Impazzava il punk: un gruppo di estrema destra tentava di sfondare ma a causa di un mercato musicale che cercava solo ribelli post-figli dei fiori, punkers, brigatisti, etc. non riusciva a sorpassare la soglia dell'anonimato: il loro era un solido(ma fragile) rock, con tentazioni progressive e divagazioni di puro rock 'n roll (quasi punk). Il disco vendette pochissimo (in confronto 'From Genesis to Revelation' fu un gran successo), ed ora il vinile originale varrebbe… No, parliamo degli aspetti musicali dell'opera.
Registrazione scadente, scrorreggii, suono che sembra provenire da una tazza per bisogni fisici: così si presenta all'orecchio umano questa piccola gemma di soli 27:30 minuti. Ad An Dro, spetta il duro compito di aprire il disco: introduzione fatata e tema portante di flauto, divagazioni tastieristiche quasi jazz, pochi abbozzi di chitarra; ok, non sono Le Orme o la PFM, ma come inizio non c'è male.
Gia si viene a creare una atmosfera nordica, vichinga, che si riscontra raramente nei dischi di allora(ancora non andavano le cavalcate metal barbare). La title-track, Al Maestrale, pezzo abbastanza progressivo e non privo di atmosfera, è uno delle vette dell' album: inizio sommesso cantato colto(voce nasale, altamente fastidiosa), verso metà la canzone si spezza in saette Hard rock e così si congeda. Trotto (1:41) è un' altra perla, strumentale al flauto con batteria di sottofondo che simula appunto il trotto di un cavallo: altamente atmosferica, a fine canzone ci si potrebbe sorprendere a cavallo di una scopa a danzare…
Il Ritorno Del Cavaliere Nero, comincia con delle pugnalate, dei colpi inferti nello stomaco dell'ignaro ascoltatore, che inerme si abbandona alla lama del temuto cavaliere: è un peccato che la canzone non presenti altro spunto, dato che ad un certo punto si adagia su un assolo chitarristico che nel '77 ormai puzzava di vecchio (e non lo dico assolutamente con mentalità punk, che tra l'altro aborro).
Il Fuoco E La Spada, sicuramente il capolavoro del disco: "Oggi, ho cavalcato i destrieri celesti, proprio ad un passo dalle stelle… " la voce non è un gran che ma la canzone, l'amara verità del testo, e qualche bell' assolo di chitarra ci fanno capire che i Janus ce le hanno le palle, ah se ce le hanno… Neapolis (1:02), sulla falsa riga di Trotto, suona in realtà come un piccolo frammento incompleto, messo li perchè probabilmente nessuno riusciva a dargli seguito: non da scartare comunque. Manifestazione Non Autorizzata è solo un Rock 'n roll, nulla più, con un testo troppo prosaico perchè riesca a fare breccia. Altra storia King Of The Faires, con dei bei solo di sintetizzatore e l'immancabile flauto, "marchio di fabbrica" del gruppo. Tempo Di Vittoria, ultima traccia, è un hard rock canonico che sembra provenire dal '68-69 o giù di lì: qui i Janus si divertono e si scatenano, ma la scarsa qualità di registrazione non ci consente di cogliere bene il loro messaggio: canonico.
'Al Maestrale', uno dei dischi italiani più rari e dimenticati, di un gruppo che di li a pochi anni si sarebbe dissolto nel nulla. 4 stelline ai Janus che nel '77-78 si inculavano tutti con un disco terribilmente datato ma che non sarebbe potuto esistere anche solo un anno prima: troppo avanguardistico.
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