Copertina di Jethro Tull Stormwatch
Egli

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Per appassionati di musica rock anni ’70, fan di jethro tull, amanti del folk e progressive rock
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LA RECENSIONE

Dunque, dopo aver pubblicato il buono ma non molto ispirato 'Heavy Horses', i Nostri lanciarono sul mercato un nuovo album, questo "Stormwatch" (siamo nel 1979).

Generalmente, quest'album è catalogato come la fine della cosiddetta "triade folk" (per l'esattezza, come sarà noto a tutti i tull fan, 'Songs From The Wood', 'Heavy Horses' e questo 'Stormwatch). Effettivamente, una certa componente folk è presente nell'album (basti pensare a "North Sea Oil" o "Dun Ringill", ottime canzoni in tipico tull style), ma sono presenti ancora dei vecchi spettri progressive, come la meravigliosa e lunga "Dark Ages", dalle atmosfere cupe (con un titolo così, certo, è il minimo che ci si possa aspettare), epiche e dal ritmo incalzante, oppure una bella canzone hard rock puro, "Something's On The Move", dal riff possente e decisamente collegata allo hard rock più classico, come pure pezzi come "Old Ghosts" ed "Orion", che tradiscono un certo inizio di cambio di stile (in ispecie la prima), pur rimanendo collegate al folk a là Jethro Tull. Troviamo anche due piacevoli strumentali, "Warm Sphorran" e la conclusiva "Elegy", il primo atteggiato a mo' di marcetta blueseggiante, mentre il secondo, a mio parere il capolavoro assoluto dell'album assieme alla già citata "Dark Ages", si pone su uno sfondo più bucolico (oggi mi è presa coi termini [r moscia su "termini"] altisonanti), risultando molto evocativa, grazie all'intreccio di flauto e chitarra acustica, cui poi si aggiunge la chitarra elettrica, ricordando un po' l'ottimo strumentale "After The Ordeal" dei Genesis in 'Selling England By The Pound'.

"Flying Dutchmann" è una canzone sospesa, invece, fra hard rock, progressive e folk, carina ma dilungata abbastanza inutilmente. In 'Stormwatch' troviamo poi la prima canzone dei Tull che mi sento di definire brutta: ebbene sì, mi sto riferendo ad "Home", stucchevole ed inutile, che si sarebbe potuta salvare soltanto se fosse durata fino alla fine del primo ritornello, ma che continua imperterrita per tre minuti (sembrano pochi, ma, se una canzone è brutta, sono un'eternità), sebbene non sia, fortunatamente, talmente brutta da essere inascoltabile (se dovessi fare un altro paragone coi Genesis, suggerirei quella melassa musicale che è "Your Own Special Way" di Wind & Wuthering); tuttavia, "Home" non toglie quasi nulla al disco, che si rivela di gran lunga il migliore, a mio parere, di tutta la triade folk, anche grazie ad una ritrovata fluidità di scrittura di Anderson, che pareva essere stata quantomeno diminuita col precedente 'Heavy Horses', secondo me bello ma troppo ripetitivo.

'Stormwatch', dunque, chiude degnamente la decade dei '70, prima dell'inizio dell'elettronica con A... Ma questa è un'altra de-recensione.

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Riassunto del Bot

Stormwatch del 1979 rappresenta la fine della trilogia folk di Jethro Tull, con un mix riuscito di folk, progressive e hard rock. L’album presenta brani memorabili come Dark Ages ed Elegy, con un livello di scrittura musicale superiore rispetto al precedente Heavy Horses. Non mancano momenti meno riusciti come Home, ma nel complesso l’album si conferma solido e rappresentativo della band alla fine degli anni '70.

Jethro Tull

I Jethro Tull sono una band britannica fondamentale per il progressive e folk rock, contraddistinta dall’uso magistrale del flauto di Ian Anderson, album epocali come Aqualung e Thick as a Brick, e un'ironia che ha attraversato stili e decenni.
84 Recensioni

Altre recensioni

Di  v8interceptor

 Un album che trasuda stanchezza creativa e distacco nei rapporti interpersonali.

 Disco stanco ma pur sempre disco dei JETHRO TULL per cui da avere per capirne lo sviluppo del suono e della creatività.