Markus Eichenberger & Daniel Studer
Suspended

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Voto:

Questo disco qui è uno di quei lavori dove i silenzi e le pause contano tanto quanto i suoni. Del resto il silenzio nel linguaggio comune costituisce più una vera e propria suggestione oppure qualche cosa di simbolico. Una “scelta” con un forte significato sul piano della comunicazione che dà al silenzio la stessa dignità che possono avere le parole oppure la gestualità. Quando parliamo di musica, il silenzio consiste nelle pause che tecnicamente vanno suonate esattamente come le note: detta in questa maniera può apparire come qualche cosa di noioso perché del resto è noioso seguire degli schemi e forse proprio questo dà una valenza importante a questo disco nato dalla lunga collaborazione tra due dei massimi esponenti del jazz contemporaneo del vecchio continente: il clarinettista Markus Eichenberger e il contrabbassista Daniel Studer.

Entrambi nati e residenti a Zurigo, ma con quello spirito girovago che non manca a ogni musicista di fama internazionale che si rispetti, i due hanno pubblicato lo scorso gennaio per l’etichetta hatOLOGY un disco intitolato “Suspended” e che costituisce una specie di documento ufficiale relativamente la loro collaborazione. Fuori da ogni schema prestabilito, il disco consiste in una vera e propria serie di improvvisazioni tanto intense quanto apparentemente disorientanti per quella che può apparire come una mancanza di continuità per la apparente assenza di una sezione ritmica. Ma il fatto in verità è che questa c’è, ma non si sente oppure forse per sentirla bisogna riempire nella propria testa e nel proprio sentire, quegli “spazi” con una vero e proprio processo di assimilazione dei contenuti emotivi diffusi nel vuoto dalle singole note e i passaggi musicali proposti. Una serie di combinazioni apparentemente astratte ma invece maledettamente concrete e che vanno percepite nel modo migliore immersi in uno stato di totale oscurita e privilegiando al massimo l'esperienza sonora.

Sicuramente non ci troviamo davanti a un disco dall’ascolto facile e questo non significa tanto chiedere un salto di qualità agli ascoltatori quanto invece sostenere una verità (peraltro evidente) che derivi dall’ascolto magari anche prolungato di questo tipo. Sul piano strettamente tenico e compositivo, così come sul piano comunicativo, possiamo sicuramente parlare di qualche cosa di sperimentale: la proposta di un linguaggio fatto unicamente di suoni brevi e sequenziali come la trasmissione dei dati con l'alfabeto morse oppure le regole che disciplinano il sistema binario. Fondamenti di costruzioni filiologiche che costituiscono disciplina e la base per sviluppi successivi che in campo musicale e comunicativo potrebbero aprire nuove prospettive illimitate.

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Commenti (Sei)

Almotasim
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Ottima presentazione, mi piace quando la recensione parte da un "punto esterno". La loro alchimia sembra interessante.
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CosmicJocker
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Si, ispirante assai..
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sotomayor
sotomayor Divèrs
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Questo è veramente un bel disco. Chiaramente non è un ascolto sicuramente di quelli facili. Come dico sempre: è una questione di aspettative. Se lo ascolti sai a che cosa vai incontro. Se ti aspetti di ascoltare del jazz tradizionale o comunque invece qualche cosa di orecchiabile, be', lascia perdere.
BËL (01)
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lector
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Silenzio....
BËL (01)
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LittleBluebelle
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L'importanza del silenzio in musica. John Cage su tutti, con i suoi 4'33" di silenzio. Questi artisti sembrano voler continuare e forse portare a compimento l'esperimento. In effetti, la musica esiste in contrapposizione al silenzio. Sono incuriosita. Bella recensione, Soto, bravo.
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BortoloCecchi
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Come buttare nel cesso anni di studio e talento per far 'sta roba qua.
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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