Copertina di Judas Priest Turbo
MaxDefender

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Per appassionati di metal classico, fan dei judas priest, amanti della musica rock anni 80 e collezionisti di album storici
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LA RECENSIONE

Nonostante questo album sia stato già precedentemente recensito su questo sito ho pensato di scrivere una mia recensione più dettagliata a riguardo.

I Priest del 1986 non sono immuni dal 'morbo' che ha investito un po tutte le bands di metal classico di quel periodo. Sembra, infatti, che il biennio 1985/1986 dominato da bands melodiche e commerciali come Motley Crue, Ratt, etc abbia spinto le bands di classic metal bands dell'epoca a cimentarsi in lavori più commerciali e leggeri, se paragonati ai loro precedenti albums. Lavori come 'Sacred Heart' (Dio), 'Russian Roulette' (Accept), 'Ultimate Sin'(Ozzy), 'Seventh Star' (Black Sabbath), 'Trilogy' (Malmsteen) sono tutti albums votati all'hair metal tanto in voga in quel periodo e 'Turbo' dei Judas Priest rientra perfettamente nella categoria.

La band decide, inoltre, di integrare il propio sound con l'utilizzo massiccio di sintetizzatori e suoni 'artificiali'; un po come fecero (anche se in maniera più convincente) gli Iron Maiden su 'Somewhere in Time'. 'Turbo' venne originariamente concepito come doppio album ma la Columbia bocciò il progetto e vennero scelte le songs più commerciali, mentre alcune delle restanti songs troveranno spazio sul disco successivo, 'Ram it Down'. L'aspetto commerciale non è nuovo per i Priest, già su alcuni albums passati la band aveva composto brani piuttosto commerciali e lo stesso 'Point of Entry' del 1981 è un album totalmente votato al metal più leggero e radiofonico. 'Turbo' non e' un brutto album, se si ha l'obiettività di considerarlo come un capitolo della lunga storia dei Priest che li ha visti sperimentare nel tentativo di evolversi e rimanere al passo coi tempi. Cosi come 'British Steel' era intriso di NWOBHM, 'Painkiller' di metal epico e 'Jugulator' di nu-metal cosi 'Turbo' riflette il periodo nel quale fu concepito.

La migliore track del disco è a mio avviso 'Reckless', il cui riff è 100% Priest e i solos melodici e ricercati. Tra l'altro questa song venne scelta come colonna sonora per il film 'Top Gun' ma la band decise di non concederla visto che all'epoca Tom Cruise era ancora un semi sconosciuto attore e l aband non voleva 'sputtanarsi' piu' di tanto. 'Out in the Cold' vanta un pregevole intro tastieristico e notevoli armonizzazioni, un altro ottimo brano. 'Turbo Lover' e 'Locked In', pur suonando come brani di bands come Bon Jovi o Ratt hanno comunque un buon groove e per chi ama l'hair metal sono sicuramente brani più che validi. 'Wild Nights, Hot & Crazy Days' è il brano piu' commerciale dell'album, una song che sembra uscire da "5150" dei Van Halen; personalmente la trovo un grande pezzo hair metal, niente che ricordi i vecchi Priest ma la qualità c'e' comunque. Il resto dei brani si adagia su standards un po fiacchi e monotoni, nulla che valga la pena di essere ricordato a parte qualche pregevole spunto in 'Hot for Love'. La band suona ottimamente, solos pregevolissimi, solita grandiosa prova di Halford ed una produzione tipicamente anni 80.

La versione rimasterizzata dell'album vanta una bonus track di buona fattura ('All Fired Up') e una versione live di 'Locked In'. L'album è tutt'ora il più venduto nella lunga discografia dei Priest e il tour che seguì l'album un successone (immortalato nel vhs e live album 'Priest... Live').

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Turbo, l'album del 1986 dei Judas Priest, inserito nel filone hair metal commerciale e caratterizzato da una forte presenza di sintetizzatori. L'autore riconosce la bontà di alcune tracce come 'Reckless' e 'Out in the Cold', ma sottolinea un generale tentativo di adattamento ai gusti dell'epoca. Pur non essendo tra i migliori lavori della band, Turbo resta importante per comprendere la loro evoluzione e il successo commerciale che ne seguì.

Tracce testi video

03   Private Property (04:30)

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04   Parental Guidance (03:26)

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05   Rock You All Around the World (03:37)

07   Wild Nights, Hot & Crazy Days (04:40)

08   Hot for Love (04:11)

Judas Priest

Judas Priest sono uno dei gruppi fondamentali dell’heavy metal, nati a Birmingham nel 1969. Leggendari per la voce di Rob Halford e il doppio attacco Tipton/Downing, hanno definito il genere dalle radici hard-blues fino all’acciaio puro, influenzando generazioni di band. Tra esperimenti audaci, acuti folli e pelle ovunque, restano punto di riferimento per ogni headbanger.
49 Recensioni

Altre recensioni

Di  MANOWAR

 La meglio è la iniziale “Turbo Lover” ed è indirizzata più verso un hard rock ottantaniano che al metal.

 Colpo basso per i Judas… veri metallari non lo comprate.