Martin Amis
Koba il Terribile. Una risata e venti milioni di morti

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Voto:

Premessa doverosa:

[ Si domanda giustamente Martin Amis in questo saggio: Perché i crimini di Stalin venivano giudicati in modo più indulgente rispetto a quelli di Hitler? Perché si poteva scherzare sui Gulag e sulla Siberia, quando nessuno avrebbe riso di Auschwitz?

Già, perché?

Ed è appunto per questo semplice motivo mi son scaricato il suo libro nel mio kindle ed ho appena (ehm, l'altro ieri) terminato di leggere. ]

“Koba il Terribile” così lo definì Sir Winston Leonard Spencer Churchill quando ebbe occasione di incontrarlo, mentre da noi lo si definiva bonariamente “Baffone” (Ha da venì Baffone…), ma di bonario non aveva nulla e la Storia ce lo dimostra (non so se nei libri scolastici vengono raccontate le atrocità da lui volute e messe in pratica dalla Čeka oggi KGB anzi FSB un corpo di polizia politica sovietico creato nel dicembre del 1917 da Vladimir Il'ič Ul'janov meglio conosciuto come Lenin e da Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, per contrastare coloro che erano considerati i nemici del regime russo (ovvero gli stessi russi, ceceni, georgiani, ucraini ecc.) usando metodi violenti che prevedevano la tortura e l’affamamento fino all’uccisione di uomini, donne, vecchi e bambini di qualsiasi ceto ed età, in un’escalation inimmaginabile di atrocità gratuite simile ai peggiori inferni danteschi o dell’inquisizione medievale, e questo Koba altri non fu che Stalin (“Acciaio”, come gli piaceva esser chiamato) ovverosia Iosif Vissarionovič Džugašvili, un georgiano che odiava i georgiani in primis e poi il resto dell’umanità, compresa la sua famiglia di nascita e quella che formò poi da sé, la sua filosofia leggiamo, la si può descrivere in poche parole “L’uomo è un problema, eliminando l’uomo si elimina il problema!” il tutto per arrivare ad una collettivizzazione a favore dell’industria al fine di creare una potenza economica mondiale (obbiettivo fallito al 100%... anzi…), permeata da un comunismo che non fu mai comunismo ma uno stretto regime dittatoriale dove l’interesse principale era una sua mania di grandezza mai esistita prima, voleva essere creduto il migliore in tutto e lo fu solamente in negativo con la sua innata cattiveria, supportato dalla paura, dall’obbligo di quote di confessioni (false) estorte con la tortura sistematica da parte di giudici a loro volta impauriti e minacciati, dalla delazione (figli che denunciavano i padri, fratelli che denunciavano i fratelli ecc. in maniera calunniosa e non, c'era chi denunciava senza nessun reale motivo se non quello della paranoia d’esser denunciato prima…) e dall’estromissione della verità a tutti i livelli possibili immaginabili, mentiva anche a se stesso!

Martin Amis figlio di quel Kingsley Amis a sua volta scrittore prolifico, poeta e critico letterario britannico (nonchè comunista convinto fino al ‘56 anno in cui l'URSS invase l'Ungheria), dopo attenti studi di filosofi, saggi storici, lettere e manoscritti ecc. sugli Zar, e dittatori comunisti/bolscevichi vari ci racconta in una sorta di “bignami” ciò che avvenne in quella Russia negli anni del primissimo ‘900 fino a fine secolo per volere di criminali quaraqquaquà come Lenin, Lev Davídovič Bronštejn conosciuto ai più col nome di Trockij, Lavrentij Pavlovič Berija, Nikita Sergeevič Chruščëv, Leoníd Il'íč Bréžnev, passando anche ad altri presidenti quali Jurij Vladimirovič Andropov, Konstantin Ustinovič Černenko, Michail Sergeevič Gorbačëv, arrivando fino all’ ex funzionario del KGB, Vladimir Vladimirovič Putin ed ovviamente quell’omuncolo di Stalin che nulla aveva da invidiare a quel baffetto di Hitler, tanto che se non se lo fosse portato via un infarto nel ’53 avrebbe sterminato il resto degli ebrei russi come aveva in programma di attuare ovvero deportarli in Gulag lontani da tutto e da tutti per meglio sterminarli come avvenne durante il suo mandato ad almeno venti milioni (20.000.000) di persone.

Beh, nonostante molte cose risapute, per me è stato peggio di un bombardamento sullo stomaco e sulla mente, avventurarmi in queste pagine di “Koba the Dread: Laughter and the Twenty Million”, dove Martin Amis ci descrive anche grazie all’ausilio delle testimonianze riferite in prima persona da Aleksandr Isaevič Solženicyn e dal suo imprescindibile saggio “Arcipelago Gulag” scritto in tre volumi dal ’58 al ’68 ed uscito in Italia solo nel ’73 dove testimonia della sua triste permanenza all’inferno in questa valle di lacrime chiamata Terra.

p.s. Ripeto, non so se queste cose siano descritte minimamente dai libri di storia scolastici ne se verranno insegnate in futuro, certo che dovrebbero, per onore di quella verità di cui “Koba il Terribile” aveva una paura folle.

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