Copertina di Liars They Were Wrong, So We Drowned
Alessandro Gentili

• Voto:

Per appassionati di musica sperimentale, post-industrial, noise e psichedelia, ascoltatori alla ricerca di sonorità insolite e evocative.
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LA RECENSIONE

Una delle uscite migliori del 2004: i Liars, trio newyorkese guidato da Angus Andrew, si lasciano alle spalle quello che avevano realizzato alla loro prima uscita e nello split con gli Oneida per stupirci, con la Esse maiuscola.
Dieci brani dai titoli chilometrici, tutti imperniati sul tema della stregoneria: musica cupa che si srotola come un brutto trip tra i meandri più oscuri dell'animo umano, testi come mantra ripetuti con ossessione, che a volte esplodono in angoscia pura (l'iniziale "Broken Witch") altre restano in una quiete ipnotica e malata; ritmiche a volte post-industrial che ti scaraventano in un inquietante futuro, meccanico e ripetitivo, senza spazio per il diverso, altre tribali, liberatorie e primordiali ("Hold Hands"); flussi di rumore e atonalità continui e psichedelici (la disturbante "Steam Rose"), e alla fine non sai più dove ti trovi, circondato da tastiere impazzite e cinguettii (la conclusiva "Flow My Tears").

Le uniche tracce "facilmente" accessibili sono la corrosiva "There's Always Room On Your Broom", che si riallaccia sottilmente al precedente lavoro della band e che ricorda forse i Butthole Surfers, e "They Don't Want Your Corn", che profuma di El Guapo, specie per il lato elettronico; qua e là sottili reminiscenze di Sonic Youth primissima maniera e Pop Group, specie per la forma di magma sonoro creato.
Musica non convenzionale, illogica, sporca e malata, canzoni (???) che pochi sanno realizzare, e ancora meno così bene, in un periodo in cui il revival del Garage Rock, specie a NYC, la fa da padrone.
Non da sentire, ma da ascoltare attentamente e più volte: può non piacere, ma è impossibile restarne indifferenti.

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Riassunto del Bot

L'album 'They Were Wrong, So We Drowned' dei Liars è una delle uscite più innovative del 2004. Con dieci tracce oscure e ipnotiche, la band esplora temi di stregoneria con ritmi tribali, rumori atonali e atmosfere post-industrial. Il disco si distingue per la sua originalità e capacità di inquietare e affascinare, rendendolo un ascolto da scoprire lentamente e con attenzione.

Tracce testi video

02   Steam Rose From the Lifeless Cloak (02:49)

03   There's Always Room on the Broom (03:04)

Leggi il testo

04   If You're a Wizard Then Why Do You Wear Glasses? (02:11)

05   We Fenced Other Gardens With the Bones of Our Own (05:27)

06   They Don't Want Your Corn - They Want Your Kids (02:38)

07   Read the Book That Wrote Itself (03:09)

08   Hold Hands and It Will Happen Anyway (04:50)

09   They Took 14 for the Rest of Our Lives (04:08)

10   Flow My Tears the Spider Said (06:07)

Liars

Liars sono un gruppo statunitense formatosi a New York nel 2000, fondato da Angus Andrew con Aaron Hemphill e Julian Gross. Hanno attraversato dance‑punk, ritualismi no wave e svolte elettroniche, firmando album di culto come They Were Wrong, So We Drowned, Drum's Not Dead, Sisterworld e WIXIW. Oggi il progetto è guidato da Angus Andrew.
15 Recensioni

Altre recensioni

Di  Ventu

 Un album da ascoltare a lungo, non adatto ad una cenetta romantica con una dolce fanciulla.

 Difficile consigliarne l'acquisto a tutti, ma forse è proprio quello che dovrebbe succedere in un mondo perfetto!


Di  kyklos

 Il loro sound diviene torbido, afferra l'ascoltatore per i capelli e lo trascina in una dimensione straniante fatta di melodie arrugginite e voci spettrali.

 Un album folle e indefinibile che lascia attoniti per la potenza e la corrosività. Assolutamente da ascoltare.