Vita che scorre liquida, emozioni e ricordi rattrappiti, i calci al pallone in cortile, il bambino che era, tempo che passa, foglie ingiallite, la verità del ricordo e le mistificazioni del presente, la nebbia di Bologna, complice custode delle più riposte sensazioni. Quanto tempo è passato da quando si cantavano le strofe dei propri eroi, e si era felici senza saperlo, nell'attesa del domani: ricordate i discorsi fatti da ragazzi sui parapetti dei fiumi che di sotto portano agli oceani?

Navigatori solitari, terre promesse, isole della memoria: sullo sfondo c'è sempre il mare con il suo mistero e il suo fascino. La ricerca musicale di Luca Carboni percorre il tragitto più suggestivo e intrigante, quello del tempo: guardato in filigrana, questo sembra essere il flusso di coscienza che ispira il cantautore bolognese, che dopo cinque anni torna a proporre un album di inediti, alcuni dei quali davvero degni di nota. Usa ancora l'elettronica, Luca ("Segni del tempo"), ma la poesia non ne risente, e lo dimostra presto in "Lampo di vita", intima e avvolgente, espressione di quiete notturna, rilassante: le cure del presente si stemperano in un viaggio dell'anima che ci riporta a lei, "angelo ingenuo e ribelle", e a domandarci che strada abbia preso il suo destino.

Non c'è retorica, ma senso delicato del ricordare, echi di un passato ingenuo e carico di speranze, quando tutto poteva ancora accadere e le lacrime scendevano dolci, senza sapere perché (come in "Sto pensando"). La mente si raccoglie in un pensiero esiguo, l'amarezza del rimpianto si confonde con il sapore della malinconia, tema centrale dell'album. In "Le band si sciolgono" il fluire inarrestabile del tempo viene fotografato nella sua nuda oggettività, senza aggettivi ("gli anni passano, gli amori finiscono, le band si sciolgono. . . senza un perché"). L'assenza di spiegazioni su ogni cosa che accade ("le lacrime salgono... fino agli occhi e poi scendono... da dove vengono nessuno lo sa") è segno della nostra impotenza di fronte agli eventi: da attori a marionette, comandati da un filo che pare non avere logica. Non c'è tanto angoscia, quanto piuttosto presa d'atto, consapevolezza di un divenire incessante a cui non ci si può sottrarre, e dunque malinconia: nascono così quelle "canzoni tristi... che un po' ci piacciono... senza un perché". "Malinconia" è anche una canzone dell'album, la migliore - credo - insieme con "Lampo di vita": parte sussurrando, per poi crescere gradatamente e infine accendersi con impeto. Davvero riuscite, nella loro incisiva semplicità, le metafore della malinconia ("la malinconia ha le onde come il mare, ti fa andare e poi tornare, ti culla dolcemente"... "si balla come un lento, la puoi stringere in silenzio e sentire tutto dentro"... "è sentirsi vicini anche lontani, è viaggiare stando fermi, è vivere altre vite"... "è sentirsi in volo dentro agli aeroplani, sulle navi illuminate, sui treni che vedi passare"), che conducono all'ardito accostamento con la felicità ("sembra quasi la felicità... "). "E' caduta una stella" è una ballad romantica e autunnale, in cui ritroviamo riferimenti (anche sonori) al mare, come pure in "La mia isola", utopia del sentimento interiore dell'artista, meta di un'immaginazione che sa essere più reale del vero. Ancora profumo di anni ‘80 con "Pensieri al tramonto", cantata in coppia con Tiziano Ferro. Rimane da ascoltare "Ci si dimentica", canzone composta e crepuscolare.

"Le band si sciolgono" supera la difficile sfida consistente nel rappresentare il trascorrere del tempo e le sensazioni che vi si accompagnano; un prodotto maturo e intenso, ben curato, un artista che finalmente osa più del solito. A mio parere, un album da ascoltare.
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