Copertina di Manowar The Lord Of Steel
The Giant

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Per fan del metal e heavy metal, appassionati di manowar, critici musicali, ascoltatori di musica metal tradizionale
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LA RECENSIONE

E così si ricomincia.
Come saprà chi ha letto una delle mie poche recensioni, ascolto i Manowar. Non la considero una vera colpa, ma nemmeno una cosa di cui andare fieri. Sono ottimi finché si deve andare a fare attività fisica, ma poi non valgono molto.
Comunque, l’ultimo EP (“Thunder In The Sky”) aveva lasciato i fan in attesa del prossimo album, ed un po’ delusi. Nella canzone in italiano Adams sembrava Al Bano.  Esce quindi "The Lord Of Steel". Come al solito il titolo trasuda modestia. Effettivamente è un passo indietro rispetto all’ultimo "Gods Of War", ma ci si accontenta comunque.

L’album, lasciatemelo dire, fa pena. Fa pena, però, in maniera molto diversa rispetto a "Gods Of War". Mentre quest’ultimo aveva un sound pomposo fino all’estremo, gonfio ed orchestrato, "Lord Of Steel" si rifà molto a "Louder Than Hell", che io consideravo il loro peggiore album. Il sound è secco e monotono, gli strumenti si soffocano a vicenda con, imperante sopra tutti, il basso di DeMaio. Basso che, non si sa per quale motivo, ronza come se lo avessero trasformato in rasoio per depilarsi il petto – cosa che immagino facciano insieme per consolitare la BROTERHOOD OF TRVE METAL WARRIORS, o cose simili. Basso che affoga tutto. A partire dalla titletrack, per poi continuare con l’ormai stanco inno ai fan (Manowarriors) e l’inutile Born in a grave. Discorso a parte per la catastrofica ballata, la peggiore mai scritta dal gruppo (il che è tutto dire) Righteous glory. Per la prima volta dedicata ad una donna – va bene, una valchiria – è semplicemente triste. Le uniche canzoni che sono del buon metal, e che non affogano nel suono del basso, sono le due che si distanziano dalla mitologia del gruppo americano, “Expendable”, basato sul film d’azione, ed “El Gringo”. La prima è una veloce cavalcata, la seconda ha un ottimo assolo di chitarra.

Chiude l’album “Hail, kill, and die”, la quale contiene una lista degli album e delle canzoni dei KINGS OF METAL, nel caso il BROTHER OF METAL se ne fosse scordato.
Ma dubito ciò possa accadere.

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Riassunto del Bot

La recensione esprime un giudizio severo su 'The Lord Of Steel', considerando l'album un passo indietro rispetto a lavori precedenti come 'Gods Of War'. Il sound è giudicato monotono e soffocato dal basso dominante, con alcune tracce più valide come 'Expendable' ed 'El Gringo'. La ballata 'Righteous Glory' viene definita la peggiore della band. Globalmente, l'album delude le aspettative della fanbase.

Tracce video

01   El Gringo (04:57)

02   Touch the Sky (03:49)

03   Annihilation (04:00)

04   The Kingdom of Steel (07:20)

05   Black List (06:58)

06   Manowarriors (04:46)

07   Righteous Glory (06:10)

08   Hail, Kill and Die (03:56)

09   Expendable (03:10)

10   The Lord of Steel (04:07)

11   Born in a Grave (05:47)

Manowar

I Manowar sono una band heavy metal statunitense attiva dal 1980, noti per lo stile epic metal, l'immaginario guerriero e i testi esageratamente autocelebrativi. Creatori del termine 'true metal', sono celebri per la dedizione dei fan, le mutande di pelo e la proverbiale esagerazione. Hanno pubblicato album cult come 'Kings of Metal', 'Into Glory Ride', 'Hail To England' e 'The Triumph of Steel', alternando momenti epici a indimenticabili trashate.
46 Recensioni

Altre recensioni

Di  Harlan

 Il disco si apre con la titletrack, un riff molto potente, ma successivamente si scopre che l'intera canzone si baserà su riff semplici, un Eric Adams con una voce in basso tono, una batteria decente, ma sopratutto... un basso zanzaroso.

 Un album che nessuno, neanche io che dopo Gods of War ero tutto eccitato... mi sarei mai aspettato. Diciamo che raggiunge la sufficienza e poco più.