Copertina di Lucio Dalla Come è profondo il mare
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Per appassionati di musica italiana, fan del cantautorato, curiosi di lucio dalla, ricercatori di album storici.
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LA RECENSIONE

COME E' PROFONDO IL MARE 7,5/10

Ben conscio degli strali dai quali verrà colpito, il recensore in “versione” kamikaze afferma che questo no, non è il disco più bello di Dalla come la vulgata spesso asserisce. Chiariamoci: è un ottimo lavoro e, forse, ascoltato all'epoca (trattasi del primo album in cui Dalla fa tutto da solo, musica e testi, dopo l'addio al poeta Roversi) il suo impatto risultò dirompente ma, credo, valga un po' lo stesso discorso fatto con “Rimmel” di De Gregori: lavori eccellenti che lo sarebbero stati ancora di più se non vi fossero stati a seguire album di gran lunga migliori. Se Dalla si fosse fermato qui questo sarebbe da 10, ma, non potendo mettere il massimo dei voti ad ogni lavoro di ogni grande artista (altrimenti s'andrebbe di default) considerando che dopo arriverà quello che io considero il suo capolavoro, “Lucio Dalla”, 1978, e l'altrettanto riuscito “Dalla”, 1980, questo per me gli è un gradino sotto. Specifico per me.

8 brani, di cui 4 grandissimi. Registrato alla RCA di Roma (tranne la title-track che venne incisa a Carimate) è uno di quei lavori che segna, volente o nolente, il cantautorato italiano. Dalla, che in animo suo pensava di non essere in grado di scrivere testi di canzoni (così disse), ebbe la folgorazione proprio grazie alla stestura della title-track, capolavoro assoluto di un qualcosa che mai prima si era sentito. Come scrisse un critico: “...Non è che si debba decedire se e quanto sia bella, se ce ne siano di più belle o no eccetera: è che non l'aveva mai fatta nessuno, una canzone come questa”. Già inserire in un brano la parole “linotipisti”pareva genialmente folle ma la felicità della scrittura, così sciolta e così ariosa, fece alzare meravigliate molte teste che, fino a quel momento, avevano visto nella figura di Dalla quella dell'artista un po' “matto” ed un po' anarcoide (l'album precedente era stato “Automobili”, 1976). Il brano trascinò in alto in classifica il disco (anche se non con vendite record che arriveranno solo due anni più tardi) e colpì l'andamento musicale costante e “martellante” e la melodia che si ripete uguale nell'arco di dieci strofe, con alcuni passaggi da mandare a memoria (“...Frattanto i pesci/dai quali discendiamo tutti/assistettero curiosi/al dramma collettivo/di questo mondo/che a loro indubbiamente/doveva sembrar cattivo”). La genesi di questo brano, e dell'intero album (genesi quasi pionieristica, e qui non c'è spazio per raccontare) è stato minuziosamente raccontata dalla giornalista Maria Laura Giulietti, “Com'è profondo il mare. Storia del capolavoro di Lucio Dalla”, Rizzoli, nel 2007.

Come non citare “Corso Buenos Aires”, “schizzata” all'inverosimile. Qui, il passato jazz del nostro è molto evidente, scherzosa come le sue canzoni dei primi tempi ma con un testo tutt'altro che trascurabile. Le immagini del casino che si crea nella centralissima via milanese (tra bagnini, ragioneri, zingari, cani, ambulanze) costringendo al frettoloso ritorno a Barletta di un padre ed un figlio, e cane, città dalla quale provenivano, è magistrale. E forse lo è di più “Disperato erotico stomp”, un vero e proprio azzardo visto l'argomento e vista l'epoca. L'andamento volutamente reggae venne accentuato in maniera maggiore due anni più tardi nel famoso live Banana Republic” in coppia con Francesco De Gregori. L'idea di questo tizio che gira per le strade di Bologna, si ferma a parlare con un puttana “ottimista e di sinistra” e finisce per soddisfarsi da sé a casa propria apparve fin da subito dissacratoria e geniale allo stesso tempo. La chiave di volta fu l'ironia, la contagiosa allegria del pezzo dato che, nella canzone italiana, temi come, ad esempio, la masturbazione sarebbero stati affrontati solo pochi anni dopo, prima da Gianna Nannini (“America”, 1978) poi Vasco Rossi (“Albachiara”, 1979). Fu, inevitabilmente, un trionfo.

Di tutt'altro tenore l'emozionante “Quale allegria”, scritta a pochi giorni dalla scomparsa della madre. Alcuni passaggi sono da studiare a memoria, altri, di contrappunto, alleggeriscono l'insieme (il termine “sprassolati”, ad esempio). Secondo il critico musicale Giaime Pintor “...Forse la più bella, in assoluto, tra le canzoni di Lucio Dalla...”. Non gli è da meno “Il cucciolo Alfredo” che racconta le vicende di un dissidente, con un incipit folgorante (“Tra le case e i palazzi/di una strada d'inferno/si vede una stella/così bella e violenta/che si dovrebbe vergognare”) ed una “stoccata” agli Inti-Illimani. Le altre 3 canzoni, compreso “Treno a vela”, non mi paiono all'altezza del resto.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Come è profondo il mare', primo album in cui Lucio Dalla scrive musica e testi, riconoscendo l'impatto dirompente sull'epoca e le sue innovazioni. Nonostante venga considerato un gradino sotto i successivi lavori dell'artista, l'album è lodato per brani come 'Disperato erotico stomp' e 'Corso Buenos Aires', che segnano il cantautorato italiano con ironia e coraggio. Alcune tracce, però, risultano meno riuscite nel confronto.

Tracce video

01   Come è profondo il mare (05:22)

02   Treno a vela (03:20)

03   Il cucciolo Alfredo (05:17)

04   Corso Buenos Aires (04:36)

05   Disperato erotico stomp (05:47)

06   Quale allegria (04:29)

07   ...e non andar più via (03:20)

08   Barcarola (03:45)

Lucio Dalla

Lucio Dalla (Bologna, 1943–2012) è stato cantautore, musicista e clarinettista italiano. Dagli esordi tra jazz e beat passa alla trilogia con Roberto Roversi e quindi ai capolavori Com’è profondo il mare (1977), Lucio Dalla (1979) e Dalla (1980). Autore di brani iconici come 4/3/1943, Piazza Grande, Anna e Marco, Futura e Caruso.
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