Copertina di Lisa Gerrard & Pieter Bourke Duality
vonhesse

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Per appassionati di musica spirituale, ambient, world music, cultori di sonorità ancestrali e rituali, ascoltatori alla ricerca di musica profonda e riflessiva.
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LA RECENSIONE

Splendido nel suo essere senza tempo, magnifico nel saper scavare solchi significativi nelle profondità dell'animo umano. Difficile classificare e dare una collocazione spazio temporale a questo disco del 1998 che rappresenta uno dei punti più alti della cantante Lisa Gerrard in veste solista (ex Dead Can Dance) e accompagnata da Pieter Bourke, polistrumentista e vero deus ex machina del suono.

Qui la musicalità si fa rito, i suoni diventano ancestrali, come se tutto fosse proteso alla ricerca dell'anima delle cose. Canzoni come preghiere quindi, canti neo pagani per raggiungere una spiritualità che si fa terrena. Descriverne i pezzi, in questo caso, è un po' limitativo, come cercare di estrarre una frase dal Padre Nostro per carpirne il significato ultimo, prescindendo le parole dal contesto. A questi canti alla divinità (di qualsiasi natura essa sia) si associano rumori e suoni "di terra" fatti di fruscii animali, tamburi secolari, canti corali di derivazione indiana (quella americana) o di natura più propriamente arcaica primitiva di origine millenaria ("Forrest Veil") quando addirittura non ci si accosta ai canti gregoriani medievali (la corale "The Conforter" o "The Circulations Of Shadows")con impasti vocali da far impallidire qualsiasi convento che dir si voglia. Canti dell'anima dunque, fatti per smuovere o perlomeno vibrare le parti più nascoste racchiuse in ognuno di noi e farci intravedere una luce di alta spiritualità (sentite il brano "The Unfolding" e ditemi quanta altra musica suggerisca la vicinanza al "concetto di divino" come questa).

I brani scorrono come una lenta processione rituale ("The Human Game") o come invocazioni aeree e impalpabili e cariche d'immenso particolarmente sentite dal canto ispirato di Lisa (la splendida "Sacrifice" già usata -aimè- nella pubblicità). Con "Nadir" il canto si fa quasi tradizionale e si respira un certo "Sud del mondo" chiudendo così un disco a mio avviso splendido nel suo essere senza tempo e probabilmente ancora contemporaneo negli anni a venire. Uno dei dischi da avere sempre con se, di grande aiuto nei momenti più bui e disperati che una persona possa attraversare: un disco che ci canta di luce, ci fa sfiorare l'esperienza mistica dei grandi maestri spirituali e al tempo stesso "ci illumina d'immenso" toccando corde vibrazionale ed emozionali a cui difficilmente si resta indifferenti.

P. S. Alla larga i "cercatori di Hit" e a quelli che cercano nella musica leggerezza, svago e superficialità.

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Riassunto del Bot

Duality di Lisa Gerrard e Pieter Bourke è un album senza tempo che unisce canti ancestrali e rituali in un’esperienza musicale intensa e spirituale. Caratterizzato da sonorità profonde e atmosfere evocative, il disco tocca l’anima e le emozioni più nascoste. Non è musica da hit o leggerezza, ma un rituale sonoro che accompagna nei momenti di crisi e di ricerca interiore. Un capolavoro della carriera solista di Gerrard, noto anche per il suo lavoro con i Dead Can Dance.

Tracce

01   The Awakening (02:17)

02   Jungabya (04:13)

Lisa Gerrard

Lisa Gerrard è una cantante e compositrice australiana, co-fondatrice dei Dead Can Dance con Brendan Perry. Nota per la voce di contralto e per l’uso di fonemi non lessicali, ha pubblicato album solisti come The Mirror Pool e The Silver Tree, collaborato con Pieter Bourke e Patrick Cassidy e firmato colonne sonore tra cui Gladiator (con Hans Zimmer) e Whale Rider.
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