"Ten strings of darkness on a violin sad. Flowing tunes on autumn funeral, ashes spread in the northern storm. I can fly"
L'età media dei membri dei Katatonia alla pubblicazione di "Dance Of December Souls" (1993) era di circa 18/19 anni non di più. È il caso di precisare che in gioventù i nostri comuni amici non si dedicavano al Dark Rock tranquillo e melodico degli ultimi tempi, ma si muovevano in territori decisamente più pesanti.
Il genere proposto è un Doom Metal influenzatissimo dal Black e in parte dal Death. Preciso fin da ora che secondo me "Dance Of December Souls" è il disco più pesante dei Katatonia. Se il successivo "Brave Murder Day", loro capolavoro, era pregno di atmosfere tristi e catatoniche qui invece è la rabbia a prendere il sopravvento. Caratteristiche che appaiono chiare fin da subito. Dopo la spettrale intro "Seven Dreaming Souls" si parte con uno dei capitolimigliori di questo disco ossia "Gateways Of Bereavement". I riff suonati ad una discreta lentezza sono perfettamente inseriti nell'insieme della composizione e rendono il brano molto pesante nel suo incedere. La voce si inserisce su questi passaggi con il suo timbro lacerantee se sicuramente Renske ha una voce qui grezzissima c'è da dire che compensa tutto con una grandissima espressività.
"In Silence Enshrined" non cambia le coordinate del disco, il brano ha ritmiche più veloci anche se non si discosta mai da quel senso di disperata rabbiosità. Rabbia che fuoriesce del tutto con "Without God" colma di riff violenti e vocals estremamente aggressive e che si mantiene su velocità medio-basse. Il disco raggiunge il suo apice quando la rabbia lascia atmosfericamente spazio alla disperazione. La sesta, meravigliosa traccia "Velvet Thorns (of Drynwhyl)" dopo una breve parte iniziale veloce si dipana nell'oscurità totale per circa un quarto d'ora fra melodie suadenti e tristissime, inquietanti silenzi fino a concludersi con una serie di parole solo impercettibilmente sussurrate. L'ultima vera e propria canzone è un altro capolavoro di notevole interesse. La lunghissima "Tomb Of Insomnia" è infatti decisamente la traccia più cupa e disperata del disco. Riff tipicamente Doom/Death si incrociano con stacchi acustici, il tutto guidato dal growl/scream di Renske qui forse al suo apice in veste di cantante. Un brano quindi imperdibile che racchiude appieno l'essenza del disco che viene chiuso dal breve outro "Dancing December".
"Dance Of December Souls" è un disco in sintesi ostico e grezzo ma ricco di spunti brillanti che verrano ampliati e portati alla perfezione nel successivo capolavoro "Brave Murder Day". L'ascolto resta ad ogni modo un obbligo per gli amanti del genere perchè contiene alcuni dei brani più belli che il Doom abbia mai proposto e in ultima istanza per l'innegabile emotività che si percepisce frai solchi di questi brani.
Un 'campo infinito ed eterno, dove anche Dio è terrorizzato.
Una vetta espressiva equilibrata, perfetta, sincera ed entusiastica.