DeBrutalbaser

Ricordo che la prima volta che passai da queste parti Pangea & Pantalassa erano due entità ben definite e distinte.

Ora, a distanza di eoni e nonostante le migliardate di recinzioni, commenti, ascolti, edit(t)oriali-bulgari, demitinghs (rigorosamente disattesi) e avulsi programmi-radio che avrebbero dovuto schiarirmi le idee, affermo con moderata certezza di non aver ancora capito bene cosa sia DeBaser.

Soprattutto non si capisce il motivo per cui si sia così refrattari alla vendita di orologi.

Non sono nemmeno così sicuro rappresenti l'esatto opposto delle reti sociali - la mitizzata asocialità - come spesso ci si è divertiti a immaginarlo.

Quel che si può ipotizzare dalla sua attuale morfologia brutalista ergo della sua struttura apparentemente arcigna e respingente, è quanto sia distante anni luce da ciò che sono i contenitori sociali planetari: amichevoli fagocitatori di esistenze e bisogni altrui a mero scopo monetizzante.

Dubbioso sul fatto che sia "arrivato il momento di farci i Grattini a vicenda" (Mr. Wolf docet) ovvero se sia il caso di erigere un monumento (di plastilina, che siamo poveri) a chi si ostina a perseverare in questa acrostica direzione.

Insomma non so gnente.

Tra le opzioni date c'è anche quella di poter imbastire una spocchiosa filippica totalmente inutile e fuori-tempo-massimo.
E così sia.

E' cosa nota che tra gli accrocchi più subdoli dei rutilanti soscialnettuorch esiste la modalità di premio/ludibrio dell'operato altrui.
Alla stregua dei rutilanti laich(s) l'(ab)uso dei "bël" può ricondurre al medesimo effetto prodotto da una materia esogena che provoca dipendenza.
Essendo cresciuto a pane e Commodore64 sei di fatto un tossicomane-digitale: tendi a interpretare questo concetto con una accezione positiva.

Ma le cose potrebbero non stare - del tutto - così.
Non tutto ciò che (ci) stimola è necessariamente benefico, in particolare quando non esiste alcuna correlazione con il piacere se non a causa di qualche misconosciuto meccanismo cerebrale di cui non siamo minimamente consci ne padroni.

La fazenda è nota: qualcun_ ti ha cravato un "bël" e la sostanza intracranica si attiva generando una dose di subdola soddisfazione neuronale all'interno del cosiddetto "circuito del piacere": allo scoccare del "bël" ci sdilinquiamo felici grazie a questo comburente che stimola il sistema di ricompensa.

Vien da chiedersi se si tratti di autentico, (in)tangibile piacere quello prodotto da questa forma fittizia di validazione esterna del nostro presenziare.

Nei casi più problematici questo gesto viene interpretato non solo come approvazione per ciò che è stato detto/fatto ma quale stima attribuita alla persona stessa: estensione di approvazione rivolto all'individuo. Un illusorio effetto placebo che simula di riconoscerci delle (presunte) qualità in quel singolo nanosecondo in cui ci appare innanzi.

La presenza o assenza di materia-prima-premiante altera il nostro stato di coscienza: esistono casi accertati di frustrazione da "brüt" ("Come osa quest_ troglodita?" è la prima reazione) o dalla inspiegabile assenza di qualsivoglia reazione al faticoso parto delle nostre meningi: l'insostenibile indifferenza.

Questo bisogno di approvazione può spingere ad affastellare contenuti solo in funzione di ottenere la fatidica "dose" successiva di attenzione attivando il (cosiddetto) ciclo della dipendenza: quando i "bël" diminuiscono subentra una sensazione di scoramento simile all'astinenza che porta un senso di insoddisfazione o, nei casi più gravi, ansia.
E' uno tra i cardini su cui poggia tutta la (in)salubre baracca sociale che ha rovinato la vita al 91,78% degli umanoidi polpastrellati.

Questo trait d'union con l'universo mediasocializzante dove tutto "piace" a frequenze disumane lascia [sempre più] interdetti: bipedi che Bëlano a raffica la qualunque senza proferire nulla in proposito.
Magari è solo un modo veloce per dire "Ehi, ti ho letto".
E in fondo un "bël" non ha mai ucciso nessun_: vero. Ed è altrettanto insindacabile che ciascuno gestisce la propria presenza/esistenza come meglio ritiene.

Ma mi chiedo davvero se non sia il caso di centellinarne l'(ab)uso ed esigere - a cominciare da noi stessi - modalità espressive più chiare con concetti-parole-opere-e-omissioni con un qualche costrutto anziché cliccare meccanicamente sul cuoricione rivolto all'insù o all'ingiù neanche fossimo ai tempi di Ponzio Depilato: estroflettere un pensiero a riguardo (meglio se il proprio) richiede semplicemente quel minimo sindacale di coinvolgimento suppletivo in grado di fare la differenza.

Nel caso decisamente improbabile fossi arrivato fin quaggiù anèlo un ultimo secondo di attenzione. Vai lì sotto e cravami un "bël": la vita è talmente grama che per un istante vorrei vivere l'illusione di esser voluto più bene del cugino della proprietaria del cane del vicino di casa di tuo zio che abita a 79 chilometri e passa da te.


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