"La complessa collaborazione tra Lucio Dalla e Roberto Roversi stava volgendo faticosamente alla fine, essenzialmente per il confiltto tra il poeta e la RCA, ormai stufa di dischi che in pochissimi capivano e in meno ancora comperavano. Fu su questo territorio che nacque l'abum Automobili [...]" (Dario Salvatori, Il Dizionario della Canzone 2022)
L'oblio che cadde (e lo fece cadere in primis Dalla) sul periodo Roversi è ancora oggi un mistero. Nei suoi live, tolta la sempiterna "Nuvolari", non ha mai riproposto nessun pezzo della triade roversiana, come se quel tempo fosse finito e sepolto con la pubblicazione di "Com'è profondo il mare" (1977). Eppure, pur riconoscendo a Dalla capacità di scrittura notevoli, il post-Roversi trovo che sia durato bene solamente per qualche anno, diciamo fino al 1986: dopo "Caruso" il nostro ha sbracato mica male, tra "Attenti al lupo" e "Canzone", due tiritere micidiali non degne della sua genialità. Ecco, i tre dischi scritti con Roversi sono, a mio avviso, ancora oggi magici, perchè avevano qualcosa di indecifrabile che ogni volta mi sorprende: dei tre preferisco il secondo, "Anidride solforosa", però il più famoso è senz'altro questo "Automobili". Che nacque sotto una cattiva stella.
Nel 1976 la coppia Dalla-Roversi, spinta (forse) dal successo del teatro-canzone di Gaber, scrive uno spettacolo teatrale dal titolo "Il futuro dell'automobile e altre storie". A Dalla va riconosciuto il merito di aver sempre parlato di sport (cosa che è, a tutti gli effetti, l'automobilismo) e di essersi in qualche modo identificato nelle figure più mitiche di ogni disciplina sportiva, da Nuvolari a Baggio, passando per Ayrton Senna. E Dalla lo sport lo praticò davvero negli anni, dal basket alle Mille Miglia a cui partecipò ben 4 volte. La velocità, la corsa, il vento che ti batte addosso lo esaltavano (ma amava anche il calcio, considerato dal nostro una forma d'arte non lontana dalla musica o dalla pittura, ad esempio). Uno spettacolo sul mondo dei motori era, ovviamente, un sogno da coronare. Da quello spettacolo il nostro decide di incidere su disco alcune canzoni, ma Roversi si oppone: è uno spettacolo teatrale, sostiene quest'ultimo, e tale deve rimanere. Al massimo un disco in cui compaia l'intero spettacolo (appunto, alla Gaber, come sopra). Il punto di frizione fra i due è questo, sostanzialmente. La teoria di Salvatori secondo cui la RCA sarebbe stata stufa di dischi (quasi) invendibili è corretta fino ad un certo punto: probabilmente i due avrebbero chiuso il loro rapporto a breve, o perlomeno quando Dalla (che sosteneva di non saper scrivere i testi di una canzone) avrebbe preso coscienza del proprio talento narrativo.
(Ah, per inciso: l'intero spettacolo è in streaming sul sito della Rai. Che ogni tanto ci sorprende).
"Ma l’album Automobili non è solo un omaggio alle figure automobilistiche più importanti di questo Paese. Nei pezzi che compongono questo mosaico è visibile una critica durissima alla civiltà dell'auto e alla società che stava diventando sempre più veloce. Un esempio su tutti, il brano Intervista con l’avvocato, che regala un ritratto impietoso dell’economia, della politica e della società dei tempi" (dal sito Garage Italia)
Si tratta di un concept album diviso in due parti: la facciata A rappresenta il passato (tolto l'incipit), la facciata B il presente. Musicalmente Dalla pare ancora legato allo stile pop (con alcune minuzie prog) degli anni '70, anche se il livello è decisamente superiore alla produzione pop easy listening del tempo (Battisti escluso). Sorprende con "Intervista con l'avvocato" in cui Agnelli parla con un irresistibile scat, ma a farla da padrona, nella prima facciata, è la mega-digressione (8 minuti e mezzo) de "Mille Miglia" (in origine suddivisa in due parti): è un capolavoro letterario e musicale. Roversi si sbizzarisce oltre ogni limite ("poi il sole si spaccava contro il ferro dei gasometri e dall'alto lasciava una riga rossa di sangue, sulla strada per chilometri mentre sul prato italiano la morte secca falciava il grano", per non parlare del passaggio sui pioppi in Lombardia) mentre Dalla s'inventa un due-tre cambio di ritmo che segmentano il brano in modo sorprendentemente omogeno, e che danno perfettamente l'idea del continuo alternarsi di corsa a perdifiato e momenti di pausa che furono l'essenza stessa delle Mille Miglia. Il contesto è quello del 1947: l'Italia contadina e le corse automobilistiche come riscatto di un passato ancora non passato.
La facciata B è quella, appunto, dedicata al presente. "L'ingorgo" che sta stringendo come una morsa Parigi è divertente ed è da antologia, ma forse lo è anche di più il minimalismo (in un album tutto fuorchè minimale) de "Il motore del 2000". La macchina del futuro avrà un motore pulito, lindo e profumato (bhè, insomma...) ma come sarà il ragazzo del 2000? Roversi filosofeggia da par suo mescolando pubblico e privato in un'epoca, il 1976, in cui ancora il 2000 era visto come un qualcosa di misterioso che avrebbe seppellito tutte le certezze del Novecento e sarebbe divenuto, in breve tempo, il Secolo Nuovo, quello dell'Umanità Illuminata (poi le cose sarebbero andate diversamente). Vale quel vecchio detto di Umberto Saba: "Il Novecento pare abbia un solo desiderio: arrivare prima possibile al Duemila". Ma il ragazzo, l'uomo, del 2000 nessuno lo poteva inquadrare, solo immaginare. E qui si staglia l'ultima canzone, la più bella: "Due ragazzi". Due ragazzi qualsiasi, in macchina, giovani, a fare l'amore:
"Guardami ancora con amore
Lo so che sono vecchio
Lo so che ho già vent'anni
Ma, lei risponde, ti sposerei lo stesso"
Non dico altro perchè ogni volta mi commuove, e mi scendono delle lacrime da lasciar perdere tutto, pero' in questa canzone c'è un verso, un passaggio premonitore (ma, all'epoca, nessuno lo sapeva):
"La vita è così vicina
Ogni cosa è ancora da fare
Il futuro è verde, è freddo, è profondo come il mare"
Oggi fa caldo, ci sono 38 gradi e io sono a casa con l'aria condizionata a manetta. Ma com'è, che ascoltando questo album, mi viene voglia di uscire, prendere un Alfa del 1947, come quella di Varzi, e sentirmi un pilota della Mille Miglia, vento in faccia e cuore a duemila, e fermarmi, con una ragazza, a far l'amore su una Due Cavalli? Grande Lucio, sempre.
"Automobili è, nonostante tutto, un piccolo capolavoro."
"Il Motore del 2000 sarà bello e lucente... ma non riusciamo a disegnare il cuore di quel giovane uomo del futuro."