Agli inizi degli anni '80 Lou Reed riesce a risolvere la sua dipendenza dalla droga, a causa della quale aveva anche rischiato la vita, e dall’alcool, iniziando così una nuova fase della sua vita. Abbandonati gli eccessi degli anni '70 e felicemente sposatosi con Sylvia, anche la produzione musicale risente del cambiamento: i testi si fanno più intimi e personali, Lou ritorna a suonare la chitarra elettrica e si fa supportare da Robert Quine (chitarra), Fernando Saunders (basso) e Doanne Perry (batteria), un trio che coniuga al meglio potenza e precisone. L'apice di questo periodo è raggiunto proprio con "The Blue Mask", un punto fermo della carriera di Reed.
L'album è composto da dieci pezzi, tutti di discreta qualità e senza particolari cali di tensione durante l'ascolto. "My House", che apre il disco, è dedicata a Delmore Schwartz, poeta e punto di riferimento per Lou Reed. La successiva "Women" è forse la canzone più easy del disco ed è seguita dalla vivace "Underneath The Bottle", in cui riemerge il tema dell'alcolismo. "The Gun" è invece pervasa da un senso di angoscia e tensione: "The man has a gun/ he knows how to use it/......He'll point it at your mouth/ says that he'll blow your brains out"
. Una sorta di thriller in musica! La potente title-track raccoglie tutta l’adrenalina accumulata con il pezzo precedente e la sfoga con chitarre elettriche a tutto spiano e una batteria indiavolata. "Heroine" rallenta nuovamente il ritmo e prepara la strada alla scatenata "Waves Of Fears", in cui Reed esprime la paranoia con il linguaggio del rock. Chiudono il disco la struggente "The Day John Kennedy Died" e "Heavenly Arms", dedicata alla moglie, che testimonia una volta per tutte quanto gli anni '70 sono ormai lontani.
"The Blue Mask è dominato da una fragile serenità, dietro la quale si nascondono violenza, insicurezza e paura."
"La forza della sua poesia non solo c’è ancora, ma non è diminuita di un millimetro e continua a regalare forti emozioni."