Copertina di Kina Parlami Ancora
sfascia carrozze

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Per appassionati di punk, hardcore, musica indipendente italiana e fan delle scene underground degli anni '80 e '90
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LA RECENSIONE

"L'autoproduzione e l'autogestione come strumenti per la comunicazione e le esperienze antagoniste". Rileggere questa frase nel retrocopertina, oggi, a distanza di oltre vent'anni dagli esordi fa decisamente un certo effetto: Alberto, Giampiero, Sergio, Marco, Stefano: o più semplicemente, nel tempo, i Kina.
Misconosciuta (...ma mica tanto) band che ha rappresentato ed accompagnato una parte fondamentale del vitale, reattivo, rock indipendente, antagonista (definizione estremamente generica... utilizzata non a caso) di casa tricolore.

Nato agli albori degli anni '80, questo scalcinato manipolo di imberbi, cocciuti punksters, provenienti dalle arcigne, fredde e "desertiche" lande Valdostane, hanno mosso i primi furibondi, post-adolescenziali, determinati passi nell'allora fervida, nascente scena punk/anarchica tricolore... (bei tempi!). Registrato in soli quattro giorni "Parlami Ancora", venne dato alle stampe nel 1992, per la autogestita, storica etichetta (e non solo...) della stessa Band: BluBus Records (omaggio nient'altro che allo scalcinato furgone azzurro che li ha "comodamente accompagnati" in giro per quindici lunghi, intensi, anni di concerti in mezza Europa); a modesto avviso di chi umilmente ciancia a posteriori, rimane con tutta probabilità il lavoro più raffinato ed intenso, grazie anche all'apporto propulsivo del sassofonista/chitarrista/vocalist Stefano Giaccone (credo non vi sia necessità di ulteriori "presentazioni").

Quarto album in studio della loro non troppo copiosa discografia (cinque studio-album e tre dischi dal vivo più una manciata di singoli), colpisce per forte immediatezza armonica (non faciloneria...) e freschezza compositiva: limati gli aspetti più hc/efferati (di qualità eccellente, a scanso di equivoci) degli esordi, vengono alla luce lucide canzoni aggressive, trascinanti ed intriganti ma "con tatto" (mi si perdoni la forzatura): "Strade vuote" , "L'assalto del tempo" oppure la acustica "Fu il vento", rasentano davvero l'immortalità, dotate di quella forza e altisonante qualità che ancora oggi ci permettono di riconoscere loro quali elementi portanti ed insostituibili di un certo tipo di suono (per così dire) non-allineato; l'essenza punk/hardcore è sicuramente ancora presente, (soprattutto a livello poetico/testuale), ma come passato al setaccio, prosciugato (ma non sterilizzato) dagli aspetti più-a-grana-grossa... il risultato è sotto le orecchie di tutti: un autentico e piccolo capolavoro!

Qualcuno sosterrà la classe non eccelsa (a livello meramente esecutivo...) di quanto propugnato: il perno portante di dischi come questo (e di questa musica) è la assoluta schiettezza di intenti messa in campo e la devastante sincerità nel risultato ottenuto. Alberto e Sergio, dal 1999 proseguono quell'indimenticato/bile discorso, nella nuova kina-incarnazione denominata "Frontiera", la quale a breve darà alle stampe il nuovo e secondo lavoro... "Parlateci ancora" mi raccomando.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Parlami Ancora' dei Kina, un album autoprodotto del 1992, emblema del punk-hardcore italiano più autentico e intenso. Il disco, registrato in pochi giorni, rimane un capolavoro per freschezza compositiva e sincerità espressiva. Pur con una tecnica non sempre perfetta, l'album si distingue per l'impatto poetico e musicale, confermando la band come punto di riferimento della scena antagonista. La recensione evidenzia anche la continuità della musica con il progetto Frontiera.

Tracce video

01   Strade vuote ()

02   Uomini in lotta ()

03   Tempo di cambiare ()

04   L'altra faccia ()

05   Lo specchio ()

06   La loro libertà ()

07   Mondo mai visto ()

08   Ancora contro tutti ()

09   Il suo silenzio ()

10   L'assalto del tempo ()

13   Fu il vento ()

Kina

Band hardcore punk della Valle d’Aosta, attiva negli anni ’80-’90 con forte etica DIY legata a Blu Bus. Nella loro storia compaiono Alberto, Giampiero, Sergio e Marco, con il contributo di Stefano Giaccone. Dopo lo scioglimento, parte della band ha dato vita ai Frontiera.
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