Il terzo disco solista di Walsh è registrato dal vivo e comprende sei sole canzoni, per modesti trentacinque minuti. Al solito il suo titolo si rivela curioso e, a ben pensarci, molto saggio: non puoi discutere con una mente malata e questo mi riconduce personalmente al pernicioso narcisismo inconsapevole(?) della mia prima moglie. Tendo a pensare che pure Joe si riferisca in quest’occasione alla sua attuale consorte, la seconda della serie e dalla quale in effetti divorzierà un paio d’anni dopo.
Siamo alla fine del 1975, Walsh ha deciso di accettare l’invito degli Eagles come rimpiazzo del fuoriuscito Bernie Leadon e sta di conseguenza anche per cambiare casa discografica. Quest’ultima (relativa) fatica, il resoconto parziale di un concerto a Los Angeles di fine autunno, serve perciò a liquidare gli impegni contrattuali colla vecchia etichetta.
Peccato che l’album non sia uscito doppio, o almeno con maggiore durata: per la cronaca ci si perde per strada numeri del repertorio eseguito in quella stessa serata come “Welcome to the Club” e “Mother Says”, nonché le cover di “Get Back” dei Beatles e di “Gimme Some Lovin’” dello Spencer Davis Group. Probabile che quella sera la resa dei brani appena nominati non fosse stata ottimale e da qui la scelta di un album breve.
Riguardo ciò che è invece presente su questi solchi: apre “Walk Away” il vecchio successo della sua giovanile James Gang, seguito da “Meadows” che risale al primo album solista di un paio d’anni prima. Allo stesso lavoro si rifà pure la successiva, irrinunciabile “Rocky Mountain Way”.
La seconda facciata dell’originario LP invece è tutta derivata dal precedente album “So What”, mediante un trittico formato da “Time Out”, “Help Me Through the Night” ed a chiudere la pregevole “Turn to Stone”, che verrà portata sui palchi pure nei suoi primi tempi cogli Eagles.
Alcuni episodi sono assai dilatati per dare ancor più spazio all’elegante e spumeggiante chitarra del titolare, sempre calibrata e mai sopra le righe. I nuovi amichetti delle Aquile sono ospiti ai cori ma solo per una canzone, quella “Help Me Through the Night” che d’altronde aveva avuto lo stesso aiutino già nell’originale in studio.
Il disco è rock ma sempre colla sua dolcezza, una caratteristica che Walsh non perderà mai di vista, proprio quella per cui è stato scelto per entrare in quell’importante e talentuoso gruppo alla vigilia della sua esplosione definitiva. Un musicista tosto e pungente ma un attimo dopo romantico e rotondo: Joe Walsh.