Copertina di Muddy Waters Fathers And Sons
polkatulk88

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Per appassionati di blues, fan di muddy waters, amanti della musica vintage e chi cerca album storici di collaborazione tra grandi artisti.
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LA RECENSIONE

"Fathers And Sons": obiettivo passare il testimone del blues dai veterani ai giovani, senza che per questo i "padri" abdichino; creano soltanto nuovi adepti. E quando i "padri" sono la leggenda Muddy Waters ed il pianista Otis Spann e i "figli" Paul Butterfield, Mike Bloomfield, Donald "Duck" Dunn e Sam Lay rischiamo di trovarci di fronte ad un gran disco.

Le aspettative vengono rispettate in pieno, la band gira intorno alla carismatica figura del leader, che da par suo intreccia le corde della sua chitarra con quelle dell'allora ventitreenne Bloomfield, talento americano già alla corte di Paul Butterfield, Black Flag e Al Kooper. L'idea di rilanciare Muddy Waters dopo gli scempi di "Electric Mud" e "After The Rain", con metà della Paul Butterfield Blues Band più un bassista spiccatamente soul e funk come Dunn (Booker T & The MG's), è sicuramente vincente: "Fathers And Sons" spazza via i recenti insuccessi del bluesman dando nuova linfa alla sua musica. Su tutti spiccano l'ispirazione dello stesso Butterfield, che con la sua armonica quasi sovrasta gli altri strumenti e condisce costantemente l'aria, e la comprovata arte pianistica di Otis Spann, alla corte del leader americano dal lontano '52, ma se la sezione ritmica pone delle solide fondamenta al suono, a deludere (almeno parzialmente), è l'apporto di Bloomfield, vittima di un certo timore reverenziale che lo limita nelle esecuzioni.

"All Aboard", incipit dell'Lp, con la sua armonica impazzita introduce al meglio quello che è il tema portante di tutto il lavoro, che vede alternarsi blues monolitici ("Forty Days And Forty Nights"), slow blues ("You Can't Lose What You Never Had") e pezzi di volta in volta funambolici, rockeggianti e puri divertissment ("Walkin' Thru The Park"); inoltre "Mean Disposition" e "Standin' Round Cryin'" rallentano il ritmo, dando l'impressione di trovarci dinanzi alle sessioni di registrazione dell'album "Folk Singer", suonate stavolta in versione elettrica anziché acustica.

Come se non bastasse al disco in studio ne viene affiancato uno dal vivo, che vede il bluesman, sempre affiancato dalla sua band, cimentarsi in alcuni pezzi storici: ecco che "Long Distance Call" diventa un bellissimo pezzo elettrico senza perdere quel feeling che ne faceva uno dei migliori episodi di "Folk Singer", mentre "Baby Please Don't Go" e "Got My Mojo Working (Part I & II)", col loro incedere trascinante, fanno ballare la platea e l'ascoltatore.

Blues dalla prima all'ultima nota, e il passaggio di consegne è compiuto.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album 'Fathers And Sons' come un successo nel passaggio del blues dai veterani alle nuove leve, con Muddy Waters protagonista insieme a giovani talenti come Paul Butterfield e Mike Bloomfield. L'album supera le delusioni precedenti e rinfresca il genere con brani coinvolgenti e sessioni live emozionanti. Alcuni limiti emergono nell'apporto di Bloomfield, ma la qualità generale è elevata, con un solido mix di blues classico ed energia moderna.

Tracce testi video

02   Mean Disposition (05:43)

04   Can't Lose What You Ain't Never Had (03:07)

05   Walkin' Thru the Park (03:22)

06   Forty Days and Forty Nights (03:09)

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07   Standin' Round Cryin' (04:06)

09   Twenty Four Hours (04:50)

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11   Long Distance Call (06:37)

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12   Baby Please Don't Go (03:03)

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15   Got My Mojo Working, Part One (03:25)

16   Got My Mojo Working, Part Two (05:09)

Muddy Waters

Nato nel Mississippi nel 1913, registrato da Alan Lomax nel 1941, si trasferì a Chicago nei primi anni ’40 entrando alla Chess Records. Con la sua chitarra elettrica e una band formidabile (tra cui Otis Spann e James Cotton) ha definito il Chicago blues, influenzando profondamente il rock britannico. È morto nel 1983.
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