Il folk metal: forse mai un sottogenere dell'heavy metal si può rivelare così dispersivo. Se i Cruachan suonano folk, dove finisce il folk rispetto al black? I primi Satyricon suonavano black? Come si pone il medieval black rispetto al folk? E il celtic, che senso ha come definizione? Dov'è che si distungue il folk da birreria tedesco da quello più cantautoriale dei Folkstone? E quando i Folkstone stessi sembrano essersi dati al folk punk? I Bathory suonano folk? Burzum? Tra Amon Amarth e Ensiferum come lo definiamo il viking? Tutt'altra pasta rispetto agli Ensalved. E il pagan?
Eppure il folk metal nella sua accezione più vicina all'essere una combinazione di heavy metal + musica/tematiche folk esiste eccome e qua ne abbiamo un esempio grandioso: i Korpiklaani.
Siamo a inizio anni 2000 e le contaminazioni folk nella musica dura ci sono da un pezzo; folk punk e folk metal esistono già, diciamo. Dove però il folk punk, che ha radice quasi solo irlandese, non si cura troppo di mitologia, natura o leggende e abbraccia tematiche più standard del punk, il folk metal parla di esattamente quello di cui ti aspetteresti parli un omaccione finlandese alto uno e ottantasette: bevute colossali, leggende varie e storia della sua terra e della sua natura.
E in sostanza è qua che incrociamo i Korpiklaani, che con il loro inglese sgangherato e un immenso gusto folk nordico.
Ad aprire le danze è "Wooden Pints", pezzo in cui è evidente l'anima ubriacona e casinista del gruppo, con un ritornello tra i più azzeccati che si ricordino. La gente ci sente spesso un tono estremamente allegro ma io in tutta onestà - sarà per la timbrica degli strumenti folk o per il vocione che suona minaccioso - ci sento un suono molto combattivo e primordiale. Da qua in poi cali veri non ce ne sono: si passi per la bellissima "Shaman Drum" o per l'energica e punkeggiante "You Looked Into My Eyes", si ascolti la struggente "With Trees", tra i capolavori del disco, oppure "Crows Bring the Spring", che rivela l'anima pagan metal del gruppo con una sorta - parrebbe - di omaggio ai Bathory; sono tutti brani ottimi, con buoni incastri e ottimi elementi folk. I testi sono legati alle bevute e al misticismo naturale/sciamanico che è tipico di quelle terre nordiche.
Al livello di sound l'elemento evidente è la voce del frontman, molto caratteristica e tipicamente folk; ma è da notare come si presentino nitidi e puliti gli strumenti folk che spesso hanno quasi la precedenza su quelli elettrici, rinunciano alle contaminazioni black (se non per la cadenzata "Crows Bring the Spring" che potrebbe essere ricondotta al filone dei mid tempo pagan, appunto) e a quelle death melodico, anzi ritagliano grandi e meritati spazi per le sezioni strumentali.
Il gruppo maneggia infatti la componente strumentale con grande capacità e il modo in cui riesce a alternare brani da taverna a lunghe esplorazioni della natura nordica è mozzafiato; ora Jonne sembra un cantastorie o un menestrello, adesso invece sembra che traccia umana non ci sia e che ci si trovi al cospetto di divinità del bosco: la carica emotiva di questo disco è alta.
Non saprei quale sia il migliore o più iconico disco folk metal, né quale sia per i Korpiklaani. Ma qua abbiamo un ottimo candidato. Voto: 87/100.
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