Nel 1988, non ancora quarantenne, Howard Devoto aveva all'attivo una prolifica e celebrata carriera musicale e urgenti voglie residue di continuare a esprimersi. Personaggio carismatico dalla voce e dallo stile inconfondibili, era stato frontman di uno dei primissimi gruppi punk britannici - i Buzzcocks - e quindi dei Magazine, fondati col tastierista Dave Formula, successivamente coinvolto nel giro di Ultravox e Visage. I Magazine nel 1978 avevano esordito con Real Life, album in anticipo sui tempi che in quell'anno sarebbe stato tra i più influenti per la cruciale fase di transizione tra il punk e la new wave (assieme a Modern Dance dei Pere Ubu).

Dunque, Devoto una volta esaurita la determinante fiammata creativa delle succitate bands, mise su un terzo progetto. Era il 1988 e battezzò Luxuria il sodalizio con il polistrumentista Noko, alias di Norman Fisher-Jones. Il loro lavoro di debutto Unanswerable Lust ereditava in parte la lezione dei Magazine (di cui Noko divenne tra l'altro chitarrista ospite in una reunion postuma) orientandosi su una new wave rockeggiante impreziosita da fiati e finezze elettronico-barocche; sempre molto incentrate su basi ritmiche "quadrate" e una struttura delle canzoni abbastanza tradizionale. La titletrack che chiude l'album è un pezzo bellissimo, da antologia, con un testo anarco-gnostico che esprime bene una certa forma mentis di Devoto, rintracciabile infatti in tanti altri indizi della produzione dei Luxuria. Ma è col successivo - e ultimo - Beast Box che il duo britannico cala gli assi e sfida ogni ragionevole ammiccamento al mercato discografico e radiofonico, nonché a una fanbase affezionata a Howard da oltre un decennio.

Uscito nel 1990 questo lavoro mette da parte quasi del tutto batteria e percussioni e concentra su strumenti a corda, pianoforti e partiture ora orchestrali, ora minimaliste tutte le atmosfere che Devoto elabora per le molte canzoni della tracklist. Le melodie sono accattivanti, i testi come sempre graffianti e beffardi, gli arrangiamenti evidenziano maggiormente la capacità di Noko di destreggiarsi con molte sonorità diversificando le caratteristiche di ogni brano.

Un disco nonostante tutto di nicchia, per palati con gusti non dico esigenti, ma quanto meno in grado di comprendere un'evoluzione artistica nata in seno a una rivoluzione culturale ben precisa e poi sempre più dotata di personalità. Spiccano tra gli altri Stupid Blood,
We Keep On Getting There, Dirty Beating Heart, Smoking Mirror, I've Been Expecting You,
pezzi che io ho sempre trovato originali e stilisticamente eclettici al punto da godere di un'autonomia che li ha fatti invecchiare piuttosto bene. A differenza che nell'album d'esordio più tarato sul mood corrente di una new wave funkeggiante ormai al suo tramonto, Beast Box mantiene un'aura non ascrivible a correnti precise; e infatti nella sua quasi ora di durata difficilmente tradisce il periodo in cui è stato registrato.

Il progetto Luxuria trovò presto la sua fine naturale. Tre anni di attività e due LP, con una tiepida attenzione su tutta la linea. I Magazine tormarono a celebrare i loro fasti di gioventù e la prematura scomparsa del mitico chitarrista John McGeogh, influentissimo e ancora sottovalutato musicista dalla balsonata carriera (suonò anche con i Visage e con Siouxsie). Ritrovando una coesione e un'attenzione tali da farli restare in attività ancora oggi.

Certamente dei Luxuria si è parlato e si parla meno, ma il messaggio lasciato attraverso le canzoni e le iconografie di Beast Box per me resta marcato e potente. Lo reputo un lascito molto significativo dell'estro artistico e della filosofia di Devoto. Basti pensare alla fotografia all'interno dell'album in cui una folla di gentlemen in trench nero, ombrelli in mano sotto la pioggia, assiste alle crocefissioni sul cocuzzolo di un moderno Golgotha.

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