I bei tempi passano, i ricordi restano. A volte sono le persone importanti o i bei paesaggi che passano, mentre a restare sono i rimpianti.

Avete presente quando, montando un filmino delle vacanze, vi ritrovate a rimirare commossi fotogrammi di paesaggi che vi siete persi?
Splendidi paesaggi, come un tramonto sulle alture rocciose e secche che circondano Cusco, la lunga scia fumosa alzata da un pulmino sgangherato che percorre a tutta velocità una polverosa strada in Mpumalanga, o la luce del mattino che filtra tra le pareti dell'Antelope Canyon e che le rende quel posto magico che ne fa lo sfondo ideale di ogni desktop?

Io di ricordi del genere ne ho persi parecchi, assorto com'ero nel guardare la realtà attraverso un mirino ottico o un piccolo schermo LCD, eppure rivedere quelle immagini mi scalda ogni volta il cuore come se fossi lì davanti.

Kennebec, nome di una varietà di patata americana, è anche il moniker del producer newyorkese Eric Phillips. Si vede che gli piacciono le ambientazioni bucoliche. Membro del roster di Night Time Stories, etichetta di numerosi artisti tra cui i ben più noti Khruangbin, ha pubblicato per questa il suo secondo album Without Star Or Compass.
La sua "Leaving the Canyon" mi fa lo stesso effetto ed evoca in me sia l'amarezza di essermi perso un momento di rara bellezza, sia la nostalgia buona di aver rivisto quegli ambienti e quei cieli familiari che credevo persi.
Si tratta di un brano midtempo, elettronico ma al contempo con chiare sonorità folk e atmosfere ambient.
La voce di cuoio conciato di Samuel T. Herring, già voce dei Future Islands, è perfetta per questo brano: melodiosa e leggera nonostante il timbro caldo e gutturale.
Inizia la visita della valle dei ricordi.

Un flauto incantato viene suonato in una foresta pluviale da un peruviano con diploma di conservatorio (lasciatemelo credere!).
È un breve teaser del mood alla "mito del buon selvaggio" che troveremo nel pezzo, ma è un accenno appena: finisce non appena entra il pad saturato a scandire il tempo. Qualche accordo appena accennato risuona nell'intro, una delle parti più atmosferiche del pezzo.

Ecco quindi il groove di batteria (campionata o suonata che sia) ha quel feeling sincopato da world music, ma molto rallentato.
All'ingresso della batteria, il pad cede il posto al lento giro di un basso leggermente compresso che sussurra gli accenti del giro melodico in secondo piano, fondendosi benissimo con il kick e risultando a conti fatti la vera anima del brano.

Voci di sirene ci trascinano ad un ritornello, vero apice del brano.
Ecco che il nostro flautista peruviano ci dà dentro: raggiungiamo il climax del brano con le note acute del flauto, piene di pathos e di sofferenza emotiva, come quella cantata dal buon Samuel.

Certo, c'è dolore per la perdita di chi non ci vuole più accanto, ma questa fuga nella natura selvaggia ci ha fatti maturare.
"Non paura, ma speranza, mi troverai qui / Lascio una luce accesa" ci dice Samuel, mentre la paura di trovare la propria dimensione solo andandosene è ciò che crea la tensione e movimento nel testo del brano.
Forse qui si parla di farla finita, o forse si parla solo di lasciare un amico o una compagna in pace, o forse solo di lasciare accesa una luce e una porta aperta e accettare il fallimento e tirare avanti, e ora sappiamo che non vogliamo che sia la paura a decidere per noi.

Tornano le sirene, i riverberi di un flauto andato come i bei tempi, e il brano si chiude come quando si crolla esausti tra le braccia di Morfeo, colti da un sonno improvviso, dolce e riposante.

Siamo giunti alla fine della visita nel canyon diffuso dei ricordi. Ringraziamo la nostra guida di oggi, Samuel.
Abbiamo fatto tante belle riprese, le riguarderemo una volta rientrati nella nostra stanza e ci stupiremo di quanto siamo stati ciechi quando invece dovevamo vedere.

Mentre scrivo questa recensione è appena passata la mezzanotte e mio nonno Ferruccio ha appena compiuto 100 anni tondi tondi.
Ditemi voi se questo non è un momento unico e stupendo da riprendere o fotografare, o se non è invece qualcosa da vivere e, a suo tempo... lasciare andare.

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