Copertina di Joy Division The Peel Sessions
panzerfaust

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Per appassionati di musica post-punk, fan di joy division, amanti delle registrazioni live e delle atmosfere oscure e gotiche.
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LA RECENSIONE

Il tutto comincia con un flebile stridio, un sottofondo, che va ad allargarsi e ad inforzarsi fin quando entra prepotente la batteria e quel suono stridulo si fa nota, prendendo forma di chitarra. Ipnotizzando. Il clima viene scosso quando improvvisamente fa capolino la voce di Ian Curtis, così distante, così sofferta.

E' "Exercise One" la prima, breve traccia di questo "The Peel Sessions". Una, striminzita quanto bella nel suo essere così essenziale, raccolta di brani registrati dal vivo (e senza la presenza di pubblico pare) dal gruppo nel 1979, poi pubblicata ufficialmente nel 1990 per la Strange Fruits.

L'atmosfera che si respira ascoltandolo è gelida, oscura. Come fumo in una giornata d'inverno. "Insight" è inquieta, disturbata da quei cinguettii elettronici. Si riempie di sapori chiaroscurali. Bianco e nero si fondono per dare vita ad un grigio secco, bellissimo. Poi, un classico della band inglese, "She's Lost Control". Qui più prepotente che in "Unknown Pleasures", con un timbro vocale di Curtis deciso e forte accompagnato da un giro di basso sottile e suggestivo.
La batteria, con il suo suono caratteristico da sembrare una drum machine, rende questo pezzo una perla.
Curtis si scatena nella successiva "Transmission", duettando con la chitarra tagliente di Sumner. Velocizzata rispetto alla versione originale comincia la meravigliosa "Love Will Tear Us Apart" dove l'organo dona alla canzone un sound tipicamente Gothic, distaccandola dalla caratteristica attitudine Punk degli altri pezzi.

"24 Hours" è carica di pathos, è triste. E' come nebbia. "Colony" mette i brividi con la sua chitarra affilata che esplode insieme alla voce nel tripudio finale. Chiude in bellezza "Sound Of Music" che tra la chitarra stoppata e un giro di basso così particolare che sembra quasi uno strano e "oscuro" pezzo Funk.

Sarà che fuori piove e sono suggestionato dal ticchettio frenetico delle gocce sulla finestra, sarà che il cielo oggi è talmente plumbeo che mi sembra di stare dentro un quadro surreale. Sarà, ma io questo "Peel Sessions" lo voglio vedere (quasi) alla pari di "Unknown Pleasures" e "Closer".

Non è un 5 pieno, ma neanche un 4 e mezzo.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'The Peel Sessions' di Joy Division come una raccolta intensa e ipnotica di brani live del 1979. L'album viene descritto come un'esperienza gelida e oscura che mette in risalto la voce sofferta di Ian Curtis e l'atmosfera suggestiva delle tracce. Alcuni pezzi classici come 'She’s Lost Control' e 'Love Will Tear Us Apart' vengono rivalutati in versioni alternative. L'autore considera questo album quasi al livello delle pietre miliari della band, 'Unknown Pleasures' e 'Closer'.

Joy Division

Joy Division è stato uno dei gruppi più influenti della scena post-punk britannica, attivo dal 1976 al 1980 e originario di Manchester. Guidati da Ian Curtis, pubblicarono due album fondamentali, Unknown Pleasures e Closer, che li consacrarono come icone dell’oscurità rock e della new wave.
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