L'Arcano Patavino – Transcode
Artista: L'ARCANO PATAVINO
Titolo album: Transcode
Track list
1. La danza 2. Johnny 3. L'amore sospeso 4. Il corvo 5. Fiori di campo 6. Canticola 7. New city 8. Morgana 9. Terlundana 10. Soffio
Ascolta il disco: https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC
Ci sono album che si ascoltano e ci sono album che si attraversano. Transcode, il nuovo lavoro de L'Arcano Patavino, appartiene decisamente alla seconda categoria. Un'opera concept costruita in dieci anni di lavoro artigianale e visionario, scritta e suonata da Matteo Patavino (pianoforte e sintetizzatori) e interpretata da Donato Arcano (voci e chitarre), che racconta la storia di Johnny — uomo del post-Novecento, alienato, smarrito, ma infine capace di ritrovare la propria umanità. La danza apre il disco con una scossa: disco-wave dal battito teutonico, un groove di basso magistralmente affidato a Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Musica Nuda) che sorregge l'intreccio di synth analogici e chitarre elettriche. Johnny balla meccanicamente sull'orlo del precipizio, vittima di un potere che agisce senza principi e senza scrupoli. È un inizio folgorante, che fissa immediatamente le coordinate sonore ed emotive dell'intero lavoro. Johnny, la seconda traccia, scava più in profondità: elettro post-rock distopico e aspro, costruito su un dialogo tra chitarre elettriche e contaminazioni elettroniche. Uno degli inconsci di Johnny gli chiede se stia vivendo in un ingranaggio militarizzato, il cui fine è la perdita della parola, dell'ironia, della memoria. "Non so più ridere, non so parlare, distruggo l'uomo vitruviano": versi che risuonano con forza nel presente. L'amore sospeso porta una boccata d'aria: art-pop etereo e inquieto, con una progressione che dai synth analogici trova compimento in un'orchestra di archi. Johnny riscopre l'amore come unico atto umano capace di rallentare il meccanicismo cosmico. Il Corvo è trance ipnotica, con un organo Vox nevrotico che scandisce un contrappunto ostinato. Johnny affronta il mostro distruttore del pianeta e scopre che porta il suo stesso volto — un momento di potente autoconsapevolezza. Fiori di campo è una delle vette del disco: onirica ed elegiaca, con l'arpeggio della chitarra elettrica che accompagna un canto straziato. Sul campo di battaglia restano fiori rescissi, vittime innocenti, ma Johnny riesce ancora ad aggrapparsi alla vita con il suo carico di bellezza e tragedia. Canticola porta il conflitto tra buio e luce, tra alienazione diurna e libertà notturna. L'art-rock nervoso e fluido del brano rappresenta un battito cardiaco, la cui tensione-distensione è regolata dal susseguirsi di luce e notte. New City dipinge la follia metropolitana con un riff ostinato di pianoforte trattato: Johnny raggiunge finalmente il nuovo mondo, ma si brucia il cuore. Morgana è intimità perduta: elettro post-rock dilatato e intimo, il ritorno nei luoghi a cui sentiamo di appartenere profondamente e che ritroviamo disabitati. Terlundana è il momento più ancestrale e sciamanico del disco: un mantra elettro-tribal in lingua incomprensibile, con il basso magnetico di Ferruccio Spinetti, che apre varchi ipnotici e risveglia energie antiche. Soffio chiude il cerchio con epica dolorosa e speranzosa: archi conduttori, chitarra elettrica che riaccende la vita, Johnny che si ritrova nella mano del padre e in quella del figlio. La memoria e l'umanità ritrovate come possibilità di sopravvivenza. Autoprodotto con cura rara, masterizzato da Alessandro Guasconi al Virus Recording Studio, impreziosito dalle opere visive di Luigi Mastrangelo, Transcode è un album che sa esattamente dove vuole andare. E ci porta con sé.