Kraftwerk
Autobahn

()

Voto:

Storia essenziale della musica elettronica

 

VI. La dance al tempo dei Kraftwerk

 

Nel 1893 il franco-scozzese William Dickson, mente propulsiva nei laboratori di Thomas Edison, inventò il cinetoscopio. La curiosa invenzione, capace di riprodurre l'effetto del movimento attraverso una sequenza di immagini, pose le basi di un'arte la cui paternità sarebbe stata disputata, nei decenni a venire, tra Edison e i fratelli Lumière; nella sostanza Dickson inventò il cinema, subodorandone le potenzialità solo quando avrebbe deciso di congedarsi dal suo mentore troppo intento a seguire le evoluzioni del neonato fonografo. Il bretone accese la miccia del cinematografo, pur non intuendo la cinepresa: fu il precursore, non l'inventore.

Così nella florida Germania degli anni '70 i Kraftwerk, sostanzialmente identificati nelle menti ostinate di Ralf Hütter e Florian Schneider, elaborando gli stilemi elettronici tanto cari alla cultura tedesca, forgiano l'elettronica di consumo, la disco-music che non si balla nelle discoteche, la musica per le masse senza le masse. Dopo i controversi inizi accreditati prima al collettivo "Organisation", poi all'effettiva band di Düsseldorf, è attraverso Ralf & Florian del '73 che il duo tedesco accede alla combinazione del Kraftwerkklang, introducendo attraverso "Elektrisches Roulette" e "Kristallo" l'era della più grezza e sincopata techno-dance. Il lavoro, impreziosito da almeno un altro paio di chicche come "Tanzmusik" e "Ananas Symphonie", si pone come vorspeise naïf a quello che sarà il primo fenomeno popolare della produzione Kraftwerk, il primo effettivo esempio di elettronica orecchiabile ove l'unità melodica entra in loop replicandosi uguale a se stessa. Autobahn, per certi versi ancora affine in più parti alla precedente produzione, reca nella sua memorabile title-track il tipico sound Kraftwerk. Appare, inusitata, la voce naturale di Hütter (precedentemente Florian Schneider si era esibito col vocoder in "Ananas Symphonie"), segno inequivocabile della nuova transizione di stile: "Wir fahr'n fahr'n fahr'n auf der Autobahn" suona a mo' di ritornello infantile in tutta la sua essenzialità, rinnovando periodicamente l'unità melodica fondamentale. L'impianto strumentale si inserisce in perfetta era techno-dance attraverso l'indulgenza all'uso dei sintetizzatori, e per la prima volta, al ricorso alle percussioni elettroniche, nonostante episodi vintage come il suono del flauto di Schneider, scoria ancora rappresentativa del classicheggiante pre-Autobahn, facciano la loro comparsa. Per la prima volta la voce-guida non è il disordine, lo scarto, la variatio: il loop ripetitivo è la nuova cifra stilistica, il continuo indugio sulla riproposizione di schemi precostituiti di cui si farà forte l'elettronica da ballo che tanto dovrà al collettivo di Düsseldorf.

Con Autobahn i Kraftwerk, al pari di Dickson, si pongono come precursori: come il bretone ebbe l'intuizione del cinematografo, così essi si pongono come anticipatori della disco-music e i suoi derivati, non attuatori, né esecutori; La musica di Hütter e Schneider non è né mai sarebbe stata disco dance. Pur predicando infatti la ripetizione e l'orchestrazione dance, il sound Kraftwerk è tutt'altro che ballabile, praticabile; il lento incedere delle tastiere ove ogni nota è predetta dalle sequenze delle note precedenti, pur nella sua orecchiabilità, tradisce il movimento: lo accompagna, senza coinvolgerlo. Non a caso uno dei più rappresentativi episodi danzerecci dei Kraftwerk, quel "The Robots" che due anni dopo consacrerà il gruppo agli onori internazionali, si porrà come "musica per automi", break-dance inane e meccanica per non-danzatori, cui tributerà merito anche un inclito videoclip girato da quattro statici signori impettiti e glaciali. Il sound statico della disco-music kraftwerkiana rimarrà la cifra peculiare del gruppo di Düsseldorf sino ai giorni nostri, sulla scia di una produzione che continuerà il percorso di Autobahn senza cambiare le proprie fattezze, se si esclude il più movimentato The Mix del 1991: nell'era dell'aggiornamento della musica da discoteca, prima attraverso il techno-pop degli '80, poi attraverso la house dei '90, il Kraftwerkklang rimarrà ancorato alla sua fiera non ballabilità.

Autobahn, disco precursore e postcursore, legato ancora alla tradizione dei caotici inizi kraftwerkiani: la forma suite della title-track verrà soppiantata dal successivo Trans-Europe Express, ove la fruizione dei brani sarà più equilibrata e si assisterà al ripulimento certosino di tutte le scorie destrutturanti dei primordi, defezioni presenti in Autobahn nel primo movimento della "Kometenmelodie" di Hütter e Schneider (più canonico e prevedibile, in perfetto stile Kraftwerk, il secondo movimento) e nella sperimentale "Morgenspaziergang", ove la sintesi elettronica di suoni naturali risulta al di fuori del seminato di ricerca della band tedesca.

I Kraftwerk si arricchiscono oggi della linfa dell'informazione d'essai, le webzine, i pamphlet musicali. Come Dickson privi di accreditamento da parte dell'opinione pubblica, sconosciuti alla teen-generation cultrice della musica da ballo che indirettamente deve loro il parto prematuro della disco-music. Un'incubazione  nota solo agli specialisti del settore, ma luminescente. Si muove in grande spolvero sul Maggiolino bianco di Schult, lenta e macchinosa come un robot, fiera e frivola come la modella che dà il meglio di sé solo davanti alla telecamera. La stessa telecamera figlia del cinema di Dickson, quando era in voga quella danza ricordata oggi col nome di foxtrot.

 


Segue una lettura critica sul Kraftwerkwelt: poiché la trattazione esula dagli scopi informativi di questa collana di recensioni, può essere ignorata; chi vi fosse interessato può allargare il proprio campo di conoscenze sulla comune di Düsseldorf.

 

 

Apocalissi industriale e sentimento popolare: come nei Kraftwerk visse la civiltà della macchina

 

"Smitizzando il sintetizzatore, i Kraftwerk di fatto smitizzarono proprio la civilta' delle macchine contro cui a parole si accanivano; e, infatti,
finirono per portarla in discoteca. Questi dischi rispolverarono miti e sterotipi (inquietanti) del futurismo trasformandoli in miti e sterotipi (innocui) della generazione che non aveva studiato il futurismo a scuola.

Pochi voltafaccia furono clamorosi come i loro, e pochi voltafaccia furono influenti come il loro." (P. Scaruffi)

La voce inclemente di Piero Scaruffi, tra più discussi e contestati guru della critica musicale odierna, destruttura in poche battute il Kraftwerwelt, specificando le linee guida di ciò che viene supposto essere il più consistente bluff della storia della musica moderna. La considerazione dello studioso, pur trascurabile da molti dei più accaniti cultori di Hütter e Schneider, merita però più di una riga di commento. L'analisi riguardante il presunto dietrofront dei Kraftwerk discende preminentemente dall'osservazione delle peculiarità di Autobahn: è nell'automobile che il collettivo di Düsseldorf vira verso il techno-pop, tralasciando quella sperimentazione caotica dei primordi atta a portare alla luce lavori come Kraftwerk2 e Ralf & Florian, ad oggi tra i più interessanti esempi di proto-industrial da camera, lavori di nicchia incapaci di consegnare alla fama Hütter e soci al pari di The Man Machine e Computer World. Da Ralf & Florian ad Autobahn lo scarto è notevole: l'impostazione è la stessa, ma il sound è mutato, rinnovato; in breve i Kraftwerk avrebbero finito per fondare la disco-music pur partendo da premesse ben diverse. La considerazione quindi su un presunto cambiamento di intenzioni in corso d'opera da parte di Hütter e Schneider è ineluttabilmente sacrosanta; lo si può chiamare voltafaccia, dietrofront, evoluzione di percorso: non è in ogni caso possibile individuare una definizione univoca per quella che è stata semplicemente una trasformazione. Lo stesso Scaruffi non si rivolge certo ad un fattore unicamente musicale: il "voltafaccia" cui fa riferimento riguarda l'intera cultura kraftwerkiana, la comunità di intenti che proprio nel passaggio da Ralf & Florian ad Autobahn sarebbe stata sconfessata a favore di altri interessi. Andiamo nel dettaglio: i Kraftwerk avrebbero destrutturato la "civiltà delle macchine" da loro demonizzata. Notazione curiosa, ma presumibilmente non "mirata". Il riferimento, non rivolto al solo episodio del "dietrofront" del '74, si fa forte delle considerazioni di carattere globale su almeno due episodi eclatanti della discografia di Hütter e soci: Radioactivity e The Man Machine, tra i più orecchiabili della band tedesca. In entrambi i dischi i Kraftwerk non fecero mistero di rivolgere il proprio sguardo d'attenzione nei confronti della cultura del progresso tecnologico, definendo attraverso un sound spesso grottesco, non infrequentemente apocalittico, una visione di insieme apparentemente non indulgente. Si trova forse qui il bandolo dell'intricata matassa kraftwerkiana, l'indiretta risposta all'inclemente accuse di Scaruffi: nei Kraftwerk convissero indissolubili l'apocalissi industriale e il sentimento popolare. La civiltà della macchina non fu mai oggetto di accanimento verbale del gruppo tedesco (se si esclude la rivisitazione remixata di "Radioactivity" del '91), contrariamente a quanto ritenuto da Scaruffi: i pochi stralci verbali disseminati qua e là da Hütter e Schneider non fecero altro che porsi da riempitivo di un ritornello orecchiabile, non assurgendo mai al ruolo di testo impegnato. In "The Man Machine" la cantilena originale "Man Machine, pseudo human being Man Machine, super human being" corrisponde alla ricerca di intenti puramente eufonici da parte del collettivo di Düsseldorf, in apparente contrasto con un'architettura musicale che pur tradendo un'impostazione complessivamente semplicistica, si presenta nel suo minaccioso piglio pseudo-industriale, correo e colpevolizzante. In "The Man Machine" convivono il dramma autofago della scena industrial e il girotondo popolano di una mazurka di periferia. Non c'è alcuna invettiva nei confronti della cultura tecnologica, non una presa di posizione, non una filippica: appare, perfettamente smussato, il diverbio tra registro musicale e corredo verbale. L'ulteriore riprova del cambio di tono in "Radioactivity" (la versione di The Mix del 1991 riporta un testo significativamente invettivo a seguito dell'ecatombe di Chernobyl), non fa altro che testimoniare l'assoluta franchezza di intenti di un gruppo che tredici anni prima si era limitato a cantare un innocuo ritornello senza prevedere la portata di eventi che si sarebbero verificati di lì a poco. Così, negli intenti dei Kraftwerk non ci fu mai, presumibilmente, un voltafaccia, mai un rinnegamento; il cambio di traiettoria del 1974 avrebbe consegnato nelle discoteche il Kraftwerkklang, rinnovando l'elemento musicale, ma mai la civiltà tecnologica sarebbe stata intaccata dalla scarna filosofia della band tedesca, tutta intenta a tramandare l'orecchiabilità del proprio bagaglio discografico.

Se poi quell'impostazione musicale, spesso tra l'apocalissi e il patema, sia stata veramente indice di una condanna sostanziale nei confronti della civiltà della macchina, a nessuno è dato saperlo. Se non a chi, in fede, ha colto l'essenza del KraftwerkKlang.

 

Se non ti è piaciuta questa recensione puoi attendere il capitolo successivo o ritornare indietro e fare un'altra scelta!

 

Questa DeRecensione di Autobahn è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/kraftwerk/autobahn/recensione-eneathedevil

Area sponsor. La vedono solo gli utenti anonimi. Quindi Accedi!


Ultimi Cinquanta commenti su NovantUno

ZiOn
Opera: | Recensione: |
Mamma r'a culonn, e che r'è 'stu papiell!! :D
BËL ( 01 )
BRÜ ( 00 )

Anonimo
Opera: | Recensione: |
Cosa vuol dire "sebbene ci siano delle percussioni elettroniche"? In un disco di musica elettronica cosa ti aspetti, un orchestra di grancasse?
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Anonimo
Opera: | Recensione: |
Ti aspetti forse la fanfara Lord ????
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Slim
Opera: | Recensione: |
Sarebbe interessante esaminare la realizzazione tecnica dell'album, (per esempio accennando il fatto che avessero ideato per primi una primordiale Batteria elettronica con pad) oppure le ardite sperimentazioni già testate sul già molto interessante precedente "Ralf & Florian"... Non sono per niente concorde sull'inferirità di questo e dei dischi successivi, i dischi precedenti a questo non contenevano una così grande innovazione, questo non solo è l'inizio del tecnopop anni 80 (con un largo anticipo ed in tempi assolutamente non sospetti) ma ne è uno dei migliori e più mirevoli esempi. Recensione un pò troppo ridondante.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

ArnoldLayne
Opera: | Recensione: |
Sebbene sia un disco di musica elettronica, è proprio un capolavoro.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

S4doll
Opera: | Recensione: |
tanto conta solo il primo voto, spammoni... guarda, la rece però la leggo domani, l'album per fortuna lo conosco
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

kosmogabri
Opera: | Recensione: |
niente da dire (@Bjork: "dopo la defezione traumatica di enrybaxx"? ma se se n'è andato di sua volontà?)
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

gabbox
Opera: | Recensione: |
Scaruffi guarda il dito e non la luna. Più che smitizzatori i Kraftwerk sono stati dei cosmonauti. Operarono per creare una nuova cosmogonia dell'universo musicale (e sociale). Il mito della cultura elettronica non solo da ballo (e da sballo) è merito loro. Questo immaginario è diventato sentimento popolare certo, ma non si è sviluppato. E' rimasto lì con il suo carico di aspettative. E' degenerato in grappoli di sterili simulacri. Lo spauracchio dell'Apocalisse (l'età della tecnica) non ha mosso coscienze e non muoverà almeno le nostre. Speriamo lo faccia nelle prossime generazioni.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

manliuzzo
Opera: | Recensione: |
S4doll, l'uomo che verrà ricordato per aver capito che il primo voto è quello che conta. Nel lontano 1457 l'aveva capito anche manliuzzo, ma poi fu bruciato perchè accusato di eresia!
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

manliuzzo
Opera: | Recensione: |
Oh, c'è anche metallarobionico! Premio nobel per debaser a tutti e due!
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

lemuro
Opera: | Recensione: |
caro green manalishi.............mi riesce difficile immaginare la new wave come derivativa dell'elettonica tedesca anni '70.........l'elettro-pop anni '80 sicuramente attinge alla lezione dei Kraftwerk.........ma se i discepoli prendono una strada diversa non possiamo far ricadere le colpe sui maestri.........
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Ghemison
Opera: | Recensione: |
wow wow wow!!! recensione di quelle che ti fanno stare meglio dopo averle lette. a quando il prossimo capitolo? ci si può abbonare? ed una indiscrezione: ci sarà un capitolo su E2-E4 di Manuel Gottsching? il pezzo Autobahn è da 5, ma per il resto preferico The Man-Machine...
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

beso
Opera: | Recensione: |
Aprezzo sempre molto le rece dalle quali imparo. Molte grazie! Anche se non trovo citazioni cirxca il "commissionamento" del lavoro Autbahn (sottofondo x piazzole, autogrill ecc...) e anche se personalmente trovo un po forzato il paragone con Dickson. Nei laboratori di Edison accadeva di tutto, lavorava un sacco di gente e penso sia onestamente difficile dare merito ad un unica persona x cotanta invezione. Senza contare che non viene menzonato lo "scippo" origanirio. Ossia il grande peccato perpetato da Edison nei confronti del Cecoslovacco Nikola Tesla. Ma questa è tutt'un altra storia. Ossequi.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Eneathedevil
Opera: | Recensione: |
Eeeeh, che noiosi che siete con 'sta storia della lunghezza della recensione. Ho specificato che la seconda parte è esornativa. Inoltre a chi critica la poca attinenza col disco in questione dico che innanzitutto l'analisi c'è, e se anche non fosse così peculiare, non sarebbe importante per gli scopi di questa trattazione, che come parrà chiaro dai precedenti capitoli, non si occupa di analizzare in maniera a sé stante dischi vari, ma tendenze, evoluzioni, percorsi musicali.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Lord
Opera: | Recensione: |
"Cosa vuol dire "sebbene ci siano delle percussioni elettroniche"? In un disco di musica elettronica cosa ti aspetti, un orchestra di grancasse?" In effetti avete ragione, la prossima volta conto fino a 10 prima di scrivere
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Eneathedevil
Opera: | Recensione: |
Beh, il paragone con Dickson mi serviva semplicemente per affermare come spesso il padre nominale di un'invenzione non sia il padre riconosciuto dai molti. E in una maniera o nell'altra mi sembra sacrosanto che l'iniziativa più "operativa" per la nascita del cinematografo come oggetto a sé stante sia provenuta proprio da Dickson.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Eneathedevil
Opera: | Recensione: |
Gabbox! Adorato! Hai letto la critica... sarai stato il solo! Comunque a mio parere anche nei simulacri sterili c'è il sentimento popolare: bene o male i Kraftwerk hanno proprio ispirato certa musica sterile, che per quanto opinabile sia, fa parte di una cultura. Penso per esempio a tanto synth-pop degli '80, a tanta musicaccia da club dei '90. Sentimento popolare anche quello, per quanto condannabile sia.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Pi.Per.
Opera: | Recensione: |
La rece la leggo a rate, oggi mi fermo alla storia di Dickson.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

c'è
Opera: | Recensione: |
volevo leggere il tuo commmento ma mi sono fermato a "esornativa" e non sono più riuscito a continuare
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

gabbox
Opera: | Recensione: |
A chi lo dici Enea. Io li ho assorbiti (quasi) tutti i simulacri degli anni '80. Amareggia il fatto che il vettore Kraftwerk si sia disperso in direzioni vacue o sotterranee (Clock DVA ad esempio). Insomma l'idea di narrare un mondo attraverso l'arte sonora si è frantumata nell'agora mediatica che tutto appiattisce. Anche per questo quando pensiamo a loro ci tocca guardare in alto oppure prestare fede alla factory della Raster Noton dove persiste il legittimo post-cursore del loro patrimonio ovvero Carsten Nicolai.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

megafuzzu
Opera: | Recensione: |
electrosboròne.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

JimMorrison
Opera: | Recensione: |
Allora non ti sei proprio maledettaprimaverizzato completamente, hai ancora qualche neurone che ti funziona...
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Eneathedevil
Opera: | Recensione: |
Minkia, c'è, sei un pigro insensibile!
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Eneathedevil
Opera: | Recensione: |
Bravissimo, gab: non so se riguardi Noto a tutti i costi il lascito kraftwerkiano, ma ad ogni modo confermo circa i grandi equivoci targati Clock DVa (oggi praticamente fuori commercio in Italia) e Cabaret Voltaire; però mi chiedo appunto se questo tipo di musica sarebbe corrisposto ad un sentimento popolare. Hai detto: "il sentimento popolare non si è sviluppato"; secondo me il sentimento si è sviluppato, appunto, conchiudendosi nella disco-music. Il resto è rimasto "nicchia" proprio perché i Clock DVa non rispondevano, per dire, a quel tipo di esigenze, e per l'appunto hanno secondo me incarnato l'altro aspetto del suono Kraftwerk: l'apocalissi industriale di cui parlavo.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

ZiOn
Opera: | Recensione: |
Un 5 di stima al siciliano, altrimenti potrebbe anche chiedermi il pizzo...
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

giorgioladisa
Opera: | Recensione: |
"Sebbene sia un disco di musica elettronica, è proprio un capolavoro." Che cosa avrà voluto dire Arnold Layne?
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

bjork68
Opera: | Recensione: |
si kosmo, lo so, era ironia la mia. diciamo autolicenziamento :-D
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

bjork68
Opera: | Recensione: |
comunque la sua è stata una defezione traumatica, almeno dall'alto tasso di incazzatura che aveva, mi aveva raccontato anche cosa era successo ma non ci avevo capito molto e poi sentire solo una campana e non l'altra...
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

gabbox
Opera: | Recensione: |
Mmmh Enea quello che affermi mi pare azzardato. Il sentimento pop nella disco music passa attraverso la figura (mitologica) del DJ. Quello che mette i dischi fa ballare e divertire mica come i 4 di Dusseldorf che fanno "pensare". Le persone nelle disco si uniscono e creano sentimenti ed emozioni (o almeno li creavano) attraverso l'esibizione dei corpi in movimento (i propri e quelli degli altri). E tutto (o quasi) dipendeva dal suono che sentono e da chi lo propone. Per cui il sentimento POP lo creava FatBoy Slim perchè faceva muovere i culi alla grande e lo creavano l'hype dei media. Quello che ne deriva dai Kraftwerk e giù a cascata dai Clock, Cabaret et similia è un sentimento colto, che sublima in un desiderio di ricerca e di profondità a cui la musica dance interessa quasi zero.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Anonimo
Opera: | Recensione: |
Come scrive difficile il recensore, deve saperla lunga. Questo disco è sicuramente bello e forse me lo scarico. Ma somiglia a DJ Tiesto?
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Eneathedevil
Opera: | Recensione: |
Non ho capito esattamente cosa contesti del mio post! Forse il fatto che io abbia detto che il sentimento popolare made by Kraftwerk si sia sviluppato nella disco-music? Se è così, rimango della mia idea: per quanto il sound dei 4 non fosse ballabilissimo, hanno dato voce ad un desiderio popolare di fruizione diretta e semplificata della musica attraverso il ricorso al loop, al vocoder, al ritornello ripetitivo minimale e quant'altro. Che poi la musica sia passata attraverso le mani del dj è sacrosanto, ma quella musica era figlia dei Kraftwerk. Per dire: i Chemical fecero tesoro dell'hip-hop e dei Kraftwerk e sensibilizzarono, in qualità di dj, le discoteche di Manchester all'inizio dei '90. Il sentimento colto cui tu ti riferisci è per me una faccia dei Kraftwerk, un aspetto. Enfatizzato particolarmente dai Clock DVa e compagnia, che presero altre strade. Però francamente non mi sentirei in grado di attribuire al dj le veci di demiurgo; semmai, di sacerdote o intermediario del sound Kraftwerk. In questo senso per me il legame tra musica da discoteca e Hutter e Schneider è netto.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

c'è
Opera: | Recensione: |
no Enea, sono un fottuto ignorante
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Hal
Hal
Opera: | Recensione: |
Leggerò tutto lunedì mattina, bisogna essere riposati per affrontare cotanta ostentazione di cultura, cialtrone che non sei altro ;)) nel mentre lascio il 5 provocatorio di default :)
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Lostinspace
Opera: | Recensione: |
nofake
Opera: | Recensione: |
Enea ti ho letto tutto, come promesso. Ma mi citi Scaruffi e alla grande. Per me Scaruffi non è una persona seria, ancora meno uno "studioso". Che delusione. Che imbarazzo:-(((((
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Hal
Hal
Opera: | Recensione: |
oggi ho letto solo la prima parte, la seconda alla prossima volta
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Eneathedevil
Opera: | Recensione: |
Secondo me Scaruffi ha spunti interessanti! Nel senso: ha buone intuizioni, ma le sviluppa male. O meglio ancora: le sue opinioni sono ottime, ma fondamentalmente sono sbagliate.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Anonimo
Opera: | Recensione: |
<<"Sebbene sia un disco di musica elettronica, è proprio un capolavoro." Che cosa avrà voluto dire Arnold Layne?>> Una stronzata, come al solito.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Anonimo
Opera: | Recensione: |
autobahn è perfetto. Enea forse Gabbox è semplicemente un COGLIONE.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Anonimo
Opera: | Recensione: |
concordo sig. Ovviamente, Arnold Layne con quel nome psichedelico crede di capirci di musica e sforna stronzate a più non posso. Questa poi forse le supera tutte, è da vero incompetente.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Neu!
Opera: | Recensione: |
Scaruffi quando sentì "Twis Infinites" dei Royal Trux lo considerò un capolavoro, addirittura superiore anche al superbo "The Good Son" di Nick Cave, uscito lo stesso anno. tutta la critica, che disprezzava o ignorava questo disco, gli diede del pazzo. oggi questo disco è considerato da molti un capolavoro. gli stessi critici che l'avevano disprezzato, se non se lo sono dimenticato, lo considerano un capolavoro. questo discorso potrebbe essere identico per decine di altri dischi che la critica ha riscoperto o sta riscoprendo. indipendentemente se condividiate o no le sue opinioni non potete negarli di aver scoperto capolavori prima che venissero riconosciuti tali, di aver avuto delle intuizioni geniali e di essere stato sempre uno scalino (una scalinata?) avanti a qualsiasi altro critico che per esempio si fà, tutt'oggi, influenzare da stupide mode. il suo criterio di giudicare un disco indipendentemente dal successo e riconoscimenti ricevuti, ma solo dal suo effettivo valore artistico ha fatto si che i suoi voti durassero nel tempo. qualsiasi altro critico, quando sarà andato di moda il contry, avra consigliato 30 dischi country che oggi non si ricorda nessuno. Scaruffi te ne avra consigliato uno solo di quei 30, e sarà l'unico ad essere ricordato 20 anni dopo.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Anonimo
Opera: | Recensione: |
Ciao, ho appena caricato (sulla mia pagina musicale di myspace,indicata sotto la firma) un nuovo brano,"The World Is On Fire",pesantemente ispirato alla new wave anni 80(con riferimenti a Duran Duran,Alphaville,Classix Nouveaux,The Associates,B-Movie,Wim Mertens e The Killers),mentre ancora "imperversano" gli altri due pezzi precedentemente caricati: uno s'intitola "Formerly Known As The King" e potrebbe definirsi un mix tra il post-punk psichedelico e il power-metal sinfonico, vagamente influenzato dai Muse e dai Sonata Arctica, ma con un testo trash ispirato alle notizie di cronaca nera...e l'altro,"Nothing To Believe In",è una specie di ballata prog-jazz con elementi orientaleggianti,classicheggianti e new wave e ispirata a David Bowie,Arcadia,Furniture,Eyeless in Gaza,Japan,David Sylvian,Mick Karn,Dolphin Brothers,Nine Horses,Masami Tsuchiya,Yukihiro Takahashi,Melon,The Cure,Metro,John Foxx,etc.
Spero vi piacciano!
un saluto
Welcome to the new Myspace!
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

gnoato
Opera: | Recensione: |
Mi chiedo se possono esistere ancora al mondo dei figli di puttana che danno 1 a un album del genere. E alla recensione poi...
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

beenees
Opera: | Recensione: |
Gli uno a questo album sono un po' come i baffi alla Gioconda: non fanno altro che confermarne l'importanza. Io però gli preferisco "RadioActivity"
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

telespallabob
Opera: | Recensione: |
Una rece monumentale su un'opera capitale.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

gianmarcolodi
Opera: | Recensione: |
che dire complimenti!!!!
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Rocky Marciano
Opera: | Recensione: |
...AUTOBAAAHN...AUTOBAAAHN...AUTOBAAAHN...
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

silvietto
Opera: | Recensione: |
Al di la delle critiche alla recensione ambiziosa e con addizione esornativa, mi pare si parli poco di un album che costituisce una pietra miliare della Musica ed uscito quasi contemporaneamente a "Phaedra" dei Tangerine Dream che ne rappresenta il degnissimo alter ego in terra germanica. Insomma il 1974 rappresenta l'inizio, la consacrazione, ma forse anche l'apice della musica puramente elettronica. Ci son quindi tutti gli elementi per inserire, perché piaccia o meno, "Autobahn" nel novero dei capolavori, perché rappresenta il contributo ad svolta musicale, insomma non è un lavoro fine a se stesso.
Magari poi non è il mio genere preferito, ma m'inchino di fronte a cotanto album, che oltre a tutto ha una qualità tecnica ed una resa acustica elevatissima considerando l'epoca in cui è uscito e credo persino migliorata dall'avvento del digitale, cui è più affine rispetto all'analogico (una volta tanto!).
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Narostium
Opera: | Recensione: |
Anche se vedo l'apice nel successivo Radioaktivitat, piu' essenziale e profondo nello stesso tempo, sono d'accordo con Silvietto, aggiungerei che l'espolorazione musicale tedesca trascende la stessa forma tecnologica radicale, lo si nota nelle sfumature piu' esotiche di tutti i gruppi succitati, Tangerine Dream e Kraftwerk gli esempi piu suggestivi. Nei momenti migliori della kosmische, l'uomo si appropria della macchina come mezzo per arrivare al fine della ricerca, attraversando l'Odissea elettronica, virtuale direi.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

silvietto: Sì, ma i punteggi?
Narostium
Opera: | Recensione: |
Gli esodi piu' estrosi dell'elettronica di oggi sono film, sci-fi in forma sonora, al di la' del ricordo dei Kraftwerk come incipit, e continua a entusiasmarmi, invece che spaventarmi.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

Il tuo voto alla recensione:
Il tuo voto all’opera: