Jeff nuota, beato e sobrio nel Wolf River, canticchia piano gli Zep. Ti prende per mano, poi va giù, ti trascina nel suo mondo subacqueo ed etereo.
I brani si propagano come una corrente, e tolgono ogni dubbio: "Grace" è uno dei cd più toccanti e sensazionali del rock, Jeff è una sirena, una voce cristallina, la pelle non riesce a rimanere tesa dinanzi ad acuti tanto sofferti, ad un timbro così seducente e cangiante. Ogni traccia è effimera nella sua durata, eppure parte dell'insieme, un equilibrio fragile, che ha un che di cosmico. Onirico e sognante, ma reale e ricco di percezioni nella pulizia della sua voce, nell'originalità delle melodie.
Non è un album triste, affatto. Si avverte malinconia, è introspettivo al limite dell'isolamento, me se ne esce rigenerati, come un ritorno all'ossigeno dopo l'apnea. La pura bellezza di "Hallelujah", la traccia più nota, cover dell'originale di Leonard Cohen, non ruba attenzione alle restanti tracce, ma ne è sostegno e Sole, è fulcro di un sistema perfetto, immortale al suo creatore.
Cazzo deve essere brutto morire per affogamento. E non penso Jeff volesse passare alla storia nuotando a dorso, ma il suo non è rimasto una cantico sordo tra le acque del Mississippi, si è propagato per osmosi, e se quel viso è ancora culto, pur senza averci dato "l'ultimo arrivederci", un motivo ci sarà.
Grace è il più bel disco di debutto che io abbia mai ascoltato.
Ascoltate questo cd e la vostra vita cambierà, non so se in meglio o peggio ma cambierà...
sembra i Pink Floyd con un cane bastonato al posto di Gilmour.
mi hanno mandato in coma, e peccato per quel ritornello Gospel che non ci azzecca niente...
Spirito incantevole e profondo, Jeff Buckley.
Eterogeneo nelle soluzioni musicali, alterna pop d'autore, rock puro e perle di musica sacra.
La voce di Jeff Buckley rasenta la perfezione!
Non una nota e non una lettera di tutto l'album sono messe a caso, quasi a comporre un mosaico fatto di tasselli più unici che rari!
Grace è proprio quell’attimo. Quello che non torna più. E che sogni per sempre.
Le tracce... diventano SOLCHI, diventano SQUARCI, diventano fosse che mi scavano le ossa e che non so ancora spiegare quanto dolore misto a piacere e sublimazione mi abbiano provocato.