. "Atomic Sky" invece è una canzone da stadio, da urlare in 80.000, nonostante sia molto cupa, ma dotata di un ritornello trascinante. Ancora più cupa è "Rose Song", che anticipa le sonorità del successivo lavoro in studio. Più Cure e meno pop anni '90, una buonissima composizione. "Stef II" invece ha un testo molto ambiguo ma con un grande impatto musicale, essendo musicale.
"She Night": sintetizzatori, archi e chitarre acustiche compongono il suono di questa canzone che è la migliore dell'album, con il cantante che interpreta ad arte il testo, quasi come se fosse una preghiera che proviene dal profondo del cuore. Capace di regalare emozioni forti e sentite. "Venus" invece è un'altra canzone da stadio, utile per aprire un concerto, con strumenti che pian piano si sovrappongono fino a formare una melodia ripetitiva per tutta la durata del pezzo. Invece con "Astroboy" il gruppo mischia tutti i generi affrontati dal debutto, new wave, sonorità orientali, elettronica, pop e rock, ottenendo un pezzo orecchiabile con un testo ancora una volta ambiguo. "Halleluya" è introdotta da un basso che agita, preoccupa, diffonde terrore nell'ascoltatore, che però s’interrompe con la liberazione di un'anima sofferente, interpretata a perfezione dal cantante. "Le message" invece finisce il tutto, un tappeto di tastiere con un tocco d’orientale, che riporta indietro il gruppo agli anni '80.
Testi a volte ambigui, che hanno caratterizzato il gruppo negli anni '80, con sonorità che mischiano elettronica e pop rock anni '90 sono la ricetta giusta per riaprire al grandissimo pubblico le porte a questo gruppo che ha fatto la storia della musica new wave in Francia.