Copertina di Khanate Capture & Release
Marcel Proust

• Voto:

Per appassionati di musica estrema, fan del doom metal e della sperimentazione sonora, ascoltatori coraggiosi
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LA RECENSIONE

Al di là di quali possano essere i vostri gusti musicali attuali, io vi consiglio caldamente di sottoporre alla vostra cortese attenzione questo (o un qualsiasi...) album dei Khanate, giusto per mettere in discussione il concetto stesso che avete, necessariamente, della musica e di ogni suo più latente e viscerale aspetto... operazione, è vero, inconsueta per chiunque che, a differenza mia, ama cullarsi nelle proprie convinzioni o nei propri pregiudizi.
Non preoccupatevi ragazzi, anch'io la prima volta (circa 2 anni fa) che ebbi per le mani il secondo disco di questi simpatici ragazzi ("Things Viral"), ne rimasi poco affascinato... anzi dirò di più, non ne capii il motivo... come si fa, pensavo, ad ascoltare e, cosa ben peggiore, a suonare sta roba????!!
Il rigetto era automatico dopo pochi minuti... così il suddetto dischetto venne gettato da me in uno scaffale insieme a tutti gli altri... lo avrei rimpianto amaramente di li a poco.

Ma procediamo con calma... per tutti voi profani sappiate che i Khanate sono l'ennesimo parto della mente di 4 serial killers, + che recidivi e già arcinoti alla giustizia: il pazzo pluriomicida Stephen O'Malley, responsabile dei roghi di Burning Witch e dei massacri di SunnO))); lo scienziato folle James Plotkin, da anni affetto dalla paurosissima sindrome di Old, alla stregua del suo assistente schizofrenico e clorotizzato Alan Dubin; chiude le fila il temuto scorticatore di pelli umane Tim Wyskida, affiliato del gruppo terroristico Blind Idiot God.
Le efferatezze compiute dai 4 in questo caso sono a dir poco allarmanti: attentato alla pubblica sicurezza (del nostro apparato uditivo), tentata strage (di cellule cerebrali), eccesso di lentezza (musicale-circa 6 battute in media tra un riff e l'altro), possesso di materiali altamente pericolosi, nocivi e terribilmente esplosivi (le loro testate), stupri continuati (di decine e decine di chitarre Les Paul e altrettanti ampli), nonché spergiuro (nei confronti di ogni realtà musicale), calunnia, percosse, falso ideologico e spaccio (materiali musicali anticonformisti, devianti e perversi).
Questo è un documento, che comprende i 2 obiettivi che questa pericolosa gang criminale aveva già raggiunto prima di essere consegnata all'autorità, ritrovato in grossi quantitativi, nello squallido tugurio dove si nascondevano, in formato compact disc e in quantità ben più limitate, sotto forma di vinili consunti.

- CAPTURE: who says I can't have? ... questo monito è seguito da suoni angoscianti, ultraribassati, nonchè fastidiosamente graffianti, nel loro lento incidere.
Chi ha già seguito la vicenda "Things Viral", in particolare la track 4 - "Too Close Enough To Touch" - si sentirà immediatamente in media res... sembra quasi che si ricominci proprio nel punto in cui si erano paralizzate e consumate le precedenti nefandezze. Quel cane di O'Malley fa vibrare dei fendenti che lasciano senza fiato, con delle stoppate marce, a tal punto che sembra di sentire il sangue irrigidirsi, ed imputridire, mentre la voce di Dubin è, al solito, all'apice di una cancerogenesi interiore!!
A 12 minuti e mezzo circa si assiste ad un pauroso, per quanto breve, mantra di subarmonia, per tornare circolarmente alla ridondanza disturbante già sperimentata all'inizio...
- RELEASE: non aspettatevi alcuna pietà... it's cold when I touch you... le pareti sono tutte schizzate di sangue, il pavimento ricoperto di brandelli di ciò che un tempo poteva dirsi un corpo umano; il metronomo O'Malley è sempre in agguato, a contare i secondi, dilatatisi in un barlume d'infinito, a pestare carni con incisioni profonde e laceranti... Plotkin sembra sempre esterno alla faccenda, ma questa è un'illusione che si paga cara, con la vita, o peggio, ridotti ad uno stadio di catalessi perpetua... vi è quasi la ricerca di una stasi perfetta, la speranza di osservare prima o poi, nella notte, la deflagrazione di una stella oscura, l'istinto ad addensare quanta più fisicità in qualche suono disconnesso... sino al 20° minuto di barbarie, quanto tutto implode (godo!!!) !!!

Una breve descrizione può essere cristallizzata in questa formula: dimensional, extended surrealist riff-form!

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Riassunto del Bot

La recensione esplora l'album "Capture & Release" dei Khanate, offrendo un'intensa immersione nel doom metal estremamente lento e disturbante. L'opera è descritta come una sfida ai preconcetti musicali con riff prolungati e atmosfere angoscianti. Nonostante l'ascolto inizialmente ostico, l'album conquista per la sua unica potenza espressiva. L'autore esalta la capacità della band di spingere i limiti della musica verso territori sonori disturbanti e avvolgenti.

Tracce

01   Capture (18:13)

02   Release (25:03)

Khanate

Khanate è un gruppo statunitense di drone/doom formato da Stephen O’Malley, James Plotkin, Alan Dubin e Tim Wyskida. Attivo nei primi anni 2000 con album come Khanate (2001), Things Viral (2003), Capture & Release (2005) e Clean Hands Go Foul (2009), è tornato nel 2023 con To Be Cruel.
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