Copertina di Napalm Death Inside the Torn Apart
GenitalGrinder

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Per fan di musica estrema, appassionati di grindcore e death metal, ascoltatori di metal anni '90, cultori della produzione musicale tecnica
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LA RECENSIONE

Si affidano ancora una volta alle capaci mani di Colin RIchardson i Napalm Death per il settimo lavoro della loro pesantissima discografia.

Siamo nel 1997, a dieci anni esatti dall'esordio e assoluta pietra angolare Scum, e rispetto agli estremismi degli inizi ci troviamo di fronte ad un lavoro molto meno caotico, meno diretto, anche se non mancano quelle fucilate Grind- Death Metal che hanno fatto scuola.

Loro sono gli inventori del Grindcore e non possono mai mettere in secondo piano un genere che hanno contribuito a creare e diffondere.

Sinistri, pesanti, granitici con derive industriali che si possono ben avvertire in buona parte dei dodici brani che vanno a costituire l'impalcatura sonora dell'album.

La produzione di Colin rende ogni singola canzone un vero e proprio tour de force immane.

Mid tempo dove giganteggia il drumming contorto con tempi dispari e sbilenchi di Danny Herrera che si conferma ancora una volta come il motore trainante di una macchina di morte rodata, aggressiva, perfetta.

Dopo una fugace fuoriuscita dal gruppo, per alcune divergenze con il bassista Shane Embury, rientra alla casa madre il cantante Mark "Barney" Greenway. Il suo marchio di fabbrica è un growl tra i più riconoscibili dell'intera scena estrema; ma questa volta, come era gia avvenuto con il precedente Diatribes, c'è spazio anche per linee vocali pulite e molto più comprensibili.

La "commerciale" Breed To Breathe inaugura la sporca dozzina; i fendenti rumorosi e caotici di Reflect on Conflit e Prelude sono i nuovi pugni nello stomaco che guardano al passato. La title track e la conclusiva The Lifeless Alarm i brani più oscuri e plumbei che ben rappresentano la svolta ed il riuscito tentativo di uscire dall'abituale macelleria uditiva. La furia ed il caos sono sempre evidenti; ma ora risultano più controllati.

Promossi anche se non a pieni voti

Diabolos Rising 666.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza il settimo album dei Napalm Death, pubblicato nel 1997 e prodotto da Colin Richardson. Si evidenzia un sound più controllato rispetto agli esordi, con influenze industrial e linee vocali più pulite. L'album mantiene la furia tipica della band, ma con una struttura più raffinata e meno caotica, confermando la band come icona del grindcore.

Tracce testi video

01   Breed to Breathe (03:15)

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02   Birth in Regress (03:32)

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04   Reflect on Conflict (03:14)

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05   Down in the Zero (03:09)

06   Inside the Torn Apart (03:45)

07   If Symptoms Persist (02:41)

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08   Prelude (03:11)

12   The Lifeless Alarm (04:39)

13   Time Will Come (03:21)

14   Bled Dry (02:21)

Napalm Death

I Napalm Death sono una band britannica considerata tra i padri fondatori del grindcore. Attivi dai primissimi anni Ottanta, hanno consolidato il loro ruolo di istituzione della musica estrema esplorando grindcore, death metal e contaminazioni varie. Sono famosi per la velocità straripante, testi socialmente impegnati e un fondamentale impatto nell'evoluzione del metal estremo.
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