Lucio Dalla
Henna

()

Voto:

Siamo. Anzi: siete. No, così offendo chi legge. Ecco: sono. Gli italiani, intendo. Sono un popolo radiofonico, caciarone e da gioco aperitivo. Poi uno diventa cattivo, mica per niente. I fatti: il predecessore, ‘Cambio’, vendette 1.500.000 copie per via di ‘Attenti al lupo’. Il successore, ‘Canzoni’, altrettante per via di ‘Canzone’.

Amo ‘Cambio’ per tante ragioni: la rassegnazione de ‘Le cicale e le stelle’ il dolore ineluttabile de ‘Le rondini’ l’inaspettata baraonda di ‘Denis’, poi la meravigliosa catarsi di ‘Tempo’ e ‘Comunista’.

‘Canzoni’, né lode né infamia, ha il mio vago rispetto ma niente di più.

‘Henna’ non superò le 300.000 unità pur incastonando perle di rara bellezza.

Era un periodo, il 1993/94, in cui l’ascoltatore italiano era distratto dal primo Bersani, da Ligabue che incalzava, da Ramazzotti che si confermava, dagli 883, dal terzo Masini. ‘Henna’ passò quasi inosservato.

Non sto immolando Lucio. Ci mise del suo. Ha sempre reputato ‘Henna’ uno dei brani migliori di tutto il repertorio; non mi trova d’accordo, anche se il passaggio ‘….l’amore misterioso dei cani, e degli altri fratelli animali….’ mi strugge, perché mi legge e rivolta nelle viscere: oggi sono questo. Solamente questo, nient'altro.

Ma il disco in apertura non sprinta. ‘Henna’ e ‘Liberi’ (con base unz unz trascurabile), non hanno connotazione. ‘Non siam liberi no per niente’ è un primo segno di stanchezza, nel senso: ci fai, Lucio ?

Poi, accade l’inconveniente. L’inaspettato, l’imprevisto. In senso di elevazione, intendo. La solitudine, quella solitudine che in Lucio è come un marchio conficcato fino a lacerarne i lembi di ogni tessuto, eccolo, viene fuori. ‘Cinema’, ‘Domenica’, ‘Latin Lover’, ‘Erosip’, ‘Treno’. Sipario. Le ho tirate, così, tutte d’un fiato. Come una formazione. Solitudine, cito a caso: ‘ti ho aspettato mille anni, aspetto altri mille anni, per veder che faccia hai’ (Cinema), ‘domenica d’estate noi, lontani come statue noi, perché….?’ (Domenica) ‘…..T'immagino al buio che telefoni in piedi in mezzo al casino della stanza mentre parli con me e dici che è l'alba ma è mezzogiorno e stai prendendo il caffè’, (Erosip) ‘Han la faccia e le mani degli zingari sono tanti come il vento sono liberi sono i pensieri della notte, tra le nuvole della notte’ (Treno).

Non vi è solo l'aspetto squisitamente stilistico legato ai testi. Musicalmente, i brani sono strutturati magistralmente. Legano, le melodie filano. 'Erosip' è avanti, un casino avanti, mi si perdoni: pura meraviglia al cospetto di tanta merda che in quegli anni sgorgava dalle radio e dalle ultime musicassette.

Da ‘Latin Lover’ non cito nulla, non ne sono all’altezza. Nessuno stralcio di brano, intendo. E’ troppo, per me. Troppo struggente, mi dura fatica ogni volta arrivare alla fine. E’ un concentrato di malinconia troppo duro e sfavillante anche per una scorza dura come la mia.

Vi sono altre tracce, messe lì per far ridere o riflettere, ‘Merdman’, ‘Dont’ Touch Me’, ‘Rispondimi’.

Non so cosa avesse in testa Lucio in quegli anni in chiaroscuro. ‘Cambio’ arrivò dopo il tour con Morandi, biennio Dalla / Morandi. ‘Canzoni’ dopo i bagordi con Bersani, la dedica ad Ayrton, c’era vento nuovo in poppa.

Questo ‘Henna’ seguì ‘Amen’, il live con inedito facente da corollario a ‘Cambio’. Lucio forse era stanco, non saprei. Era sovrappensiero.

E' doloroso vederlo lasciato lì. In un'epoca in cui si rimasterizza, si ravvivano progetti, si riabilitano aborti, si rilanciano vinili, vogliamo ridare vita a 'Henna' ? Non fatemi bestemmiare, lo hanno fatto con 'La fabbrica di plastica', che avrà la sua schiera di culto, non mi ci metto, perdonami Grignani, dicono sia un capolavoro tipo Syd Barrett ma ora mi stai portando off topic e su un terreno a me non congeniale.

Mi son sempre chiesto chi fosse questa Teresa, che Lucio cita in ‘Treno’ ma anche in ‘Domenico Sputo’ (‘Luna Matana’). Diccelo tu, se mi leggi. Chi eri ? Chi sei ?

Carico i commenti... con calma