Copertina di Lowlife Godhead
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Per fan di musica alternativa, appassionati di dream pop e new wave, cultori di band anni '80, audiofili curiosi di scoperte musicali sottovalutate.
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LA RECENSIONE

Sono un fan dei Lowlife e ho letteralmente consumato album come "Permanent Sleep" e "Diminuendo". Ho sempre trovato la loro musica, per lo meno da quando conosco il gruppo, un ottimo mix di stati d'animo malinconici in varie tonalità, il tutto senza mai cadere nel melenso o nel patetico. Insomma: coi Lowlife è stato amore al primo ascolto!

La band che mai uscì dai patri confini (così ho letto in una loro breve biografia), la band sottovalutata per eccellenza, insomma: la band di “culto”, aveva qualcos'altro da aggiungere dopo i due magnifici capolavori succitati ma ai tempi ignorati dal grande pubblico.

Siamo nel 1989 e dopo la dipartita del chitarrista Everest, sostituito da un tale di nome Hamish Mackintosh, la formazione inizia a dimostrare qualche segno di stanchezza compositiva. Complice, come se non bastasse l’eterna sfortuna che dagli albori ha costantemente accompagnato i nostri, l’alcolismo cronico del leader Craig Lorentson e dissidi interni di varia natura.

Sì, ma il disco? Sento già chi in prima fila chiede lumi a tal riguardo. Il disco, onestamente, non lo trovo brutto e nemmeno noioso. Ci sono delle idee interessanti e, fortunatamente, il marchio “Dream Pop” della premiata ditta scozzese non s’è spento. Bisogna tuttavia ammettere che le canzoni contenute in “Godhead” non riescono a replicare le emozioni dei brani contenuti in quei due gioielli che hanno reso famoso il quartetto tra i cultori più attenti della New Wave.

Il pop sognante alle volte sembra tendere verso derive più “easy” e, attenzione, vengono introdotti alcuni elementi “synth”.

Se proprio non potete fare a meno di possedere la loro breve discografia, procuratevelo senza molti interrogativi.

Se invece da un disco pretendete sempre e comunque freschezza, originalità e quel “quid” irrazionale che ha decretato la fortuna (postuma?) dei Lowlife, beh, rimanete fermi alle prove più convincenti di questo affascinante combo.

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Riassunto del Bot

La recensione di Godhead dei Lowlife evidenzia un album con atmosfere sognanti e malinconiche tipiche della band, ma che mostra segni di stanchezza compositiva e qualche novità synth. Pur non essendo brutto o noioso, non raggiunge le emozioni intense dei predecessori cult come Permanent Sleep e Diminuendo. Rimane un ascolto consigliato soprattutto ai fan della band di culto scozzese, ma non per chi cerca originalità e freschezza costante.

Tracce video

01   In Thankful Hands (03:42)

02   Where I Lay, I'll Lie (03:53)

03   Marjory's Dream (03:19)

04   I Don't Talk to Me (03:06)

05   Drowning Leaves (02:20)

06   Bittersweet (04:12)

07   River of Woe (03:01)

08   I the Cheated (03:28)

09   Missing the Kick (03:46)

10   Forever Filthy (03:45)

11   Neverending Shroud (04:04)

Lowlife

Band post‑punk/dream pop scozzese formata nel 1985 da Will Heggie (ex Cocteau Twins) e Craig Lorentson. Attiva fino alla seconda metà degli anni ’90, è ricordata per album di culto come Permanent Sleep, Diminuendo e Godhead. Il cantante Craig Lorentson è scomparso il 4 giugno 2010.
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