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In favore degli ascoltoni del gruppo "The Last Waltz", l'ultima traccia di un album epocale, seminale, fondamentale e non solo per la musica "elettronica" (vanno bene le virgolette, @[macaco]?) ma per la musica ebbasta. Traccia gelida e minimalista come si conviene ai quattro crucchi, per anni usata come paradigma per testare impianti hifi high-end, si muove sulla base di un ticchettìo insistente e sintetico quanto ripetitivi e a tratti agghiaccianti sono gli interventi strumentali dei Nostri, scarnificati fino all'osso in un crescendo apocalittico descrittivo di una realtà distopica a venire. Voce qui rigorosamente passata al vocoder. Se, dai tempi di "Autobahn", le soluzioni "estreme" adottate dai Kraftwerk stupirono per novità, freschezza e capacità di superare ogni volta quanto raggiunto con l'album precedente, questo brano a chiusura dell'omonimo album le comprende e supera tutte, inquadrandole sempre in gelidi quattroquarti sempre più spesso, eccome, danzabili. Alzate il volume, passa l'Uomo-Macchina. Man-machine, pseudo human being, super human being....
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con calma
DeBaser dice
proprio adesso
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