Ci sono movimenti musicali che prendono piede in tutto il mondo, mentre altri che restano relegati nell’immaginario collettivo di alcune scene o nazioni; questo è il caso del thrash metal della prima ondata. Ad eccezione dei Sepultura, brasiliani, che sul finire degli anni ottanta hanno raggiunto la popolarità internazionale, il genere in questione si è sviluppato in larga scala sostanzialmente negli States (prima) con gruppi come Metallica e Slayer, e in Germania (poi) con gruppi come Kreator e Sodom. In Italia in quegli anni si formava una band chiamata Inviolacy che si ispirava appunto a quelle band oltreoceano; questo gruppo viene notato da Omar Pedrini, il chitarrista dei Timoria, che, sorpreso dal loro stile inusuale nell’Italia di quegli anni, decide di spingerli alla notorietà. Fu grazie a tutto questo che nel 1992, in seguito a un cambio di nome, uscì Istinto e Rabbia, album di esordio del gruppo che da quel momento in poi cambiò il nome in IN.SI.DIA. In quegli anni già altri gruppi rock ed heavy metal si erano affermati nel loro underground musicale, ma questi IN.SI.DIA riuscirono a portare originalità in un genere che proveniva da tutt’altra scena; infatti, a differenza di altre band metal italiane che cantavano in inglese (Necrodeath, Bulldozer giusto per citarne due della stessa scena, così come gli ancora più storici Vanadium), il loro intero repertorio era cantato in italiano, pertanto questo album è un vero e proprio schiaffo alla musica italiana di quegli anni. Se Litfiba e Timoria potevano sembrare rivoluzionari per via delle loro influenze dalla musica britannica ed americana, questo gruppo diede una scossa ancora più forte allo scenario musicale della penisola. L’album inizia col brano “Fuggire”, le cui tematiche nel testo raffigurano la ribellione giovanile, accompagnato da riffing e ritmi aggressivi in egual modo; questa caratteristica è al centro di tutto il disco in questione, non a caso il titolo Istinto e Rabbia si rivela alquanto coerente, sia nella forma che nello spirito. Il secondo pezzo “Sulla Mia Strada”, introdotto da un intro strumentale, ci trasporta in un vortice di metal, epicità, e un muro del suono degno dei migliori album dei Testament, per proseguire poi con “Grido”, anche lui ispirato da certe sonorità (così come in tutto il disco d’altronde). Quest’ultimo, proprio per via del suo testo dissacrante esplicitamente contro la chiesa e la società, può essere considerato come uno dei migliori episodi del disco. I brani a seguire, tra cui “Il Tempo” e “Satanka” spaziano in territori più melodici, ma senza far calare l’attenzione nel disco; le parti di chitarra, infatti, risultano elaborate e per nulla fini a loro stesse. Questo connubio di thrash metal e melodia culmina in “Solo Solitudine”, dove le due anime del gruppo sembrano fondersi perfettamente, per poi concludere con “Tutti Pazzi”, cover dei Negazione (gruppo hardcore punk italiano) dove tutta la rabbia viene sfogata senza compromessi, sia musicalmente sia con il testo. Per concludere cosa possiamo dire? Acerbo? Forse un po’sì, Rilevante? Assolutamente. Ciò che differenzia loro dagli altri gruppi thrash metal della penisola, è appunto la loro scelta di cantare in lingua madre, elemento che ha garantito loro un’identità propria. Seppur azzardata come affermazione, se gli IN.SI.DIA fossero stati un gruppo americano, questo disco probabilmente oggi sarebbe considerato al pari di dischi come Spreading The Disease degli Anthrax o The New Order dei Testament.
Brani migliori: “Sulla Mia Strada”, “Grido”, “Solo Solitudine”
"Voglia di fuggire - Da questa fottuta società - Fuggire lontano - Lontano da qua - Cavalca le ali - Della Libertà."
"’Istinto e Rabbia’ è il manifesto di un’epoca storica italiana e, cosa molto più significativa, album ‘Made in Italy’ in tutto e per tutto."