Copertina di Kirsty MacColl Electric Landlady
Danny The Kid

• Voto:

Per appassionati di musica folk e pop, fan degli anni '90, amanti di testi profondi e voci femminili uniche
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LA RECENSIONE

Forse questo mio scritto più che una recensione sembrerà una dichiarazione d'amore, forse ad alcuni risulterò stucchevole e melenso, e se così fosse me ne scuso in anticipo, ma non è facile parlare di un album che ha significato così tanto per me senza abbandonarmi totalmente alle mie sensazioni, mi è difficile rimanere lucido e distaccato quando parlo della mia reginetta, di colei che detiene il personalissimo scettro di voce femminile della mia anima, però vale la pena di provarci.

 Dopo l'acerbo, coloratissimo ed entusiastico esordio "Desperate Charachter" del 1981 ed un sospiratissimo e assai pregevole anche se un po' ingenuo secondo album, "Kite" del 1989 Kirsty MacColl piazza il colpo vincente nell'anno 1991 con "Electric Landlady", mai titolo fu più fallace. L'eclettica creatività di questa meravigliosa cantautrice acqua e sapone si esprime all'apice del suo estro, la sua voce è un'autentica meraviglia, i suoi testi sono molto più maturi e consapevoli rispetto al passato, senza perdere nulla della sua schietta ed immediata spontaneità ed il suo ventaglio stilistico raggiunge il massimo dell'apertura. "Electric Landlady", a dispetto del titolo, è la massima espressione della Kirsty più folkie, sognatrice, disillusa, melanconica, allegra, innamorata, un'artista che sa parlare di stati d'animo e sentimenti arrivando dritta al mio cuore come nessun altro.

Tra i dodici petali multicolori che formano questo meraviglioso fiore che è "Electric Landlady" ce ne sono alcuni che spiccano maggiormente tra le tinte tenui dell'album, come ad esempio "Walking Down Madison". Scritta a quattro mani con Johnny Marr ed originariamente destinata ad Alison Moyet, ma Kirsty interpreta alla perfezione questo luminoso esempio di crossover rock/hip-hop, arricchito dalla graffiante chitarra di Marr e dal rap conclusivo di Aniff Cousins, un brano di classe straordinaria e parecchio all'avanguardia per quegli anni, il sabor latino di "My Affair", deliziosa sarabanda di ottoni mariachi nonchè schietta dichiarazione di indipendenza e libertà e primo palese esempio dell'amore per i suoni ed i colori dell'America a sud del Rio Grande che la porterà anni dopo a concepire un altro capolavoro come "Tropical Brainstorm" e una tagliente "Lying Down", un midtempo dalle sonorità quasi alternative rock tendenti al rock-blues caratterizzato da un basso pulsante e chitarre moderatamente distorte, la canzone più dura mai scritta da Kirsty MacColl, nobilitata da un testo affascinante ed a tratti criptico.

Nonostante queste impennate elettriche questo rimane comunque un album di rara e squisita dolcezza, a dispetto del titolo le sonorità sono prevalentemente acustiche, l'atmosfera che si respira è quella di un pop-folk raffinato ed agrodolce, che spazia da una malinconica ed avvolgente bossanova come "We'll Never Pass This Way Again", ad uno dei primi amori di Kirsty, il country, ben rappresantato dalla frizzante "All I Ever Wanted", chiusa da un incisivo assolo di armonica. In ultima analisi è proprio questa la carta vincente di "Electric Landlady", saper unire dolcezza e riflessione con leggerezza ed allegria in modo da ottenere un album scorrevole, armonico e perfettamente bilanciato: episodi spensierati (almeno in apparenza) come "He Never Mentioned Love" e il folk cantilenante di "The Hardest Word" si alternano a struggenti picchi emotivi come "The One And Only", marchiata a fuoco dal malinconico ed inconfondibile tocco degli amici Pogues, in ricordo dei tempi di "Fairytale Of New York", la sognante ed incantevole serenata alt-country di "Maybe It's Immaginary", decorata da un impeccabile fiddle e la ballad antimilitarista "Children Of The Revolution", altra collaborazione con Johnny Marr, che si ricollega sia come tematiche che come sonorità semi-elettriche al precedente album "Kite". C'è infine la perla tra le perle, una canzone che rappresenta in toto lo spirito di "Electric Landlady": "Halloween", stupenda melodia, sognante, un po' maliconica ma allo stesso tempo leggera e trascinante, arricchita da fiati, archi e chitarra elettrica, che trasmette un bellissimo messaggio: non dimenticare il bambino che è in noi, mai rinuciare all'innocenza, alla fantasia, alla gioia di vivere, perchè non è possibile scappare dai propri sogni.

Ora, non ho la minima idea di quale sia il valore oggettivo di "Electric Landlady" secondo la qualificata opinione di qualche esimio professore e critico musicale e manco m'interessa minimamente conoscerla, io so solo che per me questo è il miglior album del 1991, saranno solo voli pindarici di un ragazzo sensibile ma il microcosmo di Kirsty MacColl, di questo album in particolare coincide alla perfezione con il mio. Tutto in "Electric Landlady", in primis quella voce così soffice, leggera ed espressiva ma anche le sonorità, i testi, gli arrangiamenti, ogni piccola sfumatura è come se mi appartenesse intimamente, questo non è un album che ammiro a distanza dalla dimensione comunque distaccata di ascoltatore come tanti altri grandi capolavori ma mi sembra di viverlo in prima persona ogni volta che lo ascolto, ed è sempre una meravigliosa sensazione.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra con passione l'album Electric Landlady di Kirsty MacColl, considerato l'apice della sua carriera. L'autore evidenzia la ricchezza stilistica, le sonorità acustiche e il valore emotivo dei brani, sottolineando collaborazioni eccellenti con artisti come Johnny Marr. La descrizione mette in luce un equilibrio perfetto tra dolcezza e spinta creativa, valorizzando la voce unica e i testi profondi della cantautrice.

Tracce testi video

01   Walking Down Madison (06:35)

02   All I Ever Wanted (03:51)

03   Children of the Revolution (04:00)

06   Lying Down (04:51)

07   He Never Mentioned Love (03:53)

Leggi il testo

08   We'll Never Pass This Way Again (04:33)

09   The Hardest Word (04:36)

10   Maybe It's Imaginary (02:13)

11   My Way Home (04:27)

12   The One and Only (03:42)

Kirsty MacColl

Cantautrice britannica (1959–2000), figlia del folksinger Ewan MacColl. Nota per una scrittura arguta e melodie pop-folk, collaborò con The Pogues, The Smiths e Talking Heads. Moglie del produttore Steve Lillywhite negli anni d’oro, concluse la carriera con la svolta latina di Tropical Brainstorm. Morì nel 2000 in un incidente nautico in Messico.
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