Tra le imaginifiche pellicole concretamente apprezzate indi consacrate alla (micro)storia della troisieme (quando si ciancia di [cahiers du]cinèma un poquito di Francaise fa -dicono- fiqo assai) ed ultima edizione del 'Tribeca Film Festival'* troviamo altresì cotanto musiqal-celluloidistiqo costrutto denominato "The Treatment", il quale sul versante meramente colonna-sonoristico, afferma/conferma il magistrale (o liceale, Fate Vobis) talento plunderfonico del pluridezionale sound-editor-in-chief Messere Giovanni (oltreché) Zorn.

Perennemente coadiuvato et attorniato dalla solita folta congrega di tenaci mùsici naturalmente dotati di sopraffina classe esecutorea e provenienti dalle più disparate suono-estrapolazioni, stavolta l'ultra-stakanovista Giuà compone et orchestra (as usual) il tutto per cotanta eccellente quartettistica ** accozzaglia di pentagrammatici oltrechè allegri buontemponi.

In verità (Vi dico) non ebbi modo di orizzontalmente scrutare cotanta potenzialmente intrigante pellicola [alla oculistica visione potrebbe invero configurarsi la straclassica, Fantozziana Corazzat/Potemkinata, chì puote dirlo ?], but mi sia acconsentito di fattucchieramente affermare chè sé il libello medio delle immortalate immagini si avvicina anche solo percettibilmente alle fèlici, frizzanti, arzigogolate, spesso svolazzevoli partiture ivi contenute, ebbene dovremmo/potremmo trovarci altresì ad apprezzare un gran bel (et godibile) lungo+metraggio.

Alcuna suono-destrutturatzionem viene architettata e/o posta in essere all'interno delle dodici tracc(i)e contenute nel recente, XVIII-esimo e (temporaneo) ultimo Volume della Film Music Series Zorniana, bensì una acquatica, gorgogliante, a tratti sdrucciolevole e godibile semi-oretta di gradevoli e finemente [per l'appunto] cinematiche partiture sound-chincagliose assortite: le felicissime sovrapposizioni/colloqualità timbriche tra la svolazzante, Piazzolliana fisarmonicità e il sound-liquido vibrafonìo, sottintesi dall'incessante, dinamico ma ondivago lavorìo contrabassistico ("Marking Time", "Rush Hour") costituiscono spettacolosi et contemporaneamente equilibrati gioiellini nei quali le baluginazioni violinistiche Feldmaniane sfarfallano tziganamente {"Why Me?"} talvolta in maniera puntuta, più spesso garbatamente.

L'unico semi-ininfluente critico appunto ché mi sento di esternare è quello relativo ad una moderata uniformità e velata reiterazione della medesima formula nel corso dello svilupparsi delle integrali tracc(i)e; ovvero non vi sono particolari mutazioni sul portante tema timbrico-strutturale: è pur vero ché trattandosi di dover contrassegnare sonoramente una definita proposta filmica questo aspetto sottolinei volutamente le intenzionalità del frammentato componimento.

Ad ogni modo la sorniona et lunare "Romance" oppure la sfavillante e sprizzante-giuoia "Happy ending" (nel corso dei suoi due scarsi minutini) riescono (indubitabilmente) à riconciliar con l'humano globo circostante.

E Vi pare 'sì poco (mi domando oltreché direi) ?

 

* rassegna cinematografiqa internazionale (moderatamente) indipendente ideata oltreché diretta da Mr. Robert De Niro, titolare (giustappunto) della Tribeca Productions, la quale accolse [nella ultima editzionem (ben)] 274 films provenienti da 40 paesi (nazioni) diversi.

** Mister Mark Feldman al violino; Monsieur Kenny Wollesen al vibrafono; Herr Rob Burger all'accordeon; Senor Shanir Ezra Blumenkranz al contrabbasso, più guitarristico cameo del fantasmagorico Don Marc Ribot (nella traccia n° four)

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