Copertina di John Foxx Metamatic
Rocky Marciano

• Voto:

Per appassionati di musica elettronica, fan degli anni '80, cultori del synth-pop, nostalgici delle sonorità vintage, musicisti e critici musicali
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LA RECENSIONE

Nel 1980 Foxx da il via alla sua carriera solistica, gli anni passati con gli Ultravox avrebbero lasciato il segno, non solo nelle metriche compositive del suo nuovo percorso in solitaria, ma anche nel suono stesso dei suoi ex colleghi, che non riusciranno più a ripetersi al livello dei fasti dei primi tre capitoli marchiati dalla voce del leader.

Così in quel 1980 John Foxx abbandonò ogni tipo di strumento acustico ed elettrico, l'elettronica sarà l'unica fonte sonora su cui si appoggeranno i suoi eleganti e freddi vocalizzi, la poetica futurista kraftwerkiana verrà rivista in un'ottica modellata per il nuovo decennio appena iniziato, rivisitata in modo personale e convincente.

"Metamatic" si erge a monumento synth-pop gelido e teso, movenze robotiche ed echi sinistri dominano ogni passaggio dell'opera, i suoni perfetti, puliti e asettici irradiano atmosfere futuribili e notturne, con l'ipnotica vocalità di Foxx a vagare tra strutture melodiche affilate e suggestive. Fin dall'iniziale "Plaza" si respira l'aria sintetica e rarefatta dell'opera, tra sferzanti battiti di drum machine e melodie futuristiche intrecciate tra la voce ed il sintetizzatore, le liriche appaiono stranianti, declamate con fare distaccato, se negli Ultravox l'elettronica era un'elemento aggiuntivo del suono del gruppo, il Foxx solista di questo primo capitolo innalza muri sonori totalmente sintetici, nessun altro strumento al di fuori del synth e della sua voce lo accompagnano in questo viaggio tra metropoli del futuro e psicosi tecnologiche. L'unità stilistica dei singoli brani è straordinaria, una ricerca ossessiva di un'atmosfera ombrosa e di una chiarezza melodica mirabile, dai labirinti metallici di "Underpass" al balletto meccanico e kraftwerkiano di "Metal Beat" o ancora dalle movenze sinuose e cybernetiche di "No One Driving", "A New Kind Of Man" e "He' s A Liquid", fino ad arrivare ai cupi e meditabondi paesaggi di "Tidal Wave", il tutto marchiato dalla voce di Foxx, a tratti distaccata, ma sempre elegante e in perfetta sintonia con i mutamenti sonori.

Già con il successivo disco solistico Foxx smorzerà man mano molta della fredda austerità di questo debutto, grazie anche ad un ritrovato utilizzo di una strumentazione rock da affiancare all'elettronica, perdendo così molto del fascino di questo "Metamatic", che con quella "Touch And Go" posta a sancirne il finale, tra battenti ritmi artificiali e melodie ipnotico-minimali risveglia macchine senzienti e androidi che sognano pecore elettriche.

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Riassunto del Bot

Metamatic segna il debutto solista di John Foxx dopo la sua esperienza con gli Ultravox. L'album abbraccia un sound interamente elettronico, freddo e futuristico, creando atmosfere rarefatte e ipnotiche. La critica ne sottolinea l'unità stilistica e l'innovazione nel synth-pop. Le tracce si caratterizzano per vocalizzi distaccati e sonorità robotiche, confermando l'album come un punto di riferimento del genere.

Tracce testi video

John Foxx

Cantautore e produttore britannico, fondatore e prima voce degli Ultravox nella seconda metà dei ’70. Dal 1980 prosegue una prolifica carriera solista tra synth-pop e ambient, con dischi chiave come Metamatic, The Garden e la serie Cathedral Oceans.
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  egebamyasi

 Il suono ti attraversa come una lama affilata, sembra di essere proiettati in una stanza completamente specchiata.

 L’approccio di Foxx all’opera è filosofico... egli vuole «perdersi nella macchina», unico modo per esorcizzare l’universo cibernetico.