John Grant
Pale Green Ghosts

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Bevanda calda, un buon libro e del tempo da spendere per se stesso.
Provo quasi invidia per quest'uomo nella sua aurea dimensione votata alla ricreazione.
Ma l'individuo in inappuntabile giacca e tweed gilet sembra non riconoscerne il privilegio.
Austero, con aria a metà tra il guardingo ed il minaccioso mi scruta attraverso lo schermo,
nei contorni di una istantanea che cattura un attimo di vita (stra)ordinario. Tuttavia, ogni buon
artista che si rispetti deve apparire stravagante ed il musicista poeta arrivato da Denver non
fa eccezione. È ancora intento a passarsi la lingua sui baffi, satollo di consensi e introiti del
fulminante esordio di tre anni prima; ma il tempo passa e le foglie d'alloro seccano e lui,
padre della "regina di Danimarca", non pensata affatto di abdicare al trono, così ritorna
in superficie nel 2013 con i suoi spettri da esorcizzare, i racconti da borderline, i disagi, la
solitudine di "cento miliardi di naufraghi" come direbbe qualcuno e lo fa proprio come lui sa
fare. Forse le gestazioni le ha avute proprio su quel tavolo sorseggiando un buon numero di
bevande calde, ma questo non è assolutamente rilevante.

Importante è invece la tortuosa via percorsa da Grant, colma di ostacoli e contrattempi,
poco illuminata per attirare i distratti ascoltatori che di rado si avventurano oltre il fascio di
luce. Così il Nostro, i suoi Czars e le carezza-anime seminate in sei o poco più lavori,
nonostante siano finiti sotto l'ala protettrice della Bella Union dell'eterno Simon Raymonde,
passano inosservati come una lieve folata di vento nel terso cielo d'estate, lasciando un
interessante ventaglio di canzoni degne di nota e una cospicua quantità di bottiglie vuotate.
È il 2004, tutti lo ricorderanno per il biscotto tra Danimarca e Svezia, pochi o nessuno come
l'anno in cui i Czars chiusero bottega.

Grant, trentaseienne, realizza che è troppo tardi per fare l'idraulico e troppo presto per
chiudere con la musica, così si trasferisce all'estremo est a stelle e strisce, nella città che
non dorme mai. "New York ha tutta l’iridescenza dell’inizio del mondo" sosteneva
Scott Fitzgerald e Grand avrà pensato che non c'è posto migliore per resettare e ripartire
da zero che questo, dalla starting line del globo. La fortuna, si sa, aiuta gli audaci e si
materializza nelle sagome di Paul Alexander & Co. (Midlake) che dapprima si portano
il ragazzone (come i Flaming Lips) in giro per il Nord America su e giu dai palchi e
sucessivamente gli coproducono "Queen Of Denmark" e non c'è bisogno che aggiunga
altro.

Tre anni di distanza intercorrono tra "Pale Green Ghosts" e la prima, sopracitata fatica.
Sei anni, invece, tra "Queen Of Denmark" e l'ultimo con i Czars come band a tutto tondo
(in "Sorry I Made You Cry" c'è solo John e gli strumenti abbandonati). Il numero della
perfezione (Leopardi docet) è ricorrente nelle tappe fondamentali di Grant. Vabbè, è solo
una coincidenza, nemmeno tanto clamorosa. Comunque sia, semiotica "cabalistica" a
parte, l'ex Czars, tra il tempo passato a nascondersi dai suoi demoni e quello dedicato
al sorseggio di rigeneranti, meditativi fluidi inebrianti, sforna due disconi che monopolizzano
tutte (o quasi) le copertine delle riviste di settore.

Allora, dicevo, il barbuto cantautore è qui dinanzi a me e mi scruta con incredibile
espressività, come un soggetto uscito dai dipinti del realismo del XIX secolo, esortandomi
all'ascolto. Ed io non mi faccio pregare.

"Pale Green Ghosts" è un lavoro a lento rilascio, bisogna farlo sedimentare per bene
prima di coglierne le delizie. I mille volti dell'album sono la naturale trasposizione della
schiera di fantasmi che alloggiano presso le stanze segrete di Grant.
Poderose e baritonali le ballate di "Pale Green Ghosts" sono un viaggio negli anfratti
più remoti dell'artista, narrando ed evocando la morte ("Sensitive New Age Guy "
scritta per un amico suicida) e la vita che nonostante tutto scorre ("Ernest Borgnine" dove
cita la sua sieropositività). Bagliori e oscuri passaggi vanno a braccetto nelle undici tracce
del lotto, spaziando tra l'asettica elettronica della iniziale titletrack "Pale Green Ghosts" e
" You Don't Have To" fino a capitoli come "I Hate This Town", imparata a lezione dal
Sergente Pepper, "GMF" e "It Doesn't Matter to Him" dove abbandona marchingegni
digitali e sintetizzatori ed imbraccia una chitarra acustica come un Van Morrison brand new,
mantenendo inalterato il fil rouge dell'album. Il tutto decorato finemente dalle sessioni corali
di una certa Sinead O’Connor ( "Why Don’t You Love Me Anymore" su tutte). "Glacier",
fanalino di coda, chiude il secondo capitolo nelle morbide note di una struggente ninnananna
per pianoforte e voce, ricordando l'orchestrina del Titanic che continua imperturbabilmente
a suonare mentre tutto cola a picco, fino all'ultimo centimetro di speranza, al primo deciso
passo nel vuoto.

"Pale Green Ghosts" sprizza angoscia da ogni poro ma non si piange addosso,
esorcizzando le inquietudini con un sottile, rassegnato humor.
La vita prosegue nonostante tutto.
"You know how to get what you want, don't you?"
...lui decisamente si, e continua a sorseggiare la bevanda bollente che nel frattempo si
è freddata.

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Commenti (Diciotto)

JonatanCoe
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@[sfascia carrozze] Signoria Vostra non me ne voglia se l'ho chiamata in causa ipertestualizzandola. Come si suol dire " capitava a fagiuolo". Reverenze Nobil Demolitore.
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sfascia carrozze: Ma quando mai gliene voglio:
per mé anzi trattasi di onore et piacere.
Ora mi lasci lasciarLa affinché (io) possa scendere negl'irti anfratti della DeMiniera per adeguatamente DeBannarLa.

P.S.
Ma qvesto Giongrant ché Lei seppia, è, per caso, cuggino di Glen?
Grant.

JonatanCoe: Cuggino giusto giusto di bevute.
sfascia carrozze: Lo supponevo, lo suppo.
Son dei principianti: se passano da queste parti, Lui e il cuggino, gli faccio degustare una tazza di Abbardente
E poi vediamo se non diventano anche miei cuggini di quarto gardo.
Della scala Mercalli.
JonatanCoe: Sa, essendo stranieri sono orientati alla Richter.
sfascia carrozze: Principianti e stragneri
Robba da matti!
hellraiser
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Non so se può essere nelle mie corde ma scrivi sempre moltamente interessamente e ti meriti un plauso. Un voto in meno per avermi rimembrato il Biscotto nordeuropeo. Dopo cena è indigesto.
BËL (01)
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JonatanCoe: E si, qualche anno fa abbiamo avuto la possibilità di ripagare il favore ma ce ne hanno reso uno nuovo e più cocente, maledetti vichinghi. Grazie Hell!
Mr Wolf
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Bella rece. Musicista che non conosco.
BËL (01)
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JonatanCoe: Potrebbe piacerti, provaci, è gratis sul tubo! Grazie Signor Wolf.
Mr Wolf: Provo!
Mr Wolf: mmm... ascoltato un po' in fretta, ma non si confà molto al mio gusto musicale, ho un po' di repulsione quando sento troppo enfatizzati i bassi. La cosa che mi è piaciuta di più è la tua rece e la copertina del disco.
JonatanCoe: Ok, mi accontenterò dei miei allori!
Mr Wolf: Più che meritati.
lector
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Solita pagina densa ma scorrevole, capacità che hanno solo i più bravi. Messa, oltretutto, al servigio di un personaggio che merita, di certo, un siffatto trattamento.
BËL (01)
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JonatanCoe: Non così, mi fai arrossire !
JonatanCoe
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Non così, mi fai arrossire !
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Almotasim
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Recensione ottima ed esemplare. Grande, Jonatan! Di Grant ricordavo solo l'inquietante copertina.
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JonatanCoe: Anch'io non riesco proprio a togliermela dalla testa. Ola Almo e grazie!
Almotasim : Bro, ti credo!
ErosGiannini
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Scoperto negli ascolti della mia radio preferita, l'ho ascoltato in varie occasioni, ma mai approfondito più di tanto. Merita un riascolto più attento.
Grazie della segnalazione.
BËL (01)
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JonatanCoe: Grazie a te per il passaggio!
Stanlio
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Ermes Effron Borgnino scomparve a West Hollywood (una città appartenente alla contea di Los Angeles in California, essa sta dalla parte del Sunset Boulevard noto come Sunset Strip, ove son presenti numerosi locali notturni, ristoranti, boutique, hotel & rock club. Lì si trova anche l'Hotel Chateau Marmont, il luogo dove morì dopo un'intossicazione dovuta a una miscela di cocaina ed eroina, il cosiddetto “speedball”, John Belushi all'età di 33 anni come il buon vecchio Jesus, a in città v’è il locale Viper Room, di proprietà di Johnny Depp, dove nel ‘93 morì malamente a soli ventitrè anni l'attore River Phoenix, v’è anco il Whisky a Go Go, molto frequentato dai Doors durante i loro “live” a fine '60, in città si trova anche il Cedars-Sinai Medical Center, famoso ospedale, in cui morirono: Frank Sinatra che era vissuto per quasi ottantatré anni e non lo avevano provato né i frenetici ritmi di lavoro quando di giorno lavorava sui set cinematografici e alla sera si esibiva fino alle due di notte, dormendo meno di tre ore a notte, né i due pacchetti di sigarette che fumò ogni giorno per quasi settant'anni, né la bottiglia di whisky che si ciucciava quotidianamente, ma lo stroncò il quarto infarto e pare che lui stesso chiese di staccare la spina della macchina che lo teneva in vita, e l’affascinante attrice dagli occhi viola Elizabeth Taylor ormai ottantenne, il rapper Notorious B.I.G. assassinato in una sparatoria automobilistica e Brittany Murphy famosa attrice deceduta a 33 anni come Jesus, non in croce ma in vasca da bagno... West Hollywood è nota anche per appartenere ad una delle più numerose comunità gay degli States.) esattamente l’otto luglio di sette anni fa lasciandoci orfani di un attore (da premio Oscar) d’origine italiana che ha fatto la storia del cinema tre titoli a caso di quelli che ho visto su tutti i suoi ehm, 113 film:
”Il mucchio selvaggio” (The Wild Bunch), regia di Sam Peckinpah del ‘69
“Willard e i topi” (Willard), regia di Daniel Mann del ‘71
“1997: Fuga da New York” (Escape from New York), regia di John Carpenter dell ‘81

Ecco io capisco tutto o quasi ma mi domando checciazzeccano: la vita che nonostante tutto scorre, Ernest Borgnine e la sua sieropositività?

BËL (00)
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JonatanCoe: "Ernest Borgnine" è il titolo della nona traccia dell'album in cui parla della sua sieropositività (di Grant intendo), esorcizzando le paure con una buona dose di humor :"I wish he'd call me on the phone and take my ass to school." Il modo in cui minimizza con fare faceto, senza indugiare sulle sue disgrazie è, chiaramente, il senso de " la vita che nonostante tutto scorre".
Stanlio: si no no, capisco ma Ernie Borg9 che ci fa?
JonatanCoe: Questo bisognerebbe chiederlo a John.
luludia
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bella pagina...
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JonatanCoe
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Grazie Lù.
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fedezan76
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Mi era piaciuto decisamente di più Queen of Denmark e ovviamente negli Czars di Before... e The Ugly ... Ottima recensione.
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JonatanCoe: Anche io preferisco la regina ma è gia recensita sul DeB :(
Ripiego di spessore comunque. Grazie Fede!
JonatanCoe
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Anche io preferisco la regina ma è gia recensita sul DeB :(
Ripiego di spessore comunque. Grazie Fede!
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Onirico
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Io me li ricordo bene. Tante belle canzoni, su tutte mi sono rimaste nel cuore "Paint the Moon", "Drugs" e la magnifica cover di "Song to the Siren".... Ero totalmente all'oscuro dei lavori solisti, rimedierò quanto prima. Bella recenziòn.
BËL (01)
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JonatanCoe: "Song to the Siren" , una delle cose più belle partorite dalla mente umana. Io ho avuto il piacere di ascoltarla dal vivo nella versione dei Dead Can Dance a Milano, brividi su tutto il corpo . Grazie!
Onirico: Verissimo, è proprio una delle più belle canzoni di sempre. Mi vado subito a cercare la versione della morte danzante, finora a me sconosciuta. Anche la versione cantata da Elizabeth Fraser con i This Mortal Coil, che sicuramente conosci, spacca di brutto. C'è anche una recente cover di Brendan Perry che non è affatto male...
JonatanCoe: Certo, tutte varianti che girano attorno ai DCD e a questa splendida canzone.
Tucidide
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Recensione sontuosa, biscotto a parte, che mi è rimasto sullo stomaco, alla faccia dell'integrità nordica...
BËL (01)
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JonatanCoe: Verissimo, da quel giorno ho capito che non sono proprio quello che millantano di essere. Grazie!
Caspasian
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Dalla copertina sembra che abbia i coglioni pieni, sul pezzo "Pale Green Ghosts" la voce a tratti mi ricorda Brendan Perry. Tu bene, ciao.
BËL (01)
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JonatanCoe: Ho pensato la stessa cosa, la stessa voce calda e baritonale del Grande, grazie Caspasian!
JonatanCoe
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Ho pensato la stessa cosa, la stessa voce calda e baritonale del Grande, grazie Caspasian!
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proggen_ait94
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a mio parere questo synth pop inizio anni dieci è proprio invecchiato male
BËL (01)
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proggen_ait94: oddio, sto sentendo altro ed è più soft rock. Lui è sexy
JonatanCoe: ahahahah, è vero, il disco spiazza poichè non proprio omogeneo! Immagino la tua faccia in brani come GMF" e "It Doesn't Matter to Him", lo stesso stupore che ho provato io, ma ti dirò, alla fine cerco proprio questo in un disco; un perpcorso mai scontato e banale, con improvvisi colpi di scena, ma conditi da uno spessore di fondo che è essenziale. Grazie Prog! ahahahahahah non riesco a non pensare al tuo stupore!
IlConte
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Sempre impaginature impeccabili ahahahahahah
BËL (01)
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IlConte: Non so chi sia... ciao caro
JonatanCoe: Questa è oro rispetto agli esordi, vai a dare un occhiata e rabbrividisci pure! Grazie Nobile è sempre un immenso piacere vedere il tuo bel avatar nelle mie pagine!

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